Sicurezza
Quando lo sport ci fa indignare: dieci storie da non ripetere
Dall'inchiesta sul calcioscommesse al pugno a Tonelli, dai tifosi del Feyenoord agli striscioni contro la mamma di Ciro Esposito: lo sport non è solo emozione e festa (purtroppo)
Lo scandalo del calcioscommesse che ha travolto la Lega Pro e la serie D (con qualche “capatina” in serie B) è l’ultimo, in ordine di tempo, degli eventi legati allo sport che ci hanno fatto indignare, arrabbiare.
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Proprio oggi, venerdì 22, la procura della Federcalcio ha formalmente chiesto l'acquisizione degli atti dell'inchiesta della procura di Catanzaro "Dirty soccer" come aveva preannunciato subito dopo aver appreso la notizia dell'indagine. Confermando lo spirito di collaborazione che il pm calabrese aveva dimostrato sin dall'inizio, gli atti saranno messi a disposizione della procura Figc in tempi molto brevi. L'impressione è che le classifiche di almeno un paio di gironi di Lega Pro dovranno essere riscritte.
Ma intanto, proviamo a riassumere alcune delle ultime “perle” sportive - non necessariamente in ordine di tempo e di gravità - con l’auspicio che, davvero, non si debbano più ripetere.
LOTITO: “SE ME PORTI SU IL CARPI, IL FROSINONE, SQUADRE CHE NON VALGONO UN C…”. La telefonata è del 28 gennaio ma esce sui giornali a metà febbraio.
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Claudio Lotito, patron della Lazio e della Salernitana, parla con Pino Iodice, direttore generale dell'Ischia Isolaverde. Iodice, 49 anni, rappresenta in Lega Pro uno dei club che hanno sfiduciato il presidente Mario Macalli, che è anche numero 2 della Figc. Lotito lavora per restituire a Macalli la maggioranza nell'assemblea del 16 febbraio. Dice Lotito: “Se me porti su il Carpi... una può salì... se mi porti squadre che non valgono un c... noi fra due o tre anni non ci abbiamo più una lira. Perché io quando a vado a vendere i diritti televisivi - che abbiamo portato a 1,2 miliardi grazie alla mia bravura, sono riuscito a mettere d'accordo Sky e Mediaset, in dieci anni mai nessuno - fra tre anni se ci abbiamo Latina, Frosinone.. chi c... li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Il Carpi... E questi non se lo pongono il problema!". Ricordiamo tutti il putiferio scatenato da quella telefonata. Che fu anche profetica: per ora, sono salite in serie A proprio Carpi e Frosinone. Proprio oggi, venerdì 22, l’assemblea di A si è aperta con un applauso alle neopromosse Carpi e Frosinone. Sembra proprio che anche Lotito abbia applaudito.
BELLOLI: “BASTA DI DARE SOLDI A QUESTE QUATTRO LESBICHE…”. Felice Belloli è il presidente della Lega nazionale dilettanti. Proprio il 21 maggio è stato sfiduciato all'unanimità, come caldeggiato dal presidente della Figc Carlo Tavecchio. Sono stati i presidenti regionali dei comitati regionali ad approvare la a mozione di sfiducia. All'hotel Fiumicino si è concluso il suo mandato: fatale l’insulto sessista ("Basta! Non si può sempre pensare di dare soldi a queste quattro lesbiche") a lui attribuito e contenuto nel verbale del consiglio di dipartimento calcio femminile del 5 marzo.
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La frase, a quanto è emerso, è stata confermata, oltre che dal verbale, anche da 5 testimoni che verranno ascoltati lunedì 25 dalla Procura federale.
I TIFOSI DEL FEYENOORD DISTRUGGONO LA “BARCACCIA”. Era il 19 febbraio quando gli ultra olandesi del Feyenoord misero a ferro e fuoco il centro capitolino poche ore prima della gara d’andata dei sedicesimi di finale di Europa League.
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Immagini che hanno fatto il giro del mondo, i danneggiamenti causati dai tifosi del Feyenoord alla fontana della Barcaccia di Piazza di Spagna a Roma. Gravi danni anche ai mezzi pubblici della capitale. Una capitle che si era mostrata impreparata.
