Il Tirreno

Toscana

il viaggio elettorale

#Toscana15 - Saccardi è il dopo-Rossi, ma c'è un Giani di mezzo

Mario Lancisi
Stefania Saccardi (a destra) con alcuni suoi sostenitori
◗
Stefania Saccardi (a destra) con alcuni suoi sostenitori

Gara tra i due big a chi è più "viola". "Ci vuole più Firenze in Regione". La vicepresidente uscente cerca la legittimazione delle urne per imporsi come futuro leader

5 MINUTI DI LETTURA





FIRENZE. Sono trascorsi quasi diciannove anni da quando Gabriel Batistuta segnò a San Siro due gol al Milan e li dedicò alla moglie urlando alla telecamera «Ti amo Irina», ma Stefania Saccardi, 55 anni, quella scena se la ricorda ancora, impressa nel cuore di «tifosona viola», come ama definirsi. Ed è proprio a Batistuta che la vicepresidente uscente della giunta regionale e candidata alle prossime regionali, racconta di aver pensato quando, inaugurando il suo comitato elettorale, a due passi dalla stazione di Santa Maria Novella, alla presenza del sottosegretario Luca Lotti, se ne è uscita con la frase-programma: «Firenze è il centravanti che può risolvere tante partite, se la squadra lo mette in condizione di segnare. Più gol farà la nostra città, più la Toscana salirà nelle classifiche internazionali».

LO SPECIALE SULLE ELEZIONI REGIONALI 2015

Il nostro viaggio elettorale parte dal collegio Firenze 1, in pratica l’intera città, 287mila elettori, che si snoda dal parco delle Cascine allo stadio Franchi, da piazza Santa Croce a Palazzo Vecchio. Un collegio dove il Pd schiera il giglio magico di Renzi con la Saccardi, l’assessore fiorentino all’urbanistica Elisabetta Meucci, che tutti chiamano la Titta, Leonardo Bieber e il consigliere regionale uscente Eugenio Giani. Che, per la verità, ci tiene a precisare, lui nato all’ombra di Valdo Spini, di «far parte della squadra renziana», ma di non essere dentro la cerchia esclusiva del premier.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11424558:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.11424558:1652077402/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Qui, in questo collegio, si gioca una buona fetta del potere futuro della Regione. La Saccardi è candidata alla vicepresidenza della giunta e all’assessorato alla sanità, settore su cui confluisce quasi l’80% del bilancio regionale e dove lavorano 50 mila dipendenti tra medici, infermieri e amministrativi. Giani invece ambisce alla presidenza del consiglio regionale, al posto di Alberto Monaci, mentre il nome della Meucci circola come possibile sostituta all’urbanistica della discussa e scomoda Anna Marson. Sanità, urbanistica, guida del consiglio regionale. Renzi schiera nel collegio fiorentino i calibri da novanta per blindare la prossima legislatura regionale, condizionare lo strapotere di Rossi e affermare il ruolo di Firenze sul resto della Toscana. Lo stesso Giani, che ha scelto per la sua campagna elettorale uno slogan vagamente campanilistico, “Più Firenze in Toscana”, polemizza: «Finora in Regione c’è stata poca Firenze. La questione dell’aeroporto si è protratta per decenni e soltanto ora sembra finalmente aver trovato una soluzione. Dobbiamo far sentire il peso di Firenze». Gli fa eco la Meucci, fino al 2005 dirigente regionale di primo piano: «Parlando con la gente registro la percezione di una Regione poco attenta ai problemi fiorentini». Aggiunge la Saccardi: «Sì, Firenze vede la Regione come matrigna nei suoi confronti, anche se ultimamente abbiamo fatto molte cose per i fiorentini».

Firenze rivendica apertamente, quasi sfacciatamente il suo ruolo di capitale della Toscana. E persino un candidato non renziano come Andrea Giorgio, 28 anni, segretario dei giovani Pd, autore del progetto regionale “Giovani sì”, pur rifuggendo dai campanilismi, rivendica per Firenze il ruolo di «locomotore della Toscana». Saccardi, Giani e Meucci, orgogliosamente fiorentini, renziani e viola. Campanile di Giotto, lo stadio Franchi e Renzi i grandi amori del trio, i tre connotati identitari. Racconta la Titta, 69 anni, figlia dell’ex magistrato dei minori Giampaolo Meucci, che stava per ritirarsi dalla politica quando l’hanno chiamata da Roma il premier e Lotti e le hanno chiesto di «essere il loro punto di riferimento operativo in Regione». Qualcuno maligno ha insinuato che la sua scelta sia stata operata per contrastare lo strapotere della Saccardi, limitarne il successo elettorale. Lei che, nell’agosto scorso, quando Renzi in vacanza in Versilia candidò Rossi sopendo sul nascere le ambizioni di molti renziani, decise di scendere in campo e di presentarsi alle elezioni regionali: «In giunta voglio tornarci con il voto dei toscani», proclamò. Da agosto è insomma partita la lunga sfida di Stefania a Rossi e la sua grande voglia di misurare il consenso elettorale e la forza politica. Per anni all’ombra di Renzi e di Rossi, la Saccardi gioca ora in proprio.

L’altro duellante Giani, amico di Diego Della Valle, anche se quando mister Tod’s arrivò a Firenze lo scambiò per il padrone di Valle Verde, è alla caccia di voti per dimostrare a Renzi che ha sbagliato a non candidarlo sindaco di Firenze, preferendogli il violinista Dario Nardella. Tra i due duellanti spicca il terzo incomodo rappresentato dalla Meucci. Lotti, il Biondo di Montelupo, ha benedetto entrambe, sia Stefania che la Titta, partecipando all’inaugurazione dei loro comitati elettorali, mentre a quello di Giani andrà solo alla fine della campagna elettorale. Forse è un caso, ma potrebbe essere anche un dettaglio non insignificante della nuova liturgia renziana.

Nel collegio di Firenze 1 dovrebbero passare due, forse tre consiglieri. Il disegno di Renzi è di fare l’en plein, e magari di farne passare anche un quarto, Leonardo Bieber. Ma non sono improbabili sorprese. Tipo quella del giovane Giorgio, grande amico di Rossi, che, come gli riconosce la Saccardi, è l’unico che sa parlare ai giovani: «I ragazzi che scommettono nella mia candidatura non vogliono essere assistiti ma chiedono le giuste opportunità per correre da soli. In Regione nei prossimi anni ci saranno un miliardo e mezzo di fondi europei: noi ci vogliamo essere», spiega.

I cuperliani schierano l’ex presidente della provincia Andrea Barducci che ammette di correre in salita nella città di Renzi. Che sogna con i suoi collaboratori più fidati (Giani è stato presidente del consiglio comunale di Firenze mentre la Saccardi e la Meucci assessori della sua giunta) di conquistare la Regione. Rivelando così il calcolo sotteso alla sua mossa agostana : conferma di Rossi, troppo popolare per essere rottamato, ma con una forte blindatura del giglio magico. Perché, dopo Firenze, anche la Regione cambi verso. Rossi che si affrettò a ringraziarlo telefonandogli mentre si inerpicava in bici sui tornanti versiliesi, il premier laconico, quasi gelido, rispose: «Buon lavoro».

(1 - continua)

LE ALTRE PUNTATE:

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web