Il Tirreno

Toscana

La notte di Dante: il 7 aprile la "scomparsa" nella selva oscura

di Fabrizio Brancoli
La notte di Dante: il 7 aprile la "scomparsa" nella selva oscura

Come un giallo, di settecentoquindici anni fa... Il soggetto ha trentacinque anni, è vestito con una lunga tunica e ha fatto perdere le sue tracce addentrandosi in un bosco buio. Chi l'ha visto? E perché si è così certi che la data della sparizione sia questa?

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Quando si perdono le sue tracce, il soggetto ha trentacinque anni. D.A. scompare in Toscana nella notte tra il 7 e l’8 aprile. Nessuno dà l’allarme, nessuno presenta denuncia alle autorità, così nasce un mistero. Qualcuno sostiene che si tratti di un gesto di libero arbitrio, quindi da rispettare; altri temono che sia un rapimento. In ogni caso, è un giallo: dove è finito? In quali condizioni è? E qual è il motivo della sua improvvisa assenza? Chi l’ha visto?

Qualche indizio, per far partire le ricerche, c’è. Lo scomparso si muove prevalentemente nell’area di Firenze, tra città e hinterland, e non disdegna di compiere ampi giri in altre province della Toscana. Nella notte tra il sette e l’otto D.A. non si trova in centro: una serie di segnalazioni permette di collocare i suoi movimenti in campagna, vicino a un bosco non meglio precisato. L’ultima volta è stato visto con un lungo abito, sembra di colore rosso bruno, coperto da due mantelli di foggia fiorentina. Segni particolari, un naso fortemente pronunciato, visibile nel profilo del volto. Di carattere forte e irascibile, geniale, caratterizzato da rapporti alterni con le autorità costituite, ama viaggiare, anche fuori dalla regione. Attenzione: sta attraversando un periodo particolare della sua vita; un periodo di disorientamento e di confusione morale. Potrebbe essere ovunque. Potrebbe essere in pericolo. E non si sa quando potrà ricomparire.

La notizia, in effetti, è un po’ datata... Di sette secoli e quindici anni, per l’esattezza.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita”.

Dante Alighieri – ora le iniziali non servono più – si smarrì nella selva oscura proprio nella notte del 7 aprile del 1300; è questa la data d’inizio del suo clamoroso viaggio oltre la dimensione del reale, fino al compimento del massimo capolavoro della letteratura di tutti i tempi, La Divina Commedia. E come facciamo a essere così precisi?

Tutto parte da un’espressione usata da un diavolo. Si chiama Malacoda e al verso 112 del ventunesimo canto dell’Inferno dirà una frase decisiva, che permette di fissare quel giorno specifico e, da lì, di calcolare il resto della cronologia.

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Nell’Inferno Dante spiega il contesto in cui appare la lonza, la prima delle tre belve (fiere) della selva oscura: si tratta dell