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Epatite C, in Toscana il "superfarmaco" a tutti ma Aifa frena

Epatite C, in Toscana il "superfarmaco" a tutti ma Aifa frena

La Regione offre le terapie gratuite a 26.224 assistiti, ma per il direttore generale Luca Pani le cifre sono errate. Rossi: "Non illudiamo i malati, siamo pronti a contrattare il farmaco"

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FIRENZE. È una vera e propria "fuga in avanti" quella della Toscana, che ha deciso di dare a tutti i pazienti i nuovi "superfarmaci" in grado di sconfiggere l'epatite C. La decisione da Firenze arriva quando le altre Regioni fanno fatica a dare la terapia anche a coloro che ne avrebbero diritto, con le associazioni di consumatori sul piede di guerra dopo la notizia di pochi giorni fa di una inchiesta in corso a Torino. A gelare le speranze dei pazienti toscani per l'Aifa, che contesta legittimità e cifre. Secondo la delibera approvata in Toscana si stima che siano 26.224 (pari allo 0,7% della popolazione toscana) i pazienti con infezione da virus dell'epatite C che potrebbero essere curati con le nuove terapie, che in poche settimane eliminano il virus dall'organismo. Un ciclo di trattamenti, il cui prezzo è stato oggetto di una contrattazione estenuante da parte dell'Aifa, si aggira intorno ai 30.000 euro a paziente. Per la Regione la spesa è stata valutata in 60 milioni di euro nel triennio 2015-2017.

"Si tratta - si legge in una nota della Regione Toscana - di una spesa notevole per le casse regionali. Va però considerato che bloccare la progressione del danno epatico in uno stadio precoce risolve definitivamente la malattia, riduce il rischio di diffusione ed evita tutte le spese derivanti dal trattamento della malattia". La decisione della giunta toscana non convince però il direttore generale dell'Aifa Luca Pani. "Personalmente ho delle grosse perplessità sulla legittimià di queste dichiarazioni - ha spiegato Pani, che riguardo alle cifre spiega: ''Un costo medio di 30.000 per 26.000 pazienti assomma a 780 milioni di euro e non a 95 nel triennio 2015-2017 come sostenuto dalla Regione Toscana, alla quale consiglierei di controllare i moltiplicatori prima di illudere i malati". La decisione si inserisce in un quadro molto complesso. Dopo la trattativa sul farmaco l'Aifa ha individuato una serie di requisiti per la somministrazione, privilegiando prima i pazienti più gravi, per i quali il Governo ha stanziato un miliardo di euro in tre anni. A cinque mesi dalla decisione per ancora non si a pieno regime neanche per questo ristretto numero di persone.

"Per quanto riguarda la situazione nel resto d'Italia - spiega Ivan Gardini, presidente di Epa C onlus, la principale associazione di pazienti - sappiamo che i pazienti trattati sono circa 7mila, un numero molto basso rispetto ai 20-25mila che avrebbero diritto al trattamento e che rischiano di morire. Si sta andando troppo lentamente, e ancora manca il decreto del Governo che ripartisce il fondo straordinario tra le Regioni, che per ora anticipano i soldi di tasca propria''. Fra le situazioni più critiche registrate dall'associazione, che riceve segnalazioni da tutta Italia e le "gira" poi ad Aifa, ministero della Salute e Nas, spicca quella del Piemonte, proprio la regione da cui partita l'inchiesta coordinata dal pm torinese Raffaele Guariniello per omissione di cure e lesioni colpose. A chiedere di fare chiarezza oggi stata anche Federconsumatori, secondo cui ''E' necessario richiamare le responsabilità, sia a livello europeo che a livello nazionale, delle autorità sanitarie che provvedono alla autorizzazione e al prezzo dei farmaci, che hanno il dovere di attuare e garantire sistemi equi ed efficaci della tutela sanitaria".

Rossi: "Non abbiamo sbagliato i moltiplicatori e non vogliamo illudere i malati"

"Non abbiamo sbagliato né i moltiplicatori, né intendiamo illudere i malati. Niente di tutto questo. In Toscana vogliamo fare una scelta di civiltà: curare tutti i malati di epatite C, a partire proprio da coloro che sono fuori dalla possibilità di terapia del fondo nazionale". Così il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi dopo le parole del direttore generale dell'Aifa, Luca Pani, che ha parlato di "informazioni illusorie" a proposito delle decisioni della Toscana sulla distribuzione gratuita del farmaco per l'epatite C ai malati.

"Partiamo dalla convinzione che tutti hanno diritto alla cura e che eradicare l'epatite costituisca una possibilità di risparmio consistente della spesa sanitaria. E comunque - aggiunge Rossi - che si tratti di una misura di sanità pubblica rispetto alla quale nostro dovere andare avanti". "Siamo convinti che oggi si possano strappare prezzi del medicinale notevolmente ribassati rispetto a quelli praticati finora in un regime di fatto di monopolio", dice poi Rossi dopo che Pani aveva dubitato della negoziazione diretta da parte della Regione sul prezzo del farmaco.

"Lo diciamo a ragion veduta perché già oggi, tanto per fare un esempio, l'azienda produttrice del primo farmaco immesso sul mercato ha offerto la sua terapia all'Egitto con il 99% di sconto rispetto al prezzo praticato negli Usa: 900 dollari al posto degli 84mila richiesti per un ciclo di trattamenti. Perché una cosa è acquistare la terapia per mille pazienti, un'altra - spiega Rossi - farlo per 30mila. Inoltre oggi ci sono sul mercato gi 3-4 aziende che producono farmaci equivalenti per l'epatite c".

"Prendendo per vero il calcolo fatto da Pani, astratto, perché elude l'aspetto di riduzione dei costi a seguito della gara, da una trattativa tutta da fare e dalla riduzione graduale della malattia e del costo del suo mantenimento, e seguendo un calcolo prudenziale, il costo dell'intera operazione su 12 anni si aggira sui 400 milioni in più rispetto a quello previsto dalla Regione", ha detto Rossi. "Si tratta quindi non di accettare passivamente i prezzi in vigore attualmente nel mercato ma di aprire trattative puntando sui fattori della concorrenza e della quantità dei pazienti da trattare. E' probabile - conclude il governatore - che si riesca a spendere addirittura meno dei 95 milioni annunciati".

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