Italia
Legapro, iscriversi costerà meno. Ma solo se giocano i giovani
La rivoluzione in serie C: rose più ristrette, monte ingaggi più basso. E premi ai club virtuosi
LIVORNO. Profondo rosso. La Lega Pro si scopre (?) una macchina da debiti. Sulle sessanta squadre della vecchia-nuova serie C unica nemmeno la metà ha i bilanci a posto, e le settanta (70!) società scomparse dalla carta geografica del calcio che conta negli ultimi anni sono un macigno che pesa sulla credibilità della Lega. Costi di gestione troppo alti, incassi nella maggior parte dei casi risibili come i diritti tv, rose troppo ampie e ingaggi comunque di tutto rispetto. Un sistema costruito su fondamenta d'argilla, che rischia di implodere.
Per evitare un'altra estate di tormenti, fra cancellazioni e ripescaggi, la Lega Pro ha preferito giocare d'anticipo, sollecitata anche da una trentina di club che si sono autoconvocati (in testa il Prato di patron Toccafondi) per far suonare forte il campanello d'allarme, e ribadendo nel contempo la propria sfiducia alla gestione dell'inaffondabile Mario Macalli. E così, ecco la piccola rivoluzione di maggio, poche ore dopo la fine della stagione regolare della serie C tornata unica dopo la bellezza di 36 anni.
I giovani. La terza serie, storicamente, ha rappresentato l'ideale serbatoio di talenti per i grandi club: lanciare i giovani, oltre che una missione, è anche l'unico vero paracadute economico per tante società. Dalla prossima stagione, come ha annunciato a Firenze il vicepresidente Pitrolo, le società potranno inserire fino a otto giocatori Under 21 nelle loro rose: attenzione, sarà una facoltà e non un obbligo, ma chi non ne tessererà almeno cinque sarà escluso dai contributi federali.
Le rose. L'Assocalciatori ha proposto di fissare il limite massimo a 26 giocatori, mossa sindacalmente comprensibile per ridurre la platea dei senza contratto. Troppi, però, per la Lega che teme un monte-ingaggi insostenibile, e dunque il parametro è stato fissato a 24 giocatori di cui otto, come detto, Under 21.
Iscrizione. La fidejussione di 600mila euro decretata lo scorso anno è stata una sorta di ghigliottina per numerosi club; e anche chi è riuscito a reperirla poi si è trovato in difficoltà.Ecco dunque che la somma sarà ridotta a 400.000, con la differenza che sarà coperta dalla stessa Lega Pro, magari attingendo dalla mutualità dei diritti televisivi della serie A e B. Ma attenzione: si potrà godere di un ulteriore sconto di centomila euro se il salary cap (monte ingaggi) sarà inferiore al milione, o di 50mila euro se sarà compreso tra uno e due milioni. I club più virtuosi e risparmiosi, quindi, potrebbero anche abbattere della metà i costi fidejussori, mica poco.
Tv e diritti. La piattaforma telematica e il canale dedicato con tutte le sfide in diretta è stato un successo, con 24 milioni di contatti stimati in questa stagione: l'esperimento sarà ripetuto mentre a fine agosto sarà presa una decisione sui criteri di ripartizione dei diritti tv.
Le toscane. Erano 9 lo scorso anno, potrebbero arrivare anche a 11 visto che Poggibonsi e Ponsacco sono impegnate nei playoff di serie D. Al momento nessuna sembra avere problemi a superare lo scoglio dell'iscrizione: la Carrarese è garantita da Buffon, il Pisa sta vivendo un momento travagliato ma è sano dal punto di vista dei bilanci, la Lucchese ha ottenuto anche la deroga sullo stadio, Pontedera e Tuttocuoio sono ben sostenute dall'imprenditoria locale, il Prato vive tranquillo fra la famiglia Toccafondi e la sinergia con l'Inter così come la Pistoiese, Camilli tra alti e bassi resta la garanzia del Grosseto. Il Siena ha la passione del pubblico e un imprenditore appassionato come Ponte, l'Arezzo è una realtà solida. Insomma, le nostre dovrebbero presentarsi compatte ai nastri di partenza, magari con strutture più snelle e tanti giovani da lanciare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
