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Casa, il 16 giugno i Comuni battono cassa

di Gianni Parrini
Casa, il 16 giugno i Comuni battono cassa

Di solito le aliquote restano quelle del 2014, ma è meglio informarsi se ci sono stati ritocchi. Calcoli complicati per il fai-da-te sulla Tasi, conviene il patronato

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A giugno si batte cassa sulla casa. Ormai non è una novità, ma proprio qui si nasconde il pericolo. Perché quest’anno molti contribuenti, distratti dallo spauracchio del 730 precompilato o irretiti dalle complessità del nuovo Isee, potrebbero aver dimenticato di mettere da parte i soldi per il versamento dell'acconto di Tasi e Imu. Il termine scade il 16 giugno e i quattrini che occorrono non sono certo pochi: si parla di decine di euro per chi possiede solo una prima abitazione, fino ad arrivare ben oltre il migliaio per chi vi aggiunge negozi e seconde case. Guai ad aspettare l'arrivo del bollettino precompilato: anche quest'anno i Comuni non invieranno un bel niente a casa dei cittadini, che pertanto dovranno calcolare gli importi per conto loro o affidarsi a centri di assistenza fiscale e commercialisti. Ovviamente pagando.

Neppure gli inquilini possono fare gli "gnorri": la tassa sui servizi indivisibili in moltissimi casi richiede la loro compartecipazione al pagamento. In tutto questo caos, non va dimenticata l'incognita aliquote: la stragrande maggioranza dei Comuni va avanti con quelle dello scorso anno, ma in alcuni casi sono state ritoccate, per cui occorre informarsi e prestare attenzione anche alle eventuali detrazioni previste. Ma cerchiamo di fare un po' di ordine e di vedere come stanno le cose per fornire ai cittadini le informazioni utili sul da farsi.

TASI: LA GUIDA

Dallo scorso anno gli italiani hanno fatto conoscenza con la Tasi, la tassa che serve a finanziare gli interventi su verde pubblico, illuminazione e manutenzione delle strade. Ricade sul capo di tutti i possessori di prime case, seconde case (qui tocca anche gli inquilini) e altri fabbricati. La legge di stabilità ha fissato un'aliquota base dell'1 per mille e un tetto massimo del 2,5 per mille che può arrivare al 3,3 nel caso che vengano previste delle detrazioni. In combinazione con l'Imu, l'aliquota combinata delle due imposte non può superare l'11,4 per mille. Nel 2015 la stragrande maggioranza dei Comuni Toscani non ha ritoccato le aliquote stabilite per il conguaglio del dicembre scorso. Pertanto, il 16 giugno, i cittadini dovranno pagare esattamente il 50% della somma versata nel corso del 2014.

Calcoli insidiosi. A rendere ancora più spiacevole il pagamento della Tasi c'è il fatto che si tratta un'imposta che va autoliquidata. In pratica, il cittadino deve calcolarla da solo, perché anche quest'anno i Comuni non manderanno i bollettini precompilati. Al massimo forniranno un'assistenza sulle cui modalità al momento non v'è certezza. C'è qualche virtuosa eccezione: le amministrazioni di Montelupo e Montespertoli manderanno i bollettini precompilati a chi ne farà richiesta.

Per scoprire quanto si deve al Comune bisogna prendere la rendita dell'immobile (scritta sull'atto di proprietà o al catasto) e aumentarla del 5%. La cifra deve poi essere moltiplicata per un coefficiente fissato dalla legge in base alla categoria catastale (abitazione civile, economica, popolare, ecc). I moltiplicatori si trovano su Internet. Al risultato ottenuto si applica l'aliquota stabilita dal Comune con le eventuali detrazioni (si trovano sui siti delle amministrazioni).

Facciamo un esempio basandoci su una simulazione della Cisl: per un appartamento con rendita catastale pari a euro 400 e aliquota stabilita al 2,5 per mille, il 16 giugno si pagheranno 84 euro di acconto. Il calcolo è questo: 400 x 1,05 x 160 x 2,5 / 1000 = 168 euro, divisi in due rate da 84 euro. Chi non ha dimestichezza con i calcoli farà meglio ad affidarsi ai Caaf dei patronati o ai commercialisti. Un servizio che ovviamente ha un costo. «Sono 6 euro per gli associati e 12 per gli altri - spiega Simona De Prete, responsabile del Caaf Cgil di Lucca e Versilia - E se si aggiunge l'Imu la cifra raddoppia. E noi siamo tra i meno cari».

Come pagare. Chi vuol fare da solo, può optare per due soluzioni di pagamento: bollettino o F24. Nel primo caso si riempie uno dei bollettini "Pagamento Tasi" presenti negli uffici postali o dai tabaccai abilitati. Ricordate che occorre indicare il codice catastale del Comune nel cui territorio sono gli immobili. Lasciate perdere la casella "ravv", barrate invece quella "acc", indicate il numero degli immobili e l'anno di riferimento (2015). Poi inserite gli importi in corrispondenza del rigo della tipologia di immobile per cui si paga. Nello spazio "detrazione per l'abitazione principale" deve essere inserita l'eventuale detrazione prevista dal Comune. Si può pagare anche col bollettino telematico, basta andare sul sito di Poste italiane e seguire la procedura.

C'è poi l'opzione F24. La possono utilizzare tutti i contribuenti e in particolare chi ha dei crediti d'imposta e vuole impiegarli per il pagamento del nuovo tributo. Anche l'F24 richiede il codice del Comune e quello del tributo che è 3918 per l'Imu e 3958 per la Tasi.

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Gli inquilini. La Tasi chiama gli affittuari alla compartecipazione della spesa: gli inquilini pagano una cifra variabile tra il 10 e il 30% del totale, in base a quanto deliberato dal Comune in cui sorge l'immobile. Non sono cifre particolarmente elevate ma conviene informarsi per non avere brutte sorprese.

Il contributo degli inquilini dipende dalla rendita catastale dell'immobile (in alcuni comuni al di sotto dei 12 euro non si paga. Alcune amministrazioni non hanno applicato la Tasi sulle seconde case, pertanto in questi casi gli inquilini non devono pagare. A compartecipare alla Tasi è tenuto anche chi ha un negozio in affitto, nei casi in cui è previsto.

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