Il Tirreno

Toscana

#Toscana15 - La disfida del poker d’assi Pd, in corsa le quattro anime del partito

Mario Lancisi
Antonio Mazzeo e Francesco Nocchi, candidati Pd
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Antonio Mazzeo e Francesco Nocchi, candidati Pd

A Pisa la sfida elettorale sembra un congresso del partito. Lega, 5 Stelle, Fratelli d'Italia e Sì Toscana in lizza per il seggio

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PISA. Almeno per il Pd pisano le elezioni regionali hanno il sapore abbastanza singolare di un congresso di partito perché il poker di candidati favoriti sulla carta rappresentano le quattro anime dei democratici: Francesco Nocchi, i cuperliani, Antonio Mazzeo, i renziani, Ivan Ferrucci, i bersaniani dialoganti con Renzi, tendenza Enrico Rossi, e Andrea Pieroni, fedele scudiero di Enrico Letta. I primi due sembrano partire favoriti, ma a Pisa forse di democratici ne passano tre e quindi sarà lotta all’ultima preferenza. Lotta alla quale potrebbe partecipare, nel poker maschile, anche una donna, Patrizia Bongiovanni, legata al parlamentare Federico Gelli, responsabile sanità del Pd nazionale.

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A Pisa è prevista l’elezione di almeno quattro seggi, ai quali concorrono, oltre al Pd, anche la Lega nord con il duo Roberto Salvini (vedi articolo a parte) e Susanna Ceccardi. Forse la sinistra radicale di Tommaso Fattori che a Pisa punta su Francesco Cecchetti, sostenuto dall’ex assessore comunale Dario Danti, che ha rifiutato la candidatura alle regionali perché, sottolinea, «non ci si sposta da una poltrona più piccola a una più grande». Così come un seggio lo possono conquistare i grillini e i Fratelli d’Italia con Diego Petrucci, ex candidato a sindaco per liste di centrodestra.

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L’incertezza delle previsioni dipende dal fatto che, fatti salvi i 24 consiglieri che andranno alla coalizione vincente, e quindi presumibilmente al Pd di Rossi, gli altri 16 seggi verranno ripartiti in base ai voti ottenuti dalle varie liste. Facciamo un esempio, per capirci. La lista Sì-Toscana a sinistra se prende una percentuale inferiore al 10% otterrà 2 seggi, nel qual caso oltre al candidato presidente Fattori, come secondo consigliere passerebbe uno tra Pisa e Firenze, i due collegi dove la lista pensa di ottenere più voti in termini assoluti. Se supera anche di poco il 10% dovrebbe prendere un terzo seggio. E così via. E i seggi verranno assegnati in base ai voti riportati in assoluto per cui i collegi più popolosi, come Pisa, sono avvantaggiati. I candidati dei collegi meno popolosi hanno comunque la possibilità di passare se fanno un risultato che va oltre le previsioni.

Ma torniamo al Pd e alla singolare disfida del poker d’assi. A Pisa roccaforte storica del dalemismo il segretario regionale Dario Parrini ha piazzato come capolista il suo fedelissimo Mazzeo, 38 anni, renziano di ferro, ex dirigente organizzativo del Pd toscano e titolare di una piccola azienda biomedica. Una sberla in faccia ai cuperliani Nocchi e Ferrucci, il primo segretario della federazione pisana e il secondo capogruppo uscente del Pd in consiglio regionale. Su Mazzeo i renziani puntano molto e il suo obiettivo è il conseguimento di un successo oltre le previsioni. Eventualità che potrebbe aprirgli le porte della giunta e liberare un posto in consiglio per un altro pisano. Campagna elettorale fastosa anche per Nocchi, che raccoglie l’appoggio del parlamentare Paolo Fontanelli, il leader dei cuperliani pisani. Persino il vignettista Sergio Staino è sceso in campo in suo appoggio. In una vignetta Bobo, il celebre personaggio di Staino, dice: «Ho messo gli occhiali rossi del Nocchi. Per vedere lontano come lui».

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Più defilata la campagna di Ferrucci e Pieroni: meno vip e più rapporti con il territorio, i sindaci, le associazioni. Pieroni può usufruire del voto cattolico e della proverbiale capacità degli ex democristiani, come lui, di raccogliere il voto di preferenza. Ferrucci invece ha dalla sua l’appoggio di molti sindaci e del presidente Rossi.

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I due grandi temi della campagna elettorale in questo collegio sono gli immigrati e l’aeroporto. A Pisa è molto sentito il tema dell’immigrazione: «Il comizio di Salvini è quello che ha avuto il maggiore successo», osserva Danti. A tal punto che Mazzeo ha deciso di chiedere una task-force regionale per maggiori controlli proprio per non regalare il tema solo alla Lega nord. Sulla fusione dell’aeroporto Galilei con quello fiorentino del Vespucci i pareri sono univoci. Nel senso che il tema «è sentito a Pisa e non in provincia», sintetizza Danti e quindi è possibile che qualche effetto negativo ci possa essere per il Pd, per Rossi e forse per lo stesso Mazzeo, non ostile alla fusione. Così come è possibile che il voto di protesta per l’unificazione di Pisa con Firenze sfoci nel voto di astensione e non a favore delle liste avversarie del Pd. E poi alla fine la forza dei candidati, la loro voglia di preferenze potrebbe essere un antidoto contro l’astensionismo.

(8- continua)

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