La manifestazione
Monaci: "Ma io li difendo e vi spiego perché"
Il presidente del consiglio regionale: nascono per tutelare gli eletti dai condizionamenti esterni all'attività politica
Gentile direttore,
ho letto con interesse l'ampio servizio che Il Tirreno ha dedicato alla questione vitalizi/indennità di fine mandato del Consiglio regionale della Toscana. Apprezzando l'onestà della lettura degli atti e dei fatti (non comune, quando si scrive di questi argomenti), approfitterei volentieri dell'occasione per alcune brevi annotazioni, a legislatura conclusa, da presidente del consiglio regionale ancora per poche settimane.
Al presidente/candidato Rossi voglio chiedere, dalle pagine del Tirreno, perché la sua proposta di intervento sui vitalizi non l'abbia formulata (e formalizzata) in aula nelle ripetute occasioni in cui il Consiglio ha affrontato l'argomento, votando peraltro significative modifiche di legge. La sua autorevolezza (data non solo dal "simul stabunt, simul cadent") avrebbe certo avuto facile ragione delle inevitabili resistenze che si sarebbero palesate su quel progetto!
Ciò detto, ritengo che quanto fatto dal Consiglio non sia stato poco. Abbiamo adeguato il criterio anagrafico di accesso al vitalizio a quanto in essere per i parlamentari. Abbiamo attuato quanto sancito dalla conferenza di tutti i consigli regionali in materia di riduzione temporanea (in ossequio alla giurisprudenza costituzionale in essere) dei vitalizi già in erogazione. Riduzione maggiorata per i percettori di altro vitalizio. Abbiamo disposto la possibilità di rinunciare la vitalizio, recuperando i soli contributi versati, senza alcuna rivalutazione o interesse. Misura, questa, che ha l'innegabile beneficio di alleggerire i futuri bilanci della Regione. Mi sia consentita la seguente affermazione, fatta da chi ha svolto (per decenni) un lavoro oltre alla politica, maturando il trattamento pensionistico da impiegato di banca: difendo - sapendomi impopolare - l'istituto del vitalizio. Lo difendo nella sua originaria accezione, come strumento necessario a dare completa attuazione all'assenza di vincolo di mandato per i legislatori.
In poche parole: lo strumento per tutelare l'eletto da condizionamenti esterni alla sua attività, magari legati proprio al fatto che, dopo una vita spesa (per scelta dei cittadini) esclusivamente all'attività nelle istituzioni democratiche, esso rischi di trovarsi, in tarda età, senza alcun strumento di sostentamento. Sulla sua entità, sulla sua unicità pur a fronte di esperienze istituzionali diverse (consigliere regionale, parlamentare, eurodeputato), sui criteri di accesso (contributivi ed anagrafici), la discussione sarà inevitabilmente ancora aperta. Anche alla luce dell'evoluzione del contenzioso giudiziario che anche sui nostri provvedimenti è stato aperto, e che è diffuso un po' in tutta Italia.
Ma la tutela dell'esercizio libero del mandato di legislatore, che passa anche attraverso il vitalizio, non dovrà essere messa in discussione. Credo che Enrico Rossi questo lo sappia, particolarmente perché figlio di una tradizione politica - quella del Pci - che ha inteso sempre l'impegno politico ed istituzionale come esclusivo, una professione. Diversa, ad esempio, da quella della Dc, la mia, dove gli eletti mai potevano essere funzionari di partito.
(l'autore è presidente uscente del consiglio regionale)
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