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Toscana

#Toscana15 - Ciolini, il capolista del Pd tutto Renzi e niente Rossi

Mario Lancisi
Nicola Ciolini (a sinistra), capolista Pd, con Luca Lotti
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Nicola Ciolini (a sinistra), capolista Pd, con Luca Lotti

Nel collegio di Prato è il favorito, ma Ilaria Bugetti e Aurora Castellani puntano al sorpasso. L'ex sindaco Cenni in campo con Lamioni

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PRATO. Bar di fronte al castello dell’Imperatore: due giovani cinesi giocano alle slot machine, sono gli unici clienti. Ordiniamo un caffè. La barista con gli occhi a mandorla ce lo serve nel silenzio di un locale senza anima. Fuori cerchiamo un pratese. Lui: no. Lei: neppure. Camminiamo. Dopo cinquanta metri: ecco uno di qui, un anziano artigiano, si chiama Luigi, e nelle mani tiene un sacchetto di spesa della Coop: «I cinesi? Piano piano se ne stanno andando via anche loro. C’è la crisi e loro erano venuti qui per diventare ricchi».

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Ci raccontano che su cento cinesi che ogni tre-quattro mesi tornano in Cina a trovare le famiglie, quasi la metà stacca solo il biglietto di andata. Forse è un dato esagerato: di sicuro però, almeno così ci dicono, di nuovi non ne arrivano. Prato non è più l’Amerika. Sembra che stia venendo meno il mito dei cinesi che sfrecciano per le strade con la Mercedes sbattuta in faccia all’artigiano pratese colpito dalla crisi.

Prato per i cronisti in questi anni ha significato cinesi, capannoni fatiscenti, sicurezza, degrado, difficile convivenza. Questa volta no. La gente non ti parla più di loro come negli anni passati. Oddio non è che siano scomparsi i problemi indotti dalla forte presenza di cinesi (oltre 14mila quelli iscritti all’anagrafe, ai quali vanno aggiunti i clandestini). «Io ne parlo ad ogni angolo», spiega l’ex sindaco Roberto Cenni, capolista di Passione Toscana di Giovanni Lamioni.

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Ma non sono più un’ossessione elettorale, i cinesi. Sarà perché la crisi colpisce anche loro o perché «probabilmente i pratesi si sono assuefatti a vederli sfrecciare con i loro macchinoni», sottolinea invece Giorgio Silli, 37 anni, perito industriale, capolista di Forza Italia. O forse perché i problemi più sentiti in questa campagna poco sentita («C’è il rischio di un’astensionismo anche del 50 per cento», azzarda Silli) sono altri. Aeroporto. Sanità. Lavoro e economia. E tutti e tre i problemi chiamano in causa la Regione e il suo presidente Enrico Rossi.

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Con la nuova legge elettorale Prato avrà sicuramente un consigliere, forse due, non di più, anche se Cenni spera. La partita anche qui è solo dentro il Pd. Che presenta come capolista Nicola Ciolini, 43 anni, titolare di un’azienda agricola di 70 dipendenti che opera in Maremma. Renziano della prima ora. E si vede. Se non altro dai toni. Le piace Rossi? «Se fosse dipeso da me come candidato presidente avrei puntato su Stefania Saccardi, e non su Rossi. Non lo nascondo che tra i nostri elettori c’è molto malcontento nei suoi confronti e non sarà facile farlo votare».

Eh, forse esagera, Ciolini. E lui comincia a snocciolare le lamentele di gente incontrata al mercato. La signora sulla cinquantina che al Cup gli hanno prenotato una visita medica dopo 4 mesi. Il giovane che al pronto soccorso ha atteso 5 ore prima di essere visitato. L’anziana per la quale la famiglia non riesce a trovare una Rsa, cioè una residenza sanitaria protetta. «La Regione ha costruito il nuovo ospedale, bello, efficiente ma mancano i servizi sanitari sul territorio», polemizza Ciolini.

Poi l’aeroporto. Quella pista nuova di 2400 metri incubo della Piana e di Prato. Quegli aerei che i pratesi vedono sfrecciare sul loro cielo... Sfrecciare: davanti agli occhi (le Mercedes dei cinesi), sopra la testa (gli aerei dei fiorentini). Prato vive una crisi di nervi per questa impotenza, vissuta come una mancanza di riguardo, «siamo o non siamo la seconda città più popolosa della Toscana?», ci ripetono un po’ tutti.

Massimo Carlesi, 59 anni, ex direttore di banca, ex sfidante (perdente) di Cenni, consigliere comunale, gran conoscitore della pentola politica del Pd, spiega così il malessere di Prato contro la Regione e Firenze: «Nel 2010 quando Rossi divenne presidente della giunta regionale coniò uno slogan promettente per noi: “Se riparte Prato, riparte la Toscana”. Poi però si è dimenticato dei problemi economici della nostra area. Si è impegnato sulla costa, penso a Piombino, e va bene, ma senza il rilancio di Prato è tutta la regione che rischia di arretrare».

Prato con i suoi 250mila abitanti è uno dei collegi elettorali più piccoli della Toscana e, si lamentano Silli e Cenni, rischia di non avere rappresentanti dell’opposizione in Regione. Anche se l’ex sindaco un pensierino lo coltiva, spiega che se Lamioni supera il 5 per cento e la sua lista a Prato farà il miglior risultato, «beh, forse potrei passare», spera. Alla vigilia però la previsione più accreditata è che ne passi solo uno, al massimo due, targati Pd. Il favorito sulla carta è Ciolini. A ruota corrono Ilaria Bugetti, 42 anni, ex sindaco di Cantagallo, Aurora Castellani, 35 anni, renziana, mentre il consigliere uscente Rudi Russo, 33 anni, si definisce «un outsider, è una vita che faccio l’outsider», scherza.

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Se Ciolini dovesse confermare i pronostici, per l’eventuale secondo seggio si annuncia una sfida al femminile tra la Bugetti e Castellani. La Bugetti è stata segretaria del Pd in un momento politico cruciale per le carriere degli under 40, quando con la sfida tra Renzi e Bersani una nuova classe dirigente si fece avanti nel Pd. Alle primarie del 2012, racconta Ciolini, che della Bugetti è amico, «Ilaria poteva scegliere Renzi, ma non lo scelse». Era l’autunno del 2012, primarie Pd, la Bugetti dichiarò: «Voto Bersani ma Renzi ha indiscutibilmente dei meriti». Poi aggiunse che non avrebbe appoggiato alcun comitato. Quasi una posizione terzista. «In quel periodo pensai più a mia figlia Tosca, che ha 12 anni e mi dice sempre: “Lo so, mamma, perché ti piace fare politica perché vuoi far felice la gente”».

Se fosse salita sul treno di Renzi da segretaria del Pd forse oggi sarebbe a Roma, nel giglio magico di Matteo? «Chissà», risponde misteriosa. E invece è qui, in questa Prato senza più l’ossessione dei cinesi, che casa dopo casa cerca di strappare voti per battere Ciolini. Ma deve guardarsi le spalle perche la Castellani, interprete e ex assessore a Vaiano, incalza. E’ renziana, fa coppia con Ciolini. «Ho molta energia, e attenti perché avremo sorprese. Con l’astensionismo non sappiamo chi andrà a votare», conclude la Castellani.
(3 - continua)
 

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