Il Tirreno

Toscana

I consiglieri regionali che hanno preferito incassare i contributi versati

Mario Lancisi

Una scelta virtuosa ma anche frutto di calcolo. Una legislatura vale 80mila euro. L'elenco

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Considerato uno dei simboli della Casta, il vitalizio dei consiglieri regionali non solo è stato abolito (a partire dalla prossima legislatura) ma sembra non godere più dell’appeal del passato. Eh sì perché, spulciando le carte del consiglio regionale, si scopre, non senza sorpresa, che quasi metà dei consiglieri regionali (22 su 55) hanno deciso di rinunciare al vitalizio finora maturato.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.11425681:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/05/15/news/regione-l-addio-al-consiglio-e-sempre-dorato-1.11425681]]Rinuncia resa possibile da una proposta del consigliere regionale Marco Manneschi, un avvocato fiorentino che si è strenuamente battuto contro i vitalizi. Una volta approvata l’abolizione, il buon Manneschi ha cominciato a martellare i suoi colleghi: ma vi sembra giusto abolire il vitalizio per i consiglieri che verranno mentre noi continueremo a goderlo fino alla morte? Da qui la proposta: perché non approviamo una legge che consenta, in maniera volontaria, ai consiglieri che lo desiderino di rinunciare al vitalizio già maturato?
Molti colleghi l’hanno guardato con fastidio, tu, caro Manneschi parli bene perché sei avvocato e oltre all’indennità di consigliere puoi godere anche dei proventi derivati dalla tua attività forense. A forza di insistere alla fine Manneschi la spunta e il consiglio regionale, a fine anno 2014, approva in Finanziaria la possibilità di rinunciare al vitalizio.

E mentre in molti scuotono la testa sul buon esito della disposizione proposta da Manneschi («ma chi vuoi che rinunci al vitalizio», lo rimbrottano), ecco invece 22 consiglieri, a cominciare dal presidente del parlamento toscano, Alberto Monaci, firmano la rinuncia. Consiglieri giovani con una sola legislatura alle spalle come Mauro Romanelli, lo stesso Manneschi, il capogruppo del Pd Ivan Ferrucci, il livornese Marco Ruggeri («Finalmente sarò libero da qualsiasi strumentalizzazione: dico no al vitalizio, lascio la Regione e torno a lavorare», polemizza), il piombinese Matteo Tortolini, ma anche anziani da diversi anni in Regione, come Alessandro Antichi, l’assessore all’ambiente Anna Rita Bramerini e Jacopo Maria Ferri.

Per le casse del Consiglio regionale la rinuncia di questi 22 consiglieri è stato un bel colpo perché i contributi versati e quindi da restituire da parte della Regione ai consiglieri hanno superato i 2 milioni e 300mila euro. C’è chi, come lo stesso Manneschi, aveva proposto una rateizzazione delle somme da restituire, ma alla fine si è optato per un'unica soluzione. Meglio pochi (rispetto a quelli che chi ha rinunciato avrebbe potuto percepire), maledetti e subito. Con una legislatura un consigliere finisce per versare circa 80mila euro, ma arrivato a 60 anni comincia a riscuotere un assegno lordo di 1.600 euro, seppure con una leggera penalizzazione. A 65 anni avrà ripreso 96mila euro. E continuerà a incassare il vitalizio per tutta la vita. Di fronte a queste cifre future c’è da chiedersi che cosa abbia indotto così tanti consiglieri a rinunciare al vitalizio. Le ragioni sono molteplici e ovviamente non possono essere escluse quelle morale: «Io rinuncio al vitalizio perché è un privilegio insopportabile», sostiene il leader dei FdI Giovanni Donzelli.

Ma c’è anche chi, in Regione, fa osservare almeno altri due buoni motivi. Il primo è stato l’innalzamento per la riscossione del vitalizio a 65 anni (anche se, pagando una penalità, si può iniziare a riscuoterlo a 60 anni, ma il presidente Enrico Rossi ha già annunciato che questa possibilità io la toglierà). Si prenda un consigliere che oggi ha 40-45 anni. Prima di avere diritto al vitalizio passeranno 20-25 anni. Ci si domanda: nel 2035-40 che cosa sarà delle Regioni e dei vitalizi? Insomma, meglio prendere i soldi versati subito e magari investirli in una polizza vita sicura.L’altra ragione riguarda i consiglieri che magari all’età del vitalizio hanno pochi anni. Ma anche in loro è parsa prevalere la considerazione che l’istituto del vitalizio abbia un futuro incerto. Si dirà che trattandosi di un diritto acquisito nessuno potrà mai toccarlo. Si fa notare che la Corte Costituzionale con una sentenza, la 289 del 1994, ha classificato gli assegni vitalizi «come indennità differita e non come assegno di natura previdenziale». In breve: non sono intoccabili. Un diritto acquisito e inviolabile. E allora: meglio pochi, maledetti e subito...

TABELLA: I 22 consiglieri regionali che hanno rinunciato al vitalizio e hanno optato per il riscatto dei contributi versati durante il loro mandato

NOMECONTRIBUTI RISCATTATI (lordo in euro)
Ferri Jacopo Maria235.166,21
Antichi Alessandro167.123,46
Bramerini Anna Rita167.123,46
Monaci Alberto167.123,46
Bini Caterina134.059,97
Danti Nicola116.883,08
Angiolini Fabiana85.513,14
Tei Giancarlo85.513,14
Bartolomei Salvatore81.945,57
Donzelli Giovanni81.945,57
Fedeli Giuliano81.945,57
Ferrucci Ivan81.945,57
Manneschi Marco81.945,57
Marignani Claudio81.945,57
Nascosti Nicola81.945,57
Romanelli Mauro81.945,57
Rossetti Loris81.945,57
Ruggeri Marco81.945,57
Staccioli Marina81.945,57
Tortolini Matteo81.945,57
Villa Tommaso81.945,57
Russo Rudi80.939,70

 

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