Il Tirreno

Toscana

"Proprio vero, non siamo un paese per giovani"

Stefano Taglione
Il regista Giovanni Veronesi
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Il regista Giovanni Veronesi

Intervista al regista Giovanni Veronesi che "tradisce" la sua Prato per Castiglion della Pescaia. "Sarà questo il mio buen retiro"

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«Forse Castiglione della Pescaia sarà il mio buen retiro. Lì ho amici veri, torno ogni fine settimana, ho scritto e ambientato alcuni dei miei film. La Maremma è una terra unica. A differenza di Prato, dove sono nato, è rimasta sempre la stessa. Invece la mia città negli ultimi trent’anni è cambiata radicalmente: prima era in mano ai pratesi, oggi per metà ai cinesi. Poi ci sono tutte queste rotonde che giri giri e non ti portano da nessuna parte».

Giovanni Veronesi – pratese, 52 anni, sceneggiatore, regista, attore e conduttore radiofonico nel programma “Non è un paese per giovani” in onda su Radio2 dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 13,30 – ama la Toscana, in particolare la Maremma, tanto che da Roma (dove vive) anziché fare il pendolare con Prato, ogni weekend ritorna nella sua amata Castiglione della Pescaia, della quale fra l’altro è diventato cittadino onorario.

Veronesi, lei è un habitué di Castiglione della Pescaia, tanto che ci ha anche girato un capitolo del film “Manuale d’amore 3”. Che rapporto ha con il posto e con la gente?
«Straordinario. Castiglione della Pescaia è la mia nuova Prato e ci torno ogni fine settimana, sia d’estate che d’inverno. Mi piace mangiare il pesce e vado a cavallo. Là ho amici veri e ogni giorno, in radio, mi collego con un mio amico simpaticissimo che fa il meteorologo proprio dal molo di Castiglione. È un paese straordinario dove le persone sono illuminate, conoscono bene le lingue perché ogni estate arrivano tantissimi turisti e vanno in barca a vela. Lì ho scritto la maggior parte dei film e ho sempre cercato di portarci il mio lavoro. Mi trovo molto bene, mi sento a casa».

La Maremma quindi è la sua seconda casa.
«Sì, mi piace tantissimo. È la regione più affascinante che abbia mai conosciuto. Ha il mare, la montagna, la pianura e i butteri. La popolazione è molto difficile e scontrosa, ma se riesci a conquistarla diventi veramente uno di loro. Della Maremma mi piacciono i vini, la carne e le vacche maremmane. È un posto fantastico».

Prato, insomma, passa in secondo piano.
«La mia città è forse fra quelle che negli ultimi 30 anni in Italia si sono modificate maggiormente. Non la riconosco più. Non dico che con i cinesi sia peggiorata, solo che è molto diversa, non più la città che ho vissuto».

Parafrasando il programma radiofonico che conduce insieme a Massimo Cervelli, la Toscana è un paese per giovani?
«Più che la Toscana, io penso che l’Italia non sia un paese per giovani. La mia è una provocazione, perché spero ritorni ad esserlo, ma ascoltando le storie dei ragazzi emigrati all’estero che intervengono in trasmissione, l’impressione è proprio questa. Io credo che fra 10 anni nel nostro paese non ci sarà più la generazione dei trentenni. Si sposteranno negli altri paesi e forse diventeranno quei cittadini d’Europa che noi non siamo riusciti ad essere e che tanto abbiamo sognato. Magari non sarà un esodo importante come quello dei primi del Novecento, però sarà molto dura perché ad andarsene saranno i giovani, non gli anziani. In Italia i nostri ragazzi non trovano impiego e se va bene vengono presi per la gola con forme di contratto come stage o apprendistato, dove lavorano gratis o per pochi spiccioli».

Quindi neanche la Toscana è una regione per giovani?
«No, non credo che si differenzi molto dal resto del paese. La Toscana è una regione molto viva, ma se in Italia i problemi sono questi, anche in una regione con più intuito e volontà non si può pretendere che le cose vadano bene. La realtà è brutta dappertutto. Sarà molto dura».

Lei è regista, sceneggiatore, attore e conduttore radiofonico. In quale ruolo si esalta di più?
«Naturalmente il regista, dato che fare film è tutta un’altra cosa, anche se l’esperienza in radio mi sta piacendo veramente tanto perché vedo che riesco a intrattenere il pubblico. È un mondo che pian piano sto iniziando a comprendere, nonché uno strumento di libertà più grande perfino del cinema. Magari adesso, per non tradire la fiducia del pubblico, sarei costretto a fare una pellicola commerciale o una commedia. Invece voglio prendermi del tempo e capire bene cosa intendo fare. Dopo aver compiuto 50 anni ho scoperto la lentezza. Andare piano è molto più bello che andare forte. Andare forte è uno sbaglio in tutti i sensi: bisogna essere lenti e riflessivi al fine di evitare gli errori».

Lo scorso anno, a Grosseto, ha vinto il premio cinematografico dedicato a Mario Monicelli. Molti la considerano un suo erede.
«Non lo dite alla signora Monicelli, dato che voleva togliere il premio sia a me che a Carlo Verdone, in quanto non ci riteneva all’altezza. Mario Monicelli nella mia vita è stato un faro e come ogni punto di riferimento non è né imitabile né raggiungibile. Non voglio essere come lui, né mi ci sento perché sarebbe qualcosa di troppo presuntuoso. Io sono un umile artigiano, proprio come diceva lui di sé stesso. Sono contento che un professionista come lui abbia ispirato tanti artisti come me. Ho avuto il privilegio di conoscerlo e frequentarlo per un po’ di tempo verso la fine della sua vita ed è stato un grande onore».

Lei nel mondo del cinema, suo fratello Sandro scrittore. Voi Veronesi siete una famiglia dalla spiccata vena artistica.
«Mia madre casalinga, mio padre ingegnere. Due persone colte che ci hanno fornito una buona base su cui crescere, anche se il genio dell’arte in casa nostra non c’era affatto. Il fatto che io e mio fratello siamo diventati artisti la reputo una pura casualità. Non è certo una cosa studiata a tavolino».

Prima del buen retiro a Castiglione della Pescaia, a cui comunque manca ancora molto tempo, a quali progetti si dedicherà?
«L’anno prossimo farò un film, mentre ora ne sto scrivendo un altro. Farò poi una serie molto divertente con Rocco Papaleo"

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