Il Tirreno

Toscana

Calcioscommesse: Salernitana-Messina al centro delle indagini

Un momento degli incontri segreti tra gruppi di finanziatori serbi di scommesse e l'ex responsabile dell'area tecnica dell'Aquila, Ercole Di Nicola
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Un momento degli incontri segreti tra gruppi di finanziatori serbi di scommesse e l'ex responsabile dell'area tecnica dell'Aquila, Ercole Di Nicola

 Otto le nuove società oggetto di approfondimenti. Prime ammissioni del Brindisi: 12mila euro per vincere una partita

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CATANZARO.  Scoperchiato il vaso di Pandora del malaffare pallonaro legato alle scommesse, adesso "non si può prevedere dove si arriva". Parole, quelle del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, destinate presto a diventare realtà. L'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, infatti, ha imboccato una strada che lascia intravedere sviluppi anche a breve termine.

Dopo avere cristallizzato con 50 fermi la situazione accertate fino a metà aprile, adesso gli investigatori della squadra mobile guidata da Rodolfo Ruperti hanno focalizzato la loro attenzione su otto società non menzionate nel provvedimento di fermo del pm Elio Romano protagoniste di cinque partite giocate tra novembre e gennaio scorso su cui si sono addensati numerosi sospetti. Al centro delle indagini c'è adesso Salernitana-Messina del 21 dicembre scorso, finita 1-0, giunta la settimana successiva alla sconfitta dei campani a Barletta. Ma l'approfondimento investigativo riguarda anche altre sette società, oltre a quella di Lotito: Benevento, Ascoli, Reggina, Messina, Renate, Torres, Viterbese e Nuorese - queste ultime due di serie D - per le partite Salernitana-Messina, Ascoli-Santarcangelo, Reggina-Benevento, Renate-Torres e Viterbese-Nuorese.

Il lavoro investigativo portato avanti dalla Mobile con lo Sco confluito nel provvedimento di fermo, infatti, si ferma alla metà di aprile quando, per scongiurare il rischio di fuga o di inquinamento delle prove da parte degli indagati, la Procura ha deciso di procedere con i fermi dopo avere ricevuto una corposa informativa firmata dallo stesso Ruperti. Quelle che però non si sono fermate sono state le intercettazioni, andate avanti, praticamente, fino a martedì scorso quando in tutta Italia è scattata l'operazione "Dirty soccer".

E da aprile ad oggi, gli indagati hanno continuato a parlare, e tanto. Tutte conversazioni ormai impresse sui supporti magnetici, ma ancora non analizzate ed approfondite, dalle quali traspare come le cinque partite al centro del mirino fossero considerate aggiustate dai componenti delle due organizzazioni dedite al calcioscommesse. Adesso, quindi, si pone la necessità di riascoltare, trascrivere e verificare quei dialoghi per stabilire la veridicità di quanto captato ed eventuali responsabilità.

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Un contributo a questo lavoro potrebbe venire dagli stessi indagati, alcuni dei quali, come il dirigente tecnico del Brindisi Calcio Vito Morisco e l'ex presidente del Brindisi Calcio Antonio Flora, hanno già cominciato a fare le prime ammissioni. Atteggiamento che potrebbe far prefigurare una futura collaborazione con gli investigatori. Oltre a questo, c'è tutto il materiale sequestrato nelle perquisizioni fatte ai fermati e ad altri 27 indagati in stato di libertà: fogli, appunti, carte, ma, soprattutto, smartphone e tablet, che nelle loro memorie potrebbero celare spunti e conferme a quanto già delineato. E quello stesso materiale potrebbe fornire indicazioni utili anche su un'ulteriore decina di società, i cui nomi sono ancora rigorosamente riservati ma sulle quali hanno già puntato gli occhi gli investigatori. Lo scandalo, dunque, è destinato ad allargarsi. E lo stesso Roberti non ne fa mistero. "È un'indagine - ha detto - con prove solide che sicuramente avrà degli sviluppi perché i fatti accertati sono in qualche modo fondati".

