Il Tirreno

Toscana

Elezioni regionali: tutti contro Rossi per impedire che faccia cappotto

Ilaria Bonuccelli
Il consiglio regionale
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Il consiglio regionale

Il governatore uscente vuole il superpremio, ma i contendenti cercano il ballottaggio. Il Movimento 5 Stelle punta a diventare il secondo partito in Toscana

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Il Pd in Toscana non punta a vincere al primo turno. Punta a fare cappotto. In vista delle regionali del 31 maggio, per scaramanzia nessuno, nel partito, ammetterebbe quello che tutti, anche il centrodestra, ripetono da settimane, sondaggi alla mano: la conferma di Enrico Rossi a governatore della Toscana è scontata. La scommessa è un’altra, alla luce della nuova legge elettorale: superare il 50%, anzi il 60% dei voti validi e portare a casa il super premio di maggioranza, quei 26 consiglieri su 40 che consentirebbero di governare la Regione senza turbolenze, se non quelle interne fra renziani, non renziani, poco renziani, renziani della prima e seconda ora.

M5s punta al ballottaggio. Ora che le liste sono presentate e le candidature dei governatori formalizzate alla Corte d’appello di Firenze, il quadro è più chiaro. Con sette aspiranti presidenti (Rossi compreso), dieci liste e il Pd intenzionato a fare il pigliatutto (o quasi), agli altri, resterebbero le briciole: i 14 consiglieri, la quota di “garanzia” su cui è pronto a buttarsi, in prima battuta, M5s che ambisce a diventare il secondo partito. Addirittura è l’unico che ancora, apertamente, punta a portare il Pd al ballottaggio con una strategia semplice: ridurre l’astensionismo. Più gente va a votare più possibilità ci sono di intercettare il voto di protesta e di costringere il centrosinistra al secondo turno che debutta in queste regionali. La speranza di mettere a segno il colpo è data da sondaggi che darebbero il movimento, oggi, fra il 15 e il 20%. Perfino avanti alla Lega che già prima dell’era Salvini in Toscana era riuscita a conquistare quattro seggi.

La sfida della Lega. È vero che nel 2010 - un’altra epoca politica - il parlamento toscano aveva 15 seggi in più, ma è anche vero che oggi Salvini sembra essere più capace di intercettare il malcontento in precedenza appannaggio di Grillo. Non a caso, il leghista è spesso in Toscana, mentre Grillo finora non si è visto. I suoi sostengono che da qui alla fine del mese Grillo farà apparizioni a sorpresa, anche se il movimento oggi è “più maturo” e non ha bisogno del tutoraggio. Ma alcuni osservatori ritengono che M5S sia meno strutturato rispetto alla Lega per la caccia alle preferenze, l’altra grande novità della tornata elettorale.

L’incognita preferenze. Proprio il ritorno alle preferenze, potrebbe favorire la Lega su M5s che rischia di perdere la protesta anche della sinistra radicale: stavolta, infatti, Rc, Sel, ambientalisti che non si riconoscono nel Pd si presentano con una propria lista e un candidato, Tommaso Fattori, che (per i sondaggi) potrebbe arrivare fino al 10%.

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Gara nel centrodestra. Questa percentuale andrebbe a erodere consiglieri al centrodestra, costretto a una competizione parallela a quella per l’elezione del governatore: la corsa fra ex alleati per diventare la seconda (o terza) forza in consiglio regionale. Il vero partito di opposizione. Questo è un grande paradosso creato dalla nuova legge elettorale: nata per “polarizzare il voto”, per creare grandi coalizioni, ha finito per frammentare - almeno in fase di candidature- sia sinistra che destra. Penalizzando anche la rappresentatività della costa, con il sistema di ripartizione dei seggi che favorisce la grande provincia (da oltre 1 milione di elettori) di Firenze.

Coalizioni frammentate. Rossi, infatti, si presenta senza la sinistra radicale e appoggiato da due liste, il Pd e Popolo Toscano, una lista riformista all’interno della quale ci sono molti candidati con ruoli di spicco nell’Udc. Destinati, probabilmente, a rappresentare l’unica vera opposizione interna al partito di maggioranza assoluta: è data fra il 3 e il 5% e quindi, potrebbe contare su due o tre consiglieri. Lasciandone da 20 a 23 al Pd.

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Sbarramenti e sparizioni. A destra, il frazionamento - che rispecchia lo sbandamento nazionale - è ancora più evidente: tre candidati, sei liste. Per questo, le tre coalizioni si trovano a correre per la sopravvivenza politica e amministrativa. La legge elettorale non dà scampo: una coalizione deve raggiungere il 10% per accedere al parlamento regionale e all’interno del raggruppamento la lista singola non può scendere sotto il 3%; la lista isolata deve avere almeno il 5% dei voti validi. Queste percentuali in termini politici hanno significati precisi. Intanto per FI: significano scendere da dieci consiglieri (del Pdl) a tre, se si conferma la previsione dei sondaggi del risultato minimo al 10%. Cinque, in caso di exploit. Ma nessuno osa crederci.

Banditi (quasi) i listini bloccati. Certo FI è organizzata sui territori, ha una capacità di raccolta preferenze che altri partiti non hanno. E proprio per stimolare una sorta di “concorrenza” interna fra candidati ha evitato di ricorrere al “listino” bloccato nella presentazione delle liste: la candidatura di tre generali che sarebbero passati automaticamente. Le tre candidature bloccate, infatti, avrebbe sgonfiato l’ impegno degli aspiranti consiglieri, soprattutto in prospettiva di ottenere solo tre seggi. Senza “listino”, invece, resta la competizione, soprattutto in zone tradizionalmente vicine a FI come Lucca, Pisa, Arezzo e Livorno. Dove si teme più la concorrenza della Lega che non quella di Ncd - dato oggi al massimo al 2% (con il rischio di non entrare neppure in consiglio) o di Fdi. Grillo è vissuto come un’incognita “al ribasso”, anche se il movimento punta molto sul successo a Massa Carrara - zona di origine del candidato presidente - Lucca, Pistoia, Pisa, Siena.

La costa “danneggiata”. Ce la farà a piazzare consiglieri in queste aree? La risposta arriva dalla legge elettorale. Salvo rare eccezioni, è quasi scontato che il primo consigliere eletto di ciascun partito, sarà di Firenze. La ex provincia, infatti, pur essendo divisa in quattro circoscrizioni elettorali, ai fini della ripartizione dei seggi, è considerata come un’unica circoscrizione. Ora per l’attribuzione dei consiglieri si considera il voto assoluto dei candidati, non la percentuale. Perciò circoscrizioni più piccole sono destinate a essere penalizzate. Perché - si ammette a mezza bocca - i partiti sono tutti “fiorentino-centrici”. Del resto, per avere una diversa organizzazione delle circoscrizioni elettorali si sarebbero dovute frammentare le province. Allora si è fatto prima così. Perciò se il Pd forse farà scattare il terzo consigliere a Pisa e non a Firenze, gli altri partiti, specie quelli da 1 seggio, sono destinati a parlare fiorentino. Ma ognuna delle tredici circoscrizioni - dice la legge - avrà un proprio consigliere. Almeno uno. Il contentino.

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di Redazione web