INSULTI RAZZISTI A DUE RAGAZZINI NEL FRUSINATE. Siamo al 24 gennaio. Campionato juniores del Frusinate. Due giovani africani dello Sporting Pontecorvo durante una partita col S. Elia calcio vengono pesantemente insultati e intimiditi a causa del colore della pelle da giovanissimi tifosi della squadra avversaria. "Profonda indignazione e preoccupazione" fu espressa dal ministro per l'Integrazione, Andrea Riccardi.
GLI STRISCIONI CONTRO LA MAMMA DI CIRO ESPOSITO. Doveva essere solo una partita di calcio. Ma il 4 aprile scorso, durante il match Roma-Napoli, dalla curva sud, insieme ai soliti cori anti-napoletani, sono comparsi striscioni pesanti rivolti ad Antonella Leardi, mamma di Ciro Esposito, il tifoso napoletano morto il 25 giugno del 2014 per le ferite da arma da fuoco riportate il 3 maggio precedente, prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina. "Che cosa triste... lucri sul funerale con libri e interviste!", e poi ancora "C'è chi piange un figlio con dolore e moralità e chi ne fa un business senza dignità. Signora De Falchi onore a te" questo il contenuto esposto dalla curva giallorossa che senza fare riferimento diretto alla donna, aveva voluto sottolineare la presentazione del libro "Ciro Vive" avvenuta pochi giorni prima per ricordare il figlio scomparso.
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La risposta della signora Leardi non si era fatta attendere: "Striscioni orribili, purtroppo non tutti hanno la stessa testa e principi. Pregherò per loro, affinché Dio possa cambiare i loro cuori. Continuerò la mia lotta al di là di quello che possono dire".
IL FOTOGRAFO CHE FRATTURA UN BRACCIO A UN CICLISTA. Il caso è recente: succede a Castiglione della Pescaia, a poche centinaia di metri dall’arrivo della sesta tappa del 14 maggio scorso, partita da Montecatini Terme. Daniele Colli, ciclista di 33 anni, d’improvviso urta il braccio contro il maxi-obiettivo di una macchina fotografica.
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Giro finito. Coinvolto nella caduta anche Alberto Contador, che però prosegue. Ed ora è secondo nella classifica generale del Giro dietro a Fabio Aru.
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Intanto, fra Daniele Colli e il fotografo si è aperta una battaglia di carte bollate, fra querele e controquerele.
HOCKEY: FERITI DUE GIOCATORI DEL FORTE DEI MARMI. E’ successo a Viareggio il 13 maggio. Doveva essere una festa di sport, quella della prima gara della finale scudetto tra Cgc e Forte dei Marmi. E invece alla fine c'è stato un fuori programma che ha rovinato tutto. Al termine della partita infatti è stata gettata nel corridoio che porta allo spogliatoio occupato dal Forte dei Marmi, lato mare, una bottiglia di plastica contenente dell’olio combustibile. Il vetro è andato in mille pezzi e le schegge hanno ferito (per fortuna leggermente) due giocatori rossoblù - il portiere Federico Stagi e il suo vice Mattia Verona - e il massaggiatore Luigi Carducci che poi sono stati accompagnati in ambulanza a farsi medicare al pronto soccorso. Stagi ha rimediato un taglio alla gamba, mentre Mattia Verona è stato raggiunto all’occhio da una scheggia esplosa per colpa del lancio della bottiglietta. È invece stato ferito ad una mano il massaggiatore del Forte dei Marmi Luigi Carducci.
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«Ma poteva andare molto peggio», raccontavano sotto shock i giocatori del Forte. Nella concitazione finale era stata presa di mira anche la postazione di Rai Sport e la polizia era dovuta intervenire per evitare che qualche pseudotifoso sfogasse la propria rabbia contro Federico Calcagno e Cesare Baiardi, i due commentatori della diretta andata in onda su Raisport 2. Come conseguenza di questi incidenti, la finale gara quattro di domani sera, sabato a Viareggio sarà a porte chiuse.
