Il Tirreno

Toscana

Antichi: "Renzi, Salvini e la triste fine di Forza Italia"

Mario Lancisi

Alessandro Antichi, leader degli azzurri in Toscana, critica l'attuale gestione del partito: "Abbiamo perso lo spirito del 1994. Renzi sta realizzando le riforme che voleva fare Berlusconi"

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«Bondi ha ragione: Forza Italia così è finita. O torna al suo progetto originale oppure è meglio chiudere. Me lo dice spesso anche la mia mamma Siria di ottandue anni: “Alessandro, abbi pazienza ma io Berlusconi non lo voto più. A me piace quel ragazzo di Firenze, sì il Renzi”. E lo sento anche nei bar. Persino i miei sostenitori, quelli che mi finanziano le campagne elettorali: da due anni votano Renzi».
Chi parla è uno dei leader toscani di Forza Italia, il grossetano Alessandro Antichi, 57 anni, avvocato, quattro figli, cattolico (è terziario francescano), estrazione cattolico-liberale (il suo punto di riferimento è don Luigi Sturzo e nel suo comodino tiene il Compendio della dottrina sociale della Chiesa). Era un giovane avvocato quando Berlusconi scese in campo nel 1994. «Fu un colpo di fulmine per me perché parlava di riforme: meno tasse, meno soldi ai partiti, meno burocrazia, meno Stato...», ricorda un po’ mesto Antichi. L’ex Cavaliere lo appassionò alla politica. Decise di seguirlo e si iscrisse subito a Forza Italia. Uno dei primi in Toscana. Nel 1997 Antichi sconfigge la sinistra a Grosseto, roccaforte rossa, e diventa sindaco con il 51,41%. Alle elezioni del 2001 viene riconfermato con il 58%. Poi nel 2005 è il candidato del centrodestra alla Regione Toscana.
Due legislature da consigliere regionale. Dal 1 giugno, inizio della nuova legislatura, che farà?
«Andrò a giocare a golf, la mia passione», sorride.
A parte il golf...
«Lascio la Regione. Torno a fare l’avvocato a tempo pieno. D’altra parte io penso che si può dare una mano a cambiare il mondo anche facendo l’avvocato».
Addio alla politica?
«No, quella è una passione che mi porto dentro e continuerò a farla».
Magari con Renzi, come suggerisce la mamma.
«Credo che valga ancora la pena di impegnarsi in Forza Italia per il suo rilancio».
Con Verdini? Con Fitto? Con il cerchio magico di Silvio?
«Non è un problema di nomi, ma di valori. Da un anno e mezzo vado ripetendo, ma ho come l'impressione che mi prendano per scemo, che il centrodestra è in difficoltà perché il suo naturale spazio politico è stato occupato da Renzi. Molti dei nostri elettori votano per lui. Sa cosa dicono nei bar?Per me valgono più di tanti sondaggi».
Cosa si dice nei bar di Grosseto?
«Una buona fetta dei nostri elettori non andrà a votare. Il 31 maggio andranno al mare. Poi nel centrodestra c’è un elettorato che fa scelte di pancia e vota Salvini per la sua politica contro gli immigrati. Una fetta di elettori è attratta dalla Meloni. Infine ci sono i nostalgici di Forza Italia, quelli che ci votano per abitudine, ma sono sempre di meno. Ma quelli che vanno al mare se ci fossero le elezioni politiche non voterebbero per noi, ma per Renzi».
Tra Matteo Salvini e Matteo Renzi nel suo partito molti preferiscono il primo. Lei?
«Io no, la mia cultura è cattolica e liberale, non populista. Gli urli contro i rom non sono una politica. Dirò di più: non voterei neppure per Forza Silvio, come pare che vogliano fare chi fare parte del cerchio magico di Arcore. Non voterei mai per un nome, ma per un progetto. Quello che dobbiamo fare è ritornare al progetto originario di Forza Italia. E di fungere da coscienza critica del renzismo».
Addirittura?
«Parliamoci chiaro: Renzi è la continuazione della modernità di Berlusconi in politica, ma al contrario del Cavaliere, sta riuscendo a portare l'innovazione anche a livello delle istituzioni e del governo. Il premier fiorentino insomma sta realizzando anche ciò che Berlusconi per le molte resistenze incontrate non è riuscito a fare».
Ma chi è per lei Renzi?
«E’ l’incarnazione dello spirito del nostro tempo. Sta cercando di fare quello che non siamo riusciti a fare noi: la riforma del lavoro, i tagli ai costi della politica, la rottura con i corpi intermedi come i sindacati, l’abolizione della concertazione come metodo di governo e così via. Lui va diritto allo scopo, non guarda in faccia a nessuno. E, almeno per ora, non ha la magistratura che lo ostacoli».
Difetti?
«E’ furbo, si vede che viene dalla Dc, un po’ si serve di noi e un po’ della sua sinistra interna. La teoria dei due forni di Andreotti, ricorda?».
Vi chiamano, a voi legati a Verdini, Forza Renzi.
«Una cretinata politica. Mi spiego. Renzi sta attuando le riforme di Berlusconi, ma non è l’originale. L’originale siamo noi. Quindi noi dobbiamo tornare alle origini. Per criticare e stimolare Renzi. Bacchettarlo se fa male, appoggiarlo se opera secondo i nostri valori. Questo era il senso politico del patto del Nazareno. Che, lo vorrei ricordare ai Brunetta, ai cerchi magici del mio partito, ha ridotto alla marginalità la sinistra del Pd. I Fassina, i D’Alema, i Bersani sono sull’orlo della scissione. Grazie anche al patto del Nazareno. E noi dovremmo andare contro Renzi per fare il gioco di D’Alema, cioè degli ex comunisti? Demenziale».
In caso di scissione nel Pd, se Renzi dovesse fondare il partito della Nazione, Forza Italia cosa dovrebbe fare?
«Starci dentro. Come un’anima liberale dentro un progetto moderato e di centro. Come sostengono anche Bondi e la Repetti e molti altri nel partito, non ci può essere un futuro politico nostro senza un rapporto con il progetto di Renzi».
C’è chi sostiene che il chiarimento dentro Forza Italia avverrà dopo le elezioni. Cosa ne pensa?
«E’ una prospettiva ragionevole. C’è chi prima di tirare le conclusioni aspetta di prendere altri ceffoni. Io le conclusioni, come ho spiegato, le ho già tratte».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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