I dirigenti del Brindisi ammettono 2 combine. Il Gip di Bari esclude il reato associativo, concessi gli arresti domiciliari.  Il Brindisi Calcio avrebbe comprato le due partite di campionato (serie D) del 30 novembre Brindisi-San Severo (2-1) e del 14 dicembre 2014 Pomigliano-Brindisi (0-4). Ad ammetterlo davanti al gip di Bari Francesco Agnino sono stati l'ex presidente della squadra salentina Antonio Flora e l'attuale presidente Vito Morisco. Per vincere a Pomigliano d'Arco (Napoli), hanno rivelato gli indagati, sarebbero stati consegnati 12mila euro in contanti ad un giocatore campano. Le dichiarazioni di Flora e Morisco sono state rese nel carcere di Bari durante l'udienza di convalida dei fermi eseguiti due giorni fa su disposizione della Dda di Catanzaro nell'ambito di un'indagine sul calcioscommesse che ha coinvolto 50 persone in tutta Italia.
Al termine dell'udienza il gip non ha convalidato i fermi perché ritenuti illegittimi, ma ha emesso nei confronti di Morisco, dell'ex presidente del Brindisi e di suo figlio, Antonio e Giorgio Flora, un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, disponendo dunque la scarcerazione. Secondo il gip di Bari, che ha trasmesso gli atti per competenza alla Procura di Catanzaro, non sussistono inoltre i gravi indizi di colpevolezza relativi all'accusa di associazione per delinquere aggravata dall'aver agevolato l'organizzazione mafiosa della 'Ndrangheta.

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Al contrario dagli atti - soprattutto intercettazioni telefoniche e ambientali - e poi anche dalle dichiarazioni degli stessi indagati, emergono responsabilità sulle due presunte partite truccate e quindi sul reato di frode sportiva.
Morisco, difeso dall'avvocato Gianluca Loconsole, ha riferito infatti al giudice di essere a conoscenza della combine con il San Severo ma di non avervi preso parte. Ha però ammesso di aver partecipato agli accordi per truccare la partita del 14 dicembre 2014 fuori casa contro il Pomigliano. Un giocatore campano avrebbe proposto la combine e Morisco avrebbe girato l'offerta al consulente di mercato del Brindisi, Savino Daleno (in carcere a Trani nell'ambito della stessa indagine), il quale materialmente avrebbe consegnato il denaro, 12mila euro, al calciatore. L'ex presidente del Brindisi Calcio Antonio Flora, difeso da Raffaele Quarta e Gaetano Castellaneta, ha invece ammesso entrambe le combine contestate dalla Dda di Catanzaro "dichiarando - scrive il giudice - di aver chiesto a Daleno di attivarsi per far vincere la propria squadra". Il figlio Giorgio ha però negato tutte le contestazioni "evidenziando che il padre - spiega il gip - non lo informava della gestione calcistica della squadra".

L'avvocato dell'Aquila Calcio: "La società  sganciata da Di Nicola".
"Non conosciamo ancora la posizione di Ercole Di Nicola, ma da quanto emerso fino ad oggi L'Aquila Calcio non c'entra nulla". Così Flavia Tortorella, avvocato di origini chietine, ingaggiata dall'Aquila Calcio per impostare la difesa in sede di giustizia sportiva per lo scandalo calcioscommesse che ha portato all'arresto dell'ex responsabile dell'area tecnica Ercole Di Nicola, difeso dall'avvocato Libera D'Amelio, di Giulianova (Teramo).
"Però dobbiamo dire che è ancora presto per valutare la situazione - continua la Tortorella - si tratta per ora di un caso di coinvolgimento a specchio, per comprendere il tutto serve capire quale 'immagine' ci sia nello specchio".
"Non va dimenticato - precisa l'avvocato, tra i protagonisti delle difese nel processo Calciopoli - che la giustizia sportiva ha delle proprie regole e un'autosufficienza nell'operare e nell'amministrare la giustizia, le regole sono loro, ma comunque si ispirano ed ha mutuato tantissimi istituti e principi dalla giustizia ordinaria. Ci sono degli istituti che però vanno rivisti, dei casi concreti negli ultimi hanno dimostrato che c'è questa necessità, uno di questi è la responsabilità oggettiva, il cui processo di rivisitazione è già in atto, era pervicace all'inizio ma oggi si è affievolito".
"L'ordinamento sportivo - sottolinea quindi l'avvocato - non dà strumenti alle società per ovviare a certe situazioni, quindi da una parte non può chiedere di rispondere ai propri tesserati se non dà loro modo di vigilare con strumenti riconosciuti - spiega ancora Tortorella - ma è chiaro che il caso concreto debba prevalere sul caso astratto. Qui le società sono vittime inconsapevoli di determinati soggetti e non si può affossare le società stesse, se non c'è collusione va detto e va riconosciuto. E poi, il calcioscommesse ha dei propri moduli che nella fattispecie non vedo, manca qualcosa, può esserci davvero - conclude - uno sganciamento totale fra la società e Di Nicola, per ora l'unico nome 'uscito' per quel che riguarda L'Aquila Calcio".


 

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