PICCHIATO UN GIOVANISSIMO TIFOSO DELL’EMPOLI CHE NON SI TOGLIE LA MAGLIA AZZURRA. E’ accaduto la sera del derby Empoli-Fiorentina del 10 maggio. Il sedicenne era sotto casa insieme a un coetaneo, dopo essere tornato dallo stadio Castellani, dove aveva assistito al derby Empoli-Fiorentina. Indossava ancora la maglia azzurra. Sono passati due adulti, l’hanno notato e si sono avvicinati minacciosi: «Toglitela». Ma il sedicenne - incredulo - si è rifiutato. E loro di tutta risposta gli hanno rifilato due pugni: uno al mento e uno sotto l’occhio. Un gesto vigliacco, poi la fuga. Lasciandosi alle spalle un ragazzino sanguinante, “reo” - secondo questi pseudo-tifosi - di indossare la maglia della squadra del cuore.
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Ovviamente i primi ad accorrere sono stati i familiari, che hanno accompagnato il ragazzo al pronto soccorso di Empoli. Una volta dimesso, con una prognosi di dieci giorni, il padre ha sfogato la sua rabbia su Facebook: «Mio figlio si è preso quattro punti di sutura e due pugni da un fiorentino di 30/35 anni. Pensare a due adulti che si accaniscono con un ragazzo di sedici anni educato e tranquillo per farsi dare la maglia mi fa venire i brividi. Quasi quasi preferirei non essere più in serie A per non aver a che fare con tutti questi bastardi che durante il campionato purtroppo una volta vengono ad ammorbare l'aria della nostra città altrimenti così tranquilla».
IL PUGNO DI DENIS A TONELLI DELL’EMPOLI. Il classico episodio più da cronaca nera che da cronaca calcistica. Atalanta-Empoli (2-2), 26 aprile: German Denis rifila un pugno a Lorenzo Tonelli a fine gara. Ci mette una settimana per scusarsi: «Ho sbagliato. Non ci sono giustificazioni per quello che ho fatto – ha ammesso sito del club orobico – ho avuto un momento di rabbia e non sono riuscito a controllarmi. Mi dispiace molto, l'ho già detto ai miei compagni e alla società. Adesso è giusto chiedere scusa pubblicamente».
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Scuse a tutti, ma non proprio... a Tonelli.. «mi ha pesantemente provocato, questo certo – ha aggiunto – sbagliato a reagire così. In tutta la mia carriera non mi era mai capitato di reagire in questo modo. Non sono mai stato espulso per un comportamento violento, non sono di indole aggressiva e chi mi conosce può testimoniarlo. Certo, in partite importanti come quella contro l'Empoli, è normale scontrarsi duramente con gli avversari e, a volte, scambiarsi frasi poco ripetibili. Ma sono stato provocato in un modo così grave che non si giustifica con il furore agonistico della partita. Detto questo, mi stupisco io per primo per la reazione avuta». Il giocatore dell’Empoli ha sempre sottolineato di non aver minacciato nessuno.
LA FURIA DI DJOKOVIC CONTRO UN RACCATTAPALLE. Anche i migliori possono avere delle defaillance. Che non ci piacciono. 7 aprile 2015. Finale del torneo di Miami: Novak Djokovic, dopo aver vinto il primo set contro Andy Murray, perde il secondo.
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Sono attimi di grande nervosismo, il numero uno al mondo urla al suo box tutta la sua rabbia. In mezzo, un povero raccattapalle. Dopo aver vinto il match il fuoriclasse serbo si rende conto della figuraccia. Così, ecco le scuse. Via Facebook: "Ho visto il replay di quanto è successo", ha dichiarato Djokovic. "Non volevo spaventarlo. Mi scuso anche con i suoi genitori, anche io sono un padre e non augurerei mai una cosa del genere a mio figlio". Djokovic resta un grande fuoriclasse.
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L'ultimo capolavoro, la vittoria agli Internazionali di Roma. Questa sì che ci è piaciuta.
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