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#Toscana15 - Marras vuol fare l'assessore e Lamioni punta a Roma

Mario Lancisi
Giovanni Lamioni, candidato presidente della lista Passione Toscana
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Giovanni Lamioni, candidato presidente della lista Passione Toscana

La sfida elettorale a Grosseto: il centrista guarda alla scena nazionale, ma intanto deve raggiungere il 5%

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GROSSETO. «Grosseto se la deve vedere con due Stati centralizzati e burocratici: lo Stato nazionale e la Regione. Roma e Firenze. Ma tra i due la più ostile alla Maremma è sicuramente la Regione», polemizza Giovanni Lamioni, 52 anni, candidato presidente per la lista Passione per la Toscana, raggruppamento di liste civiche e dei centristi di Area popolare (Udc e Ncd).

A febbraio Lamioni fu lanciato come candidato di tutto il centrodestra, nel frattempo sfaldatosi come neve al sole dei veleni del dopo Berlusconi, e così è rimasto con il cerino in mano. Che non ha spento ma ha inventato l’ennesima sigla politica: Passione per la Toscana. E venerdì 22 maggio, alla presenza dei big dell’area centrista, quelli del 2-3% di voti, per capirci, ha annunciato che la sua creatura sarà depositata a livello nazionale. Prima ancora di vincere la sfida toscana (superamento dello sbarramento del 5%) Lamioni, non si sa se capitano coraggioso o novello Icaro, si catapulta sul proscenio nazionale, puntando alle prime file nel dopo Berlusconi.

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Imprenditore, presidente della Camera di commercio di Grosseto, gran tifoso della Fiorentina, Lamioni racconta che ama le sfide difficili. La Toscana per cominciare, ma non dà limiti alla sua Passione. Arrivare alla soglia del 5%, il minimo per avere almeno un consigliere in Regione, non sarà facile. Lui ci prova, partendo dalla sua Grosseto, dove c’è chi sostiene che il prossimo anno si candiderà a sindaco, anche se lui scuote il capo, e c’è da credergli: forse come l’altro gran tifoso viola Matteo Renzi anche Lamioni sogna più Roma che Firenze o Grosseto.Dei collegi toscani quello grossetano è uno dei più piccoli (150mila elettori, 28 comuni) ed è grassa, sostengono gli esperti elettorali, che passi un consigliere, targato ovviamente Pd. Nel gioco della ripartizione dei seggi, perché passi un grossetano degli altri partiti occorre che questi raggiungano quozienti a doppie cifre. Almeno in casa, a Grosseto,

Lamioni punta a superare il 10 per cento di voti e gongola a riferire che ad un evento elettorale organizzato a Principina a Mare la sala era strapiena, posti in piedi, quasi 800 persone. Sfida toscana, quella di Lamioni, a suon di proclami roboanti ma anche contraddittori. Dice ad esempio: «Tirrenica e Peretola non hanno senso». Ma chi lo appoggia, Ncd e Udc, in Regione si sono finora battuti per il potenziamento dell’aeroporto fiorentino e per la realizzazione dell’autostrada tirrenica.

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La coerenza, si sa, in campagna elettorale è merce rara. Lo stesso Leonardo Marras, 42 anni, renziano, strafavorito in questo collegio come la sua amata Juventus nel campionato di calcio, si scaglia oggi contro i signori del no, quelli che appena uno propone qualcosa ciondolano il capo a prescindere, ma da presidente della Provincia sulla Tirrenica ha fatto vedere i sorci verdi al presidente della Regione Enrico Rossi. «A volte, però fa troppo da solo e i toscani, questo, non lo gradiscono», tuonò Marras, due anni fa in un’intervista al Tirreno. Rossi ha sbuffato più volte: «Ma cosa vuole questo Marras».

Non è improbabile che il governatore l’ex presidente della Provincia se lo debba prendere con sé nella prossima giunta. Grosseto rivendica un posto nel futuro governo regionale, e molto dipenderà anche dal successo che Marras saprà riportare il 31 maggio prossimo. Se viene eletto consigliere e poi viene nominato assessore, lascerà libero lo scranno per il primo dei non eletti. Un traguardo molto ambito in casa Pd. Sulla carta ci puntano a raggiungerlo due giovani donne, la renziana Valentina Culicchi, 40 anni, medico, scelta dal segretario regionale Dario Parrini come capolista, non senza qualche mal di pancia di Marras, e la cuperliana Barbara Pinzuti, 39 anni, segretaria provinciale dei democratici.

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Nella coalizione che appoggia Rossi, il Popolo Toscano, una sigla che raduna insieme ex dipietristi, socialisti ed ex Udc, candida Francesco Giorgi, segretario provinciale del Psi, figlio dell’ex senatore Luciano Giorgi.
Il movimento 5 Stelle a Grosseto è storicamente forte, ma non sarà facile che scatti il consigliere. In Forza Italia i generali come Alessandro Antichi stanno alla finestra o lavorano sottotraccia e i candidati sono lì in lista per testimonianza politica, in attesa di capire il dopo elezioni. E pensare che proprio di Grosseto sono stati gli ultimi due candidati del centrodestra alla guida della Regione: Antichi e la parlamentare Monica Faenzi.

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Dalla nave azzurra che traballa è uscito Mario Lolini, 57 anni, imprenditore agricolo (coltiva riso), sfidante nel 2011 del sindaco Emilio Bonifazi (lo portò al ballottaggio), che si candida con la Lega di Salvini, lui ribattezzato in An (da cui proviene) l’Amintore, in riferimento a Fanfani, per le doti di mediazione alla democristiana. L’Amintore con Salvini sembra una bestemmia politica ma Lolini spiega che «oggi la Lega è l’unico contenitore politico in grado di tenere a galla il centrodestra e comunque in un partito c’è bisogno di chi parla alla pancia come Matteo e di chi al cervello come me». E quando Salvini è venuto a Grosseto glielo ha detto, il Lolini, che ora fa bene a urlare, ma dopo le elezioni bisogna che ragioni. Le regionali per il centrodestra sono una specie di allenamento in vista della vera partita che si giocherà in Forza Italia dopo il 31 maggio.
(5- continua)

 

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