Guerrina, padre Gratien non risponde al magistrato
Il frate accusato di omicidio e occultamento di cadavere in carcere si è avvalso della facoltà di non rispondere all'interrogatorio di garanzia davanti al gip e al pm. L'avvocato difensore: è sconvolto
AREZZO. Come preannunciato, in occasione dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip nel carcere di Arezzo, si è avvalso della facoltà di non rispondere padre Gratien Alabi, il frate arrestato giovedì scorso con l'accusa di omicidio volontario e soppressione di cadavere di Guerrina Piscaglia, la donna di 50 anni di Cà Raffaello (Arezzo) di cui non si hanno tracce dal primo maggio dello scorso anno.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11297007:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/04/24/news/scomparsa-nell-aretino-parla-il-legale-del-frate-arrestato-per-omicidio-e-occultamento-di-cadavere-1.11297007]]L'interrogatorio è durato pochi minuti, il tempo delle formalità di rito, poi il gip Piergiorgio Ponticelli e il pm Marco Dioni, titolare delle indagini sulla scomparsa della donna, sono tornati al palazzo di giustizia. L'avvocato Luca Fanfani ha confermato il ricorso al riesame, che sarà presentato in settimana, a cui sta già lavorando. L'avvocato ha detto che padre Gratien è provato ma consapevole di cosa sta affrontando.
L'avvocato del frate: è sconvolto, e ci sono buchi nelle indagini. "Non ci sono elementi, a mio avviso, per trattenere Padre Gratien in carcere". Lo ha detto l'avvocato Luca Fanfani, difensore del frate accusato di aver ucciso Guerrina Piscaglia, la cinquantenne scomparsa il primo maggio scorso da Ca' Raffaello, nell'Aretino. "Padre Gratien è sconvolto - ha poi aggiunto - perché gli viene contestato di avere fatto del male ad una persona alla quale voleva bene e alla quale ha sempre voluto bene. Si chiede chi può averlo fatto sul serio". Il legale si è poi soffermato sulle indagini: "Fa specie che l'ordinanza sia stata firmata a 24 ore dalla scadenza del divieto di espatrio per Gratien, quando la richiesta era stata depositata il 23 febbraio. Le indagini sono partite tre mesi dopo. Guerrina non è mai stata cercata, perché si è partiti dalla logica dell'allontanamento volontario. Gli investigatori non hanno mai cercato di individuare lo 'zio Francesco', né la sua auto grigia, sulla quale un testimone avrebbe visto salire Guerrina. Gli investigatori lo hanno sempre definito personaggio inesistente, come il venditore marocchino con il quale Guerrina e il marito bevvero una birra il 30 aprile e che poi fu trovato e sentito in incidente probatorio. L'elemento tuttavia maggiormente sconvolgente è che la famosa telefonata minatoria da parte di Guerrina al frate non sia mai stata trascritta e che non ve ne sia traccia alcuna, sebbene sia stata più volte tirata in ballo".
L'avvocato ha poi annunciato di lavorare al ricorso al Riesame: "Lo presenterò questa settimana e, a metà maggio, dovrebbe già arrivare il pronunciamento".
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