Toscana
Mps apre a nozze con popolari, Ubi Banca tra gli indiziati
L'ad Fabrizio Viola: l'operazione ha senso industriale
MILANO. Il Montepaschi di Siena pensa ad una fusione con una popolare. Ad aprire verso questo scenario l'amministratore delegato Fabrizio Viola, profondo conoscitore del sistema delle popolari vista la sua lunga esperienza alla guida della Bpm prima e della Bper dopo.
A suo avviso, quindi, un'aggregazione con una delle banche cooperative chiamate dal governo a trasformarsi in Spa può rappresentare un'operazione "industrialmente interessante". E così in attesa dell'incontro con la comunità finanziaria per la presentazione della trimestrale, che dopo tre anni di perdite ha segnato il ritorno all'utile, Viola, intervistato da 'Il Sole 24 Ore', ha ammesso che alla luce di questi risultati il Monte potrà "partecipare in modo attivo al processo di consolidamento che, sono convinto, interesser l'intero sistema bancario nazionale".
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Ma prima di intavolare un'eventuale matrimonio, il banchiere vuole chiudere con successo l'aumento di capitale da 3 miliardi che decollerà entro la fine del mese. "Successivamente - ha detto - valuteremo senza perdere di vista il nostro obiettivo di proseguire nel percorso di rilancio della banca".
Al lavoro ci sono infatti gli advisor Ubs e Citigroup chiamati a "valutare a tavolino le diverse opzioni possibili. Non c'è stata alcuna manifestazione di interesse formalmente formulata". Finora le indiscrezioni hanno sempre indicato Ubi Banca tra gli istituti che avrebbero potuto far rotta su Siena. Ma come indicato più volte dallo stesso Ceo, Victor Massiah, allo stato attuale non c'è nulla: "Prima bisogna consolidare le regole (gli statuti da Spa, ndr) e poi le banche". In aggiunta, nello scenario di consolidamento, il Montepaschi, col ritorno all'utile e con la previsione di raggiungere un risultato netto di 880 milioni nel 2018, rafforza la propria posizione nella trattativa.
Tra le altre banche popolari che dovranno fondersi nell'arco dei prossimi 16 mesi ci sono poi la Bpm, il Banco Popolare e la Bper. Anche qui le indiscrezioni danno Milano e Verona tra le favorite per un eventuale matrimonio, anche se in seguito all'assemblea degli azionisti la sensazione emersa è che i giochi sono ancora lontani.
Voci di strappo invece circolano intorno alla Popolare di Vicenza di Gianni Zonin. Secondo indiscrezioni il direttore generale Samuele Sorato potrebbe rassegnare le dimissioni in occasione del Cda di martedì 12 maggio a causa di crescenti contrasti col presidente. La situazione sarebbe in rapida evoluzione e già si parla di un ritorno di Divo Gronchi a Vicenza.
Sul fronte delle Spa, infine, l'altra banca chiamata a fondersi, Carige, anche lei bocciata agli esami della Bce insieme all'istituto senese. Al momento non sembrerebbe in trattativa con nessuno anche se ha da poco registrato il subentro della famiglia Malacalza con una quota del 10,5% al posto della Fondazione Carige.
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