Il Tirreno

Toscana

Case popolari, attenti al nuovo Isee: può far perdere l’alloggio

di Giovanna Mezzana
Case popolari, attenti al nuovo Isee: può far perdere l’alloggio

La Regione ha fissato un tetto di 16.500 euro e tanti potrebbero non rientrarci In attesa di capirne le conseguenze si sta pensando di congelare la norma

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Le case sono poche, le risorse a disposizione idem: la Regione Toscana parte da qui – da un dato di fatto – per ridisegnare il sistema di assegnazione e di gestione degli alloggi popolari. Lo fa con una nuova legge, che riscrive di sana pianta quella del ’96. Le novità sono molte: prima fra tutte, l’utilizzo dell’Isee come criterio di assegnazione degli alloggi. Una mina vagante – tutto ruoterà intorno al nuovo indicatore, che si preannuncia penalizzante per molte famiglie – tant’è che la Regione prima ha inserito il criterio nella norma e poi ha deciso di congelarlo. La nuova legge non piace a molti sindacati degli inquilini: basti pensare all’incremento del canone minimo che triplica, passando da 12,40 euro a 40 euro mensili.

L’ISEE ATTESTA. I nuovi requisiti di accesso sono più rigorosi rispetto a prima. Bisogna dimostrare di non potersi permettere l’affitto di un alloggio a prezzo di mercato: come? Fa fede l’Isee, il cui valore non deve essere superiore a 16.500 euro. Difficile dire se l’asticella sia stata collocata all’altezza giusta: l’impatto sulle famiglie del nuovo Isee non è ancora stato stimato. Ecco perché è in corso d’adozione da parte della Giunta regionale un atto che sospende l’utilizzo dell’Isee come criterio di assegnazione degli alloggi e affida all’Osservatorio sociale regionale il compito di svolgere simulazioni per stimarne gli effetti; il blocco dell’Isee durerà dodici mesi dall’entrata in vigore della legge (23 aprile 2015); nel frattempo rimane in vigore il vecchio sistema di valutazione che si basa sul cosiddetto reddito convenzionale; è stata poi prevista una clausola valutativa per la quale la Giunta regionale dovrà inviare al Consiglio, entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge, una relazione che mappi eventuali criticità emerse.

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LEGAMI STABILI. Uno dei nuovi requisiti per ottenere l’alloggio popolare è il radicamento con il territorio: bisogna aver vissuto (residenza anagrafica) o avere un’attività lavorativa stabile sul territorio da almeno cinque anni. E bisogna anche essersi comportati bene: cioè non aver fatto occupazioni abusive nei cinque anni precedenti la presentazione della domanda.

IL POSSESSO. D’ora in poi peseranno anche i beni mobili registrati e posseduti dai componenti del nucleo familiare: il valore di questi beni non deve superare la soglia di 25.000 euro, a meno che uno o più di essi non siano strettamente necessari a svolgere l’attività di lavoro, ad esempio, un camioncino o un macchinario. Mai più insomma Ferrari (o anche Bmw cabrio) parcheggiate di fronte alle case popolari. Non c’è diritto all’alloggio, poi, se in famiglia c’è un componente che possiede un bene immobile ad uso abitativo; ma anche se lo ha nelle proprie disponibilità per uso o usufrutto, criterio questo troppo stringente e che non coglie il bisogno reale, secondo molti sindacati.

I FAVORITI. Uno dei cardini è quello di dare centralità alle graduatorie favorendo chi attende da anni. Sono previsti crediti aggiuntivi a chi, ad esempio, è in graduatoria da almeno quattro anni. Dà diritto a punteggio ulteriore anche la residenza sul territorio da più di dieci anni, la presenza in famiglia di un anziano o di un disabile.

CHI CI PERDE. Il nuovo sistema al contempo ridimensiona lo “slancio” verso l’assegnazione di un alloggio su cui nel vecchio sistema contava chi arrivava da situazioni contingenti come lo sfratto. Anche i casi di emergenza verranno gestiti in modo tale che non venga svantaggiato chi attende in graduatoria; ad esempio, a chi è stato sfrattato da un alloggio privato per morosità incolpevole (non pagava l’affitto perché ha perso il lavoro), a chi vive in roulotte, a chi ha uno sfratto ormai senza appello (esecutivo), gli potrà essere dato provvisoriamente un alloggio in modalità di “utilizzo autorizzato” ma di esso non sarà titolare a tutti gli effetti.

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I requisiti

Residenza (anagrafica) o attività lavorativa stabile sul territorio da almeno cinque anni.

Nessuna occupazione abusiva nei cinque anni precedenti la domanda.

Isee non oltre la soglia di 16.5000 euro (valore sotto valutazione)

Valore dei beni mobili registrati del nucleo familiare non superiore a 25.000 euro (esclusi quelli strattamente connessi all'attività lavorativa).

Nessuna proprietà su beni immobili ma anche nessun diritto di uso o usufrutto.

I punteggi

Più punti a chi è in graduatoria da almeno quattro anni.

Più punti a chi risiede sul territorio da oltre dieci anni.

Più centralità alle graduatorie: chi avrà un alloggio perché proviene da una situazione di emergenza sarà autorizzato all'utilizzo di esso ma non ne sarà titolare.

Canoni più alti

Il canone minimo passa da 12,40 euro a 40 euro mensili.

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