Il Tirreno

Toscana

Jovanotti all'università: "Sì al lavoro gratis se serve per fare esperienza"

Gabriele Rizza
Jovanotti all'università: "Sì al lavoro gratis se serve per fare esperienza"

Folla di studenti a lezione per ascoltare il cantante: "Viviamo in un mondo dove un impiego va conquistato. Le occasioni non vi verranno a cercare"

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Il vangelo secondo Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, si basa su alcune parole chiave: atteggiamento, passione, positività, individualità, apertura, volontariato, bellezza e felicità. Una ricetta vincente? Di certo un bel mix che sa di utopia. Un po’ come dire che tutto si tiene, noi e gli altri, tutto si compensa e tutto ti influenza. Il mondo è cambiato! Bene, ragazzi. Facciamocene una ragione, smettiamola di imprecare e di piangerci addosso: “Se ti vuoi lamentare c’è una lista lunghissima che ti aspetta. Ma non serve e soprattutto non rende felici”.

E la politica? “Le scelte oggi non le fa più la politica, la politica cerca il consenso, qui e subito, e quindi sbaglia”. E Renzi? “Renzi lo includerei nella debolezza della politica contemporanea”. Il messaggio, parola un po’ fuori moda che sembra arrivare da lontano, è chiaro. E risuona forte nell’aula magna del polo delle Scienze sociali dell’Università fiorentina a Novoli, festante e piena fino all’orlo, dove ieri mattina Jovanotti ha incontrato gli studenti nell’ambito di una lezione del corso di Istituzioni di diritto pubblico su invito del titolare, professor Andrea Simoncini. Perché? “A me piace quando mi invitano, e poi se ho qualcosa da comunicare, perché nessuno vi dice queste cose qui, mi dovete ascoltate come se fossi un fratello maggiore, un genitore, ho sempre qualcosa da imparare”.

In una sorta di tour propagandistico, ma dalle inedite implicazioni socio culturali (il format ha decollato con successo lo scorso 30 marzo dal Politecnico di Milano), Jovanotti anticipa lo spettacolo che lo vedrà protagonista a Firenze, dove ha recentemente trascorso alcuni giorni, proprio in vista dei due concerti allo stadio Artemio Franchi, il 4 e 5 luglio prossimi. Intanto spopola il nuovo singolo, “L’estate addosso”, tratto dall’album “Lorenzo 2015” che in pochi mesi ha superato il triplo disco di platino, una canzone scritta insieme Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) che, come i vecchi 45 giri, si candida al ruolo di tormentone dell’estate.

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“Inizialmente Vasco – confessa Jovanotti – era un po’ impaurito all’idea ma in realtà era proprio quello che cercava. Gli ho mandato il pezzo con un mio testo finito e gli ho detto di cambiarlo praticamente tutto, dalla A alla Zeta, poi ho fatto un mix del mio e del suo ma resta una cosa fra di noi, non diremo mai chi ha scritto cosa”. Cappellino nero in testa (simil De Gregori) e camicia semi sgargiante (pseudo hawaiana), Jovanotti si muove a tutto campo, disinvolto e sorridente, disponibile e sincero, fra pubblico e privato. La famiglia, il padre impiegato in Vaticano (“lui era ossequioso coi cardinali, io ero piccolo e non capivo, quella cosa lì non la farò mai, mi dicevo, piuttosto faccio il papa”), la mamma casalinga, l’appartamento in affitto, quattro figli (“ero il terzo, quello che deve lottare per guadagnarsi la cotoletta migliore ma anche quello che osserva le gesta dei più grandi come fossero delle magie, chi impennava la bici, chi prendeva le noccioline al volo”) e poi la passione per la musica sbocciata che “avevo 14 anni, diventata un’ossessione; non mi importava più di niente ma ero sicuro solo di una cosa: non volevo fare un lavoro fisso, come mio padre che per 40 anni non si è mai spostato”. Il tempo passa e si diventa grandi.

Due mesi fa la morte del padre (“sapevo ch’era malato ma non me l’aspettavo così presto, non vedeva l’ora di venire ai concerti, ora sono io il genitore, il prossimo a diventare vecchio sono io”), una settimana fa a Bologna, in un incidente, quella di Marco Tamburini, il trombettista, direttore musicale della band (“lavoravamo insieme da 20 anni, ci eravamo sentiti al telefono poche ore prima, oggi avrebbe compiuto 56 anni”). Ma non c’è tempo per il dolore. I rimpianti, le delusioni. Bisogna infondere ottimismo, guardare avanti, raccogliere le sfide che oggi il mondo ci lancia di continuo e soprattutto non farsi condizionare.

“Io non ho consigli da darvi – dichiara agli studenti fra un flash e l’altro un Jovanotti dialettico che cita l’etica del viandante di Nietzsche e ci ricorda che un partito tipo Pd dove c’è fermento non può non essere positivo – ma una cosa ve la voglio dire, senza se e senza ma: non fatevi dettare la vita dagli altri, siete voi che dovete scegliere la vostra vita, il mondo è sempre più complesso ma tocca a voi confrontarsi con questa complessità, con una giusta dose di anticonformismo e di visionarietà. Non date gratis la vostra rabbia e la vostra energia ad altri, tenetele per voi, solo così potrete fare della vostra vita qualsiasi cosa. Non vi fermate, sappiate che c’è comunque una possibilità. Vi è capitato un mondo complesso ma dovete avere fiducia nella identità multipla. Dovete pensare di fare l’unica cosa che vi rende felice e poi magari quella cosa si trasforma in un lavoro. Oggi è più facile trovare lavoro se fai la cosa che più ti piace. Fuori dagli schemi, dalle leggi del mercato, dai condizionamenti. Il lavoro bisogna andarselo a cercare. Le nostre motivazioni ci tengono in salute. Certo ci vuole anche un po’ di culo”.

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Qualche mugugno in sala (poi nel pomeriggio rimbalzato sui social network) riguardo una sorta di "apertura" del cantante rispetto al lavoro giovanile gratuito: "Ultimamente ho partecipato a diversi festival in America e vedevo tantissimi ragazzi che lavoravano. Ad un certo punto ho chiesto: scusate, ma questi chi li paga? Mi hanno risposto: sono volontari, lavorano gratis, ma si portano a casa un'esperienza. Così mi sono ricordato che quanto ero ragazzo anche io lavoravo gratis alle sagre e mi divertivo come un pazzo. Imparavo ad essere gentile con le persone, se mi avessero detto non lo fare, vai in colonia, sarebbe stato peggio. Ma per me quel volontariato lì era una festa, anche se lavoravo alla sagra della ranocchia".

L’applauso scatta e qualche polemica aleggiante nell’aria si disperde nel vuoto. In questo futuro iperframmezzato l’unica certezza dell’estate è la musica di Jovanotti. Su un palco gigantesco, tutto colori che però riesce a trasformare uno stadio in uno spazio intimo dove è possibile il contatto: “Penso agli Stones di Let’s spend the night togheter nell’81: in un momento come questo il mio desiderio è quello di evocare la fantasia. Musica, regia, costumi, luci, effetti, visual tutto ad altissima tecnologia”. Appuntamento al Franchi il 4 e 5 luglio.

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