La protesta
Pensioni: la Consulta boccia la norma Fornero. Rimborsi per almeno 5 miliardi e un "buco" nei conti pubblici
Fornero (che per questa norma si commosse fino a piangere durante la conferenza stampa): "Il blocco della perequazione fu una scelta governo. Fu la cosa che mi costò di più, ma non fu decisione mia". Riguarda gli assegni tre volte superiori minimo Inps, erode potere acquisto
ROMA. E' una vera e propria bomba quella sganciata dalla Corte Costituzionale con una sentenza che 'boccia' il blocco delle perequazioni pensionistiche scattato con la norma Fornero. Una bomba che rischia di creare un 'buco' da 5 miliardi nei conti pubblici. Nel 2011 all'interno del decreto Salva Italia, il governo Monti inserì una misura che riguardava le pensioni di importo mensile superiore a tre volte il trattamento minimo Inps: per il biennio 2012-2013 era sospeso il meccanismo che adegua l'assegno pensionistico al costo della vita. Nell'annunciare il provvedimento, l'allora ministro del Welfare, Elsa Fornero, pianse in diretta tv durante la conferenza stampa. "Abbiamo dovuto, e ci è costato anche psicologicamente, chiedere un sacr...", disse senza riuscire a terminare la parola "sacrificio".
Quel sacrificio che ora dovrà essere restituito ai pensionati per una scelta "che non fu mia - specifica oggi, giovedì 30 aprile, la Fornero - ma di tutto il governo" per fare risparmi in tempi brevi. Secondo gli ultimi dati Istat, il blocco delle indicizzazioni ha toccato circa 6 milioni di persone con pensione superiore ai 1.500 euro mensili lordi. La quota maggiore è costituita da pensionati che percepiscono tra i 1.500 e i 1.999 euro (17,4%) e tra 2.000 e 3000 euro (13,7%): cifre quindi non altissime. Ora l'Inps dovrà ricalcolare gli assegni liquidati. "Il tema - fa sapere in prima battuta il Tesoro - è all'attenzione del ministero dell'Economia: si valuteranno motivazioni della sentenza e impatto sulla finanza pubblica". Impatto che "sarà rilevante", ammette poi il viceministro Enrico Morando. "Se si dichiara illegittima la mancata corresponsione dell'adeguamento, quei pensionati ora hanno diritto ad averlo. La conseguenza è che l'adeguamento va corrisposto", spiega Morando. Che però non nasconde una certa sorpresa per il fatto che non ci sia stato "un bilanciamento con l'art. 81 della Costituzione" sul pareggio di bilancio e i diversi interessi in gioco "come avvenne con la Robin Tax", la tassa sulle aziende petrolifere, quando la Corte, 2 mesi fa, pronunciò una sentenza non retroattiva. Qui, invece, "l'onere si scarica sui conti pubblici". Un calcolo non è ancora stato fatto. Ma dalle cifre che l'Avvocatura dello Stato fece in udienza di fronte alla Consulta, in ballo ci sono circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 per il 2013. A spanne 5 miliardi. Ma perché la Corte, sulla scorta delle istanze del Tribunale di Palermo e della Corte dei Conti, ha respinto al mittente la norma? Perché l'interesse dei pensionati, specie se "titolari di trattamenti previdenziali modesti, è teso alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite" e il diritto a una pensione adeguata è un "diritto costituzionalmente fondato" che non va "irragionevolmente sacrificato nel nome di esigenze finanziarie non illustrate in dettaglio".
A redigere la sentenza, la giudice Silvana Sciarra, giuslavorista. Una pronuncia importante, osserva il costituzionalista Massimo Siclari, perché la Corte ha ribadito che "le esigenze economiche non sono necessariamente e automaticamente preponderanti su diritti fondamentali quali proporzionalità, ragionevolezza e solidarietà". La sentenza ha provocato inevitabili reazioni politiche e sindacali. La più agguerrita, la Lega, che fa delle pensioni un cavallo di battaglia: "E' un bello sberlone alla Fornero, al Pd e a chi votò quella legge infame - va giù duro Matteo Salvini -. Ma ora aspetto da Renzi una risposta: per superare quella legge infame, sono pronto, se serve, a votare una proposta Lega-Pd". La presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni fa notare che "per un volta non sorridono solo i pensionati d'oro". "Il Pd, che votò la norma, ora la cambi", è l'appello del leader di Sel Niki Vendola, in sintonia con quanto chiede la Cgil. La Cisl auspica che la decisione della Consulta sia "un monito per il governo". E la Uil chiede di "restituire il maltolto".
Fornero: il blocco della perequazione fu scelta governo. Fu la cosa che mi costò di più, ma non fu decisione mia. Il blocco della perequazione per le pensioni oltre tre volte il minimo "non fu scelta mia": lo dice l'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero ricordando che fu una decisione "di tutto il Governo" presa per fare risparmi in tempi brevi. "Vengo rimproverata per molte cose - dice ma quella non fu una scelta mia, fu la cosa che mi costò di più". Fornero ricorda che proprio su questo punto si commosse fino al pianto nella conferenza stampa di presentazione del Salva Italia. "Fu ritenuta dal Governo nel suo insieme, ha detto, soprattutto da quelli che guardano ai conti, una scelta necessaria perchè dava risparmi nell'immediato". Fornero ha commentato la sentenza di incostituzionalità della Corte sulla norma che blocca il recupero dell'inflazione delle pensioni dicendo "la Corte avrà avuto le sue buone ragioni".
Paolo Ferrero: la sentenza della Corte era scontata. "La sentenza della Corte Costituzionale era scontata in quanto il provvedimento di blocco per una parte delle pensioni era palesemente anticostituzionale. Posto che la norma della Fornero era completamente sbagliata nel merito, perchè penalizzava anche pensionati che certo non avevano una pensione da nababbi, la vera presa in giro è che non è la prima volta che la Corte boccia norme di taglio delle pensioni più alte: i governi fanno norme palesemente illegali in modo da fare un pò di demagogia e poi vedersi bocciate le norme stesse. La soluzione c'è ed è molto semplice: si abolisca la riforma Fornero e il governo tagli le pensioni d'oro - sopra i 5000 euro al mese - modificando i criteri di calcolo delle pensioni e introducendo una nuova aliquota fiscale del 75% sopra i 75.000 euro di reddito. In questo modo i lavoratori andrebbero in pensione ad una età decente, milioni di di giovani disoccupati avrebbero un posto di lavoro e i ricchi pagherebbero sul serio, senza problemi di costituzionalità". Lo afferma in una nota Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea.
Pensioni: blocco indicizzazione per 6 mln di persone. Istat, nel 2013 erano il 36,7%, assegni d'oro per 0,1%. Il blocco dell'indicizzazione delle pensioni scattato con il Salva Italia e ora bocciato dalla Consulta ha toccato una platea di circa 6 milioni di persone, ovvero quante sono quelle con un reddito da pensione superiore ai 1.500 euro mensili lordi, secondo gli ultimi dati dell'Istat sulla previdenza, aggiornati al 2013. Lo stop alla perequazione ha infatti interessato gli assegni superiori a tre volte il minimo (circa 1.500 euro al mese).
Guardando alle percentuali si tratta di oltre il 36% del totale degli oltre 16,3 milioni di pensionati italiani. Nel dettaglio, i pensionati d'oro, che superano i dieci mila euro mensili, sono circa 12 mila (lo 0,1%).
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