Sicurezza
#Toscana15 - Pistoia come rampa di lancio per Lega e Cinque Stelle
Nel Pd Baldi guarda alla Firenze renziana, Niccolai e Fratoni a un'alleanza con Lucca e Prato
PISTOIA. Sfida a tre per due posti (forse) ma chi perde potrebbe entrare in giunta, se vincerà Enrico Rossi. Nel Pd pistoiese si respira un clima di ottimismo. Anche qui la Regione è lontana, e il 31 maggio molti hanno prenotato un posto al mare, se ci sarà il sole, per il ponte del 2 giugno, e i problemi, dal lavoro alla sanità sono enormi, ma la quieta provincia pistoiese, che ama i toni bassi e discreti all’ombra delle sacrestie, delle sezioni e anche delle logge, vuole contare di più a Firenze.
LO SPECIALE SULLE ELEZIONI REGIONALI
«Questa volta oltre ai consiglieri vorremmo avere anche un assessore in giunta», proclama Edoardo Fanucci, giovane parlamentare renziano di Montecatini, speaker dell’ultima Leopolda. Negli ultimi vent’anni a Pistoia ha dominato Vannino Chiti, ex presidente della Regione ed ex ministro, che Matteo Renzi addirittura propose come sindaco di Firenze nel 2009, ma l’abatino pistoiese (modi curiali, temperamento di ferro) gli rispose: «Grazie Matteo, fallo te». E il giovane di Rignano non se lo fece dire due volte.
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Oggi avanza nel Pistoiese (293mila abitanti e 22 comuni) una nuova generazione che nella sfida regionale piazza tre candidati in “guerra” per la definitiva consacrazione: Federica Fratoni, 43 anni, presidente della Provincia, il cui nome è rimbalzato anche come possibile assessore nell’eventuale Rossi-bis, il segretario di federazione Marco Niccolai, 33 anni e Massimo Baldi, 34 anni, «un nativo renziano», come lo definisce Fanucci e figlio di Ugo Baldi, patron di Conad e molto potente a Pistoia.
Ce la faranno i tre moschettieri della sinistra post chitiana ad approdare in Regione? Piccolo passo indietro: Ivan Ferrucci, candidato del Pd e capogruppo regionale uscente, uno dei pochi ad aver fatto i conti dei seggi, spiega il meccanismo. Con la nuova legge elettorale la coalizione che vince si prende 24 consiglieri su 40. Il Pd ne può prendere 23 se l’alleato “Il Popolo toscano” di Marco Manneschi supera il 3% per cento, altrimenti i democratici guadagnano tutti i 24 seggi a disposizione della coalizione che appoggia Rossi. Di questi 23-24 seggi, i primi 21 sono già sicuri: 7 a Firenze, 2 ad Arezzo, Siena, Livorno, Lucca e Pisa e 1 ciascuno a Grosseto, Massa Carrara, Prato e Pistoia. Poi ci sono due-tre seggi che ballano e possono andare a Pistoia, Pisa e Prato a seconda del quoziente di voti che il Pd prenderà in quei collegi. Conclusione: tutto lascia pensare che Pistoia due seggi li prenderà.
Gli altri 16 seggi verranno ripartiti tra le opposizioni in base anche in questo caso ai migliori risultati che i singoli partiti prenderanno. Stando ai dati delle Europee, la Pistoia grillina è forte e quindi il capolista Alessio Biagiotti, lavoratore precario e speaker radiofonico, e Antonella Melani, titolare di un bar, ci sperano. Così come la Lega nord pistoiese ci conta in un seggio, e se lo contendono Luciana Bartolini, capolista, e Irene Pagnini, che ha colpito il candidato presidente Claudio Borghi per la sua campagna tutta giocata sui social, un po’ per competenze (lavora nel settore della comunicazione) e un po’ perché da tre mesi è mamma ed è costretta a restare a casa ad allattare la neonata. Così come potrebbe avere delle chances anche Alessandro Capecchi, 42 anni, avvocato, candidato nel 2007 a sindaco di Pistoia per il centrodestra, così almeno assicura il leader dei Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.
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Gazebo ai mercati, pranzi, aperitivi, che cosa non fanno i candidati per attrarre gente. E senza preferenze il deserto di questa campagna elettorale sarebbe stato ancora più clamoroso. Basta fare un giro per il centro di Pistoia per accorgersi che molti non sanno che ci sono le regionali e chi lo sa è tentato di evitarle. E a Luca Iozzelli che su Fb dice «peggio per chi non va a votare, rinuncia ad un diritto», c’è chi risponde che è stufo di andare alle urne per dare la preferenza «al meno peggio». Anche Rossi, martedì 19 maggio durante la tribuna elettorale del Tgr toscano, ha ammesso che per le elezioni il 31 di maggio è un errore e che per il futuro l’ideale sarebbe unire un po’ tutte le sfide elettorali.
Ma tant’è. Si gioca anche se in uno stadio semivuoto. E i candidati snocciolano il solito tormentone dei problemi locali. Dalla Breda, la Fiat di qui, passata ai giapponesi (e c’è chi ricorda che Rossi promise di sdraiarsi per terra per impedire che passasse in mano straniera), al nuovo ospedale. Dal lavoro che non c’è al futuro delle terme per approdare infine ai problemi della montagna. La gente ascolta per amicizia o perché magari ha qualche favore da chiedere al candidato in vena di promesse mentre i più si voltano dall’altra parte. Sfiduciati, rassegnati. E chissà se li ravviva un po’ la proposta della leghista Pagnini di riaprire i bordelli e tassare la prostituzione. Così come propone di essere meno bacchettoni con l’industria pornografica. Meglio giocare allo scoperto: vuoi il porno? Eccolo, ma pagaci le tasse.
Nel Pd pare che la sfida sia soprattutto tra chi come, come Baldi, guarda a est, alla Firenze renziana, e chi invece come Niccolai e la Fratoni coltivano l’ambizione di un rapporto più stretto con Prato e Lucca per non diventare succubi dei fiorentini. Si torna alla Toscana delle leghe dei comuni. Mentre il governo Renzi con il ministro Del Rio ha di fatto abolito il sogno molto discusso e mai realizzato dell’area metropolitana. Istituendo invece la città metropolitana, guidata dal sindaco di Firenze Dario Nardella con tanti soldi e poteri. La Grande Firenze, altro che l’area vasta che si distende fino a Prato e Pistoia. «Ma i soldi sono lì, è inutile guardare a ovest», osserva Baldi. La Fratoni però non ci sta: «Giusto il rapporto con Firenze ma in un rapporto paritario. Nella cosiddetta area metropolitana viene prodotta la metà del Pil toscano. Logico quindi che Pistoia guardi anche a Prato e a ovest, a Lucca, verso la costa», spiega la presidente della Provincia. Ma Baldi liquida la Pistoia che guarda a ovest come una voglia di sopravvivenza del ceto politico e dei burocrati che temono di perdere potere da un’alleanza con la Firenze del granduca Renzi.
(4- continua)
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