Il Tirreno

Toscana

Il commento - I nostri laboratori un'eccellenza da Expo

Maria Chiara Carrozza
Il commento - I nostri laboratori un'eccellenza da Expo

Se mi fosse stato chiesto quale immagine scegliere per il logo della Toscana all'Expo, io avrei proposto di inserire non solo le immagini dei nostri monumenti ma anche i simboli dei nostri laboratori di ricerca

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Se mi fosse stato chiesto quale immagine scegliere per il logo della Toscana all'Expo, io avrei proposto di inserire non solo le immagini dei nostri monumenti ma anche i simboli dei nostri laboratori di ricerca: provette, libri, chip o ingranaggi. Perché la Toscana è anche e soprattutto studio e ricerca. Per chi crede con Mazzucato che lo Stato possa e debba essere “innovatore”, la politica della ricerca pubblica ha un ruolo fondamentale per spingere il progresso scientifico e tecnologico, per creare posti di lavoro e, in ultima analisi, produrre maggior benessere per i cittadini. In queste ultime ore abbiamo presentato i risultati raggiunti dalla ricerca sulle mani artificiali, che ha un obiettivo molto semplice da definire ma molto complesso da raggiungere: restituire tatto e prensione agli amputati ma anche estetica e funzionalità. Di fatto si tratta di sviluppare una mano bella a vedersi e che sia “plug and play” cioè pronta per un impianto minimamente invasivo sul soggetto amputato. Sono venticinque anni che seguo nella mia carriera scientifica l'evoluzione della bionica e della robotica, negli anni l'area di ricerca si è chiamata in molti modi diversi, da bionica a neuro-robotica, ma ha sempre perseguito il grande sogno di restituire la mano agli amputati, anche quelli poveri e bisognosi, e quelli che usano la mano per lavorare.

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I miei giovani colleghi hanno presentato gli ultimi risultati che rappresentano una tappa fondamentale in questo percorso: una mano soffice, che sembra rubata ai fumetti, con un design innovativo che accentua il contenuto tecnologico, con sensori, attuatori e un meccanismo sofisticato che è frutto del duro lavoro della ricerca e dell'ingegneria pisana e toscana. Si tratta del lavoro di tanti studenti e ricercatori, venuti da tutto il mondo per cercare un luogo ottimale per fare ricerca: Pisa. Questo ci riporta alla mente un tema ancora più grande della ricerca sulla bionica, quello del futuro della ricerca e dello studio in Toscana, in un tempo in cui ci aspettiamo uno Stato e una Regione innovatori che sappiano cogliere una delle vocazioni più importanti della Toscana, la cultura, la scienza e l'innovazione. Le tre Università toscane, i centri di ricerca del Cnr, gli ospedali, i poli scientifici e tecnologici rappresentano un tesoro inestimabile e importante che non può essere lasciato senza indirizzo e attenzione, la ricerca è libera ma ha bisogno di essere coltivata, finanziata e anche valorizzata dalla politica e dai cittadini. Molti sono attratti dai risultati eclatanti delle nostre ricerche ma pochi comprendono l'enorme sforzo umano e intellettuale speso per raggiungerli. Pisa, Firenze e Siena sono città d'arte, ma anche sedi universitarie dove si sono formate generazioni di italiani, sono città vive non solo perché affollate dai turisti, ma soprattutto perché affollate da una popolazione giovane e vivace che viene per studiare e imparare e crea qui il proprio futuro.

Tornando alla mia cartolina della Toscana, io non mi chiedo se debba starci la Torre di Pisa, o la cupola del Brunelleschi, ma penso che debbano esserci i nostri laboratori di ricerca, le biblioteche e le nostre aule, che tanto attraggono talenti da fuori, e mi aspetto che la politica regionale sappia dare una risposta chiara e netta sul futuro di queste risorse “umane”. Sogno un nuovo modello economico fondato sulla capacità di inventare e traslare dal laboratorio alla clinica e all’impresa le idee dei nostri giovani. Per questo servono scelte, coraggio, finanza, burocrazia snella; e la capacità di avere una visione chiara dello Stato innovatore che investe su nuove idee, le sperimenta, le valorizza e le trasforma in valore per i cittadini. La differenza si potrà fare solo con la capacità di scelta, e con metodi di valutazione trasparenti ed efficienti.

“Tutto il mondo va all'università” titola The Economist, speriamo che ci vada anche la Toscana.

(l’autrice, già ministro della Pubblica istruzione, è docente di Bioingegneria industriale)

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