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C'è un'altra coppa da alzare a Berlino, la Juve ci crede

Valentino Beccari
C'è un'altra coppa da alzare a Berlino, la Juve ci crede

Favorito il Barcellona di Messi, Suarez e Neymar. Allegri: "Siamo arrivati fin qua... conosciamo i loro punti deboli"

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BERLINO. Il cielo è tornato un po’ più azzurro sopra Berlino e quelli che sono lì vogliono tanto dipingerlo di bianconero. Il viaggio nella memoria li riporta a quel 9 luglio 2006 quando Gigi Buffon, Andrea Pirlo e Andrea Barzagli, i tre “reduci” azzurri, sollevarono la Coppa del mondo in quell’Olympiastadion che trasuda di storia, anche “sinistra” come l’affronto dell’“uomo nero” Jesse Owens ad Adolf Hitler alle Olimpiadi del 1936 che dovevano decretare la superiorità ariana.

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Oggi la Porta di Brandeburgo si schiude per far accomodare nel salotto buono del calcio la Juventus e il Barcellona in una finale di Champions League che mette in campo valori tecnici assoluti e un fiume in piena di sangue blu del pallone. E all’ennesimo appuntamento con la storia le due squadre vi arrivano dopo una lunga cavalcata, trionfale quella dei catalani, un po’ più incerta ma comunque col passo deciso quella dei bianconeri. E anche se il valore patrimoniale dell’undici di Luis Enrique è pari a quello delle riserve della Deutsche Bank, la Juve non parte battuta perché ha esperienza, voglia, determinazione e comunque qualche palleggio lo sanno fare anche i vari Pogba, Pirlo, Morata e Tevez.

Certo, non ci voleva l’infortunio a Giorgio Chiellini anche perché il sostituto naturale Barzagli è tornato abile e arruolato da poco dopo un lungo stop ma il campione del mondo è un artigiano della difesa e metterà al servizio della causa il mestiere imparato in tanti anni di bottega.

L’arma in più dei bianconeri è l’allenatore, quel Massimiliano Allegri approdato a Torino come un “incubo” in una notte di mezza estate, chiamato subito a confrontarsi con l’ombra ingombrante di Antonio Conte la cui Juve in Italia aveva vinto tutto per manifesta superiorità. E Allegri, uomo di mare, conosce le regole della navigazione, si è messo nella scia della Juve di Conte, procedendo a lungo di bolina per poi avanzare di gran lasco in mare aperto con la Juve che era di Conte che è diventata la Juve di Allegri, con la difesa a quattro, il trequartista, ma soprattutto il sorriso e la leggerezza. Già, ed è con la sostenibile leggerezza dell’essere che la Juve si approccia alla madre di tutte le partite. «Siamo partiti per arrivare tra le prime otto – afferma Allegri, carico ma disteso – siamo tra le prime due e ora dobbiamo arrivare primi. Conosciamo i loro punti deboli».

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Insomma, il Barcellona merita grande rispetto quei tre là davanti sono “tanta roba” come dicono i giovani, ma anche Morata e Tevez non sono dei collegiali. «Messi, Neymar e Suarez. sono tre giocatori straordinari – prosegue Allegri – bisognerà essere molto bravi e partire dal presupposto che difficilmente finirà 0-0 e quindi bisognerà fare gol. Come si batte il Barcellona? A centrocampo, i quattro lì in mezzo saranno determinanti».
Allegri non ha assillato la sua squadra nell’avvicinamento a Berlino, non vuole un’overdose di adrenalina ma una miscela di concentrazione, grinta e gioia. «Loro sono favoriti ma la Juve non sarà vittima sacrificale», afferma con convinzione capitan Gigi Buffon in odore di Pallone d’oro.

Eppoi c’è un motivo in più per vincere questa Champions. «La scorsa settimana siamo stati alla commemorazione dell’Heysel – ricorda Leonardo Bonucci – è uno stimolo in più per vincere questa coppa e dedicarla a chi ha perso al vita rincorrendo un sogno». E come se non bastasse persino un “nemico” come Marco Materazzi sarà dalla parte della Juve. «Se conquisteranno il triplete sarò contento».

Sulla sponda Barcellona c’è convinzione ma non presunzione. Affrontare un’italiana in finale è la cosa peggiore. «Ma siamo due squadre con lo stesso stile – precisa il tecnico Luis Enrique – Barcellona e Juve hanno bisogno del possesso palla». Dai giocatori azulgrana arrivano solo parole di rispetto e ammirazione per i bianconeri ma senza perdere di vista la coppa. Piqué: «La vogliamo»; Neymar: «Sogno un gol alla leggenda Buffon».
La Juve vuol dipengere il cielo di Berlino con i suoi colori.

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