Toscana
Marx, la Piaggio, i treni e la crisi: chi è Enrico Rossi, l'uomo del bis
L'adolescenza al liceo classico, una tesi di laurea a ventiquattro anni su una filosofa di Budapest, poi la cavalcata politica: sindaco, assessore regionale alla sanità, governatore. Breve racconto di un uomo che vince sempre le elezioni
Che cos’è la libertà? “La libertà è tendere alla felicità e alla pace, ma non significa soffocare la contraddizione”. Questa frase è di Agnes Heller, una grande filosofa ungherese che oggi ha ottantasei anni. Chissà se in queste prime ore da presidente-bis Enrico Rossi ha dedicato un pensiero a lei, nel suo studio di Budapest. Rossi si è laureato in filosofia a Pisa nel 1982, mentre l’Italia vinceva i mondiali in Spagna, discutendo una tesi su Agnes e sul suo pensiero; una riflessione sul mondo e sull'uomo imperniata, come si legge sulla Treccani, “su una lettura del marxismo in chiave antieconomicista e antropologica, nel tentativo di costruire un orizzonte etico”. Paolo Rossi segnava i gol, Enrico Rossi studiava e diventava "dottore". Era già tutto scritto per lui: il marxismo antropologico è stata la guida rossa del suo percorso politico. E l'orizzonte etico è sempre stato davanti al suo sguardo.
#Regionali2015 In #Toscana non c'è partita e questo faccia riflettere. No ballottaggio, in proiezioni sono ancora il Presidente più votato
— Enrico Rossi (@rossipresidente) 31 Maggio 2015Classe ’58, liceale (classico) a Pontedera, il futuro governatore debutta in politica tre anni dopo quella laurea “ungherese” e cinque anni dopo è sindaco di Pontedera: resterà tale fino al 1999, dieci anni ruggenti di dialogo e scontro con la Piaggio, azienda di riferimento della città, tra la paura di una trasferimento a Nusco e la “special relationship” con Giovannino Agnelli. Poi la Regione: consigliere, assessore alla sanità, trionfatore di primarie, presidente primo mandato, presidente secondo mandato. Quella di Rossi è la Toscana di GiovaniSì, del discusso piano paesaggistico, delle ruvidezze contro Trenitalia, delle beghe giudiziarie e politiche connesse al clamoroso buco dell’Asl di Massa Carrara, dei mille fronti occupazionali aperti, sofferti e trattati.
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