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Toscana

#Toscana15 - Sul voto l'effetto Nogarin, ma il rischio è l'assenteismo

Mario Lancisi
Gianni Anselmi e Francesco Gazzetti, candidati Pd
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Gianni Anselmi e Francesco Gazzetti, candidati Pd

Soprattutto a Livorno città il voto regionale è un banco di prova per i 5 Stelle e il Pd.

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LIVORNO. Chissà se Filippo Nogarin ha organizzato la festa per il suo primo anno da sindaco della città dove il 21 gennaio 1926 è nato il Pci. E dove 88 anni dopo quella data da album delle passioni politiche a sventolare è stata la bandiera bianca della resa della sinistra ad un movimento fondato da un comico. Sfregio, ironia, sberleffo della storia, a seconda dei punti di vista. Nogarin è nervoso, inquieto e mette le mani avanti: «Cosa c’entrano le regionali?». Poi bofonchia: «Il movimento 5 Stelle potrebbe anche vincere in Toscana».Mettiamola breve: le regionali saranno di fatto un banco di prova per capire gli umori dei livornesi ad un anno dallo strappo storico: la bandiera bianca al posto di quella rossa, il pentastellato Nogarin, 45 anni, anziché Marco Ruggeri, 41 anni, figlio della tradizione del Pci, anche se la sua prima tessera è stata quella del Pds. Anche se il collegio arriva fino all’Elba, quasi 350 mila abitanti e 20 comuni.

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Si voterà domenica per Firenze, per il parlamentino regionale, ma almeno a Livorno si leggeranno i voti con gli occhiali comunali. Nogarin salirà o scenderà? Il Pd darà prova di essere uscito dalla crisi? E la sinistra radicale, decisiva un anno fa per il Grande Strappo, è ancora forte, ago della bilancia della politica locale?
Ecco, il Pd. Per i due seggi sicuri si presenta senza i protagonisti in negativo della sconfitta di un anno fa. Il neo segretario Lorenzo Bacci, 34 anni, sindaco di Collesalvetti e renziano della prima ora, si è affidato all’usato sicuro di Gianni Anselmi, 48 anni, ex sindaco di Piombino, non renziano ma neanche ostile al premier, e alla società civile labronica rappresentata da Francesco Gazzetti, 44 anni, giornalista di Telegranducato, protagonista del recupero in mare dei bidoni tossici perduti al largo del mare di Livorno.

Lo tsunami che ha colpito il Pd un anno fa ha falciato le carriere politiche dell’ex sindaco Alessandro Cosimi e anche di Ruggeri, ex capogruppo regionale, in odore di diventare assessore. A fine giugno tornerà al lavoro e sostiene che il voto di domenica non avrà influenza sulla giunta di Nogarin. Come dire che “addà passa la nuttata”, che la notte della crisi del Pd si annuncia lunga. E che Nogarin può comprare la torta, l’8 giugno prossimo, brindare, ballare. Per ora.

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Dunque, due seggi sicuri per il Pd. E forse addirittura tre se il Popolo toscano, la lista che appoggia Enrico Rossi, il candidato presidente del centrosinistra, dovesse superare la soglia del 3%, e in questo caso il favorito è il capolista Fausto Bonsignori, ex vicepresidente della Provincia. Sulla carta, in base ai risultati riportati nelle ultime elezioni, Livorno può esprimere un altro seggio. Nel 2010 passò il radicale Marco Taradash, candidato del centrodestra, che però questa volta si presenta diviso. E anche la Lega nord non sembra in grado, nonostante il possibile successo di Matteo Salvini, di eleggere un consigliere a Livorno. Restano in ballo soltanto la lista Sì-Toscana a sinistra di Tommaso Fattori e il movimento 5 Stelle, che ha il suo candidato più forte nel capolista Enrico Cantone.

Per Fattori converge anche Buongiorno Livorno, che alle amministrative labroniche di un anno fa, arrivò terza. Due i candidati favoriti (sulla carta, giova ribadirlo, perché le preferenze provocano sempre delle sorprese): il pugile comunista Lenny Bottai, gran capo della curva rossa del Livorno calcio, e Lamberto Giannini, insegnante e regista, gran conoscitore dell’animo dei livornesi: «Non è che il livornese non voglia lavorare, è che proprio gli manca il tempo. A Livorno c'è il mare e al mare bisogna andarci, c'è il sole e il sole bisogna prenderlo, c'è la palestra e della palestra non se ne può fare a meno...», è una sua famosa battuta.

Temi: il porto, lo sviluppo economico della costa, il rilancio di Piombino, il turismo. Ma sono discorsi. Buone intenzioni. In una campagna elettorale «molto fiacca», come la definisce Emanuele Rossi, ordinario di diritto a Pisa: «In generale mi pare che si tocchi con mano la difficoltà per la regione (e le regioni) di essere considerata come un ente utile, efficiente, necessario per il benessere dei cittadini. Per varie ragioni, le regioni hanno perso la loro presa sull'opinione pubblica, ed anche la Toscana è messa sullo stesso piano», sottolinea il professore.

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