Tentò di uccidere calciante, imprenditore condannato 8 anni
Firenze, scontro ripreso dalle telecamere; sui motivi della lite versioni diverse
FIRENZE. Condannato a 8 anni per tentato omicidio un imprenditore di origine calabrese, 45 anni, incensurato, che il 24 novembre 2014 al Poderaccio di Firenze, nella sua ditta di movimento terra, sparò due colpi di pistola, ferendolo quasi mortalmente, all'allevatore di cani e calciante del Calcio Storico Fiorentino, 28 anni, di origini croate.
La condanna è stata decisa dal giudice Matteo Zanobini in un processo in rito abbreviato stamani, venerdì 22 a Firenze. Gli spari ci furono al culmine di una lite ripresa dalle telecamere della videosorveglianza e a cui assisterono testimoni. Secondo una ricostruzione, l'allevatore di cani, difeso dagli avvocati Antonio Voce e Gabriele Giorgi, era andato nel cantiere della ditta alla periferia di Firenze per rivendicare il pagamento di una somma reclamata da un suo conoscente, anche lui presente quel giorno, sembra per una prestazione di lavoro non pagata. Però l'imprenditore negò il denaro e così il calciante, che tra l'altro ha l'allevamento confinante con la ditta del movimento terra, per reazione gli tirò due pugni. Quando fece per andarsene, l'imprenditore edile rientrò velocemente in ufficio, prese una pistola e, tornato indietro, sparò due colpi alla schiena del calciante causandogli gravi ferite a un polmone e l'asportazione di milza, fegato e parte del pancreas.
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Il calciante ebbe poi una degenza di due mesi in ospedale. Nello scontro fu evitato il terzo colpo di pistola, che sarebbe stato mortale: l'amico che lo aveva mandato a chiedere i soldi si frappose tra i due, evitando che l'imprenditore sparasse ancora mentre l'altro era ferito a terra.
Tuttavia il difensore dell'imprenditore, avvocato Paolo Florio, ha evidenziato un altro aspetto della vicenda: il suo assistito a suo tempo aveva denunciato l'allevatore di cani accusandolo di aver dato droga al figlio di 16 anni affinché la spacciasse nel quartiere ovest di Firenze. Di qui i forti dissapori tra i due, sostiene la difesa, ricordando che su questo c'è un'indagine ancora aperta, partita proprio da una denuncia dell'imprenditore. Ora l'imprenditore calabrese agli arresti domiciliari e deve sostenere il pagamento di una provvisionale da 50.000 euro. Oltre che per tentato omicidio il gip lo ha condannato anche per porto abusivo di pistola con matricola abrasa. Il pm Leopoldo De Gregorio aveva chiesto 12 anni e una provvisionale di 450.000 euro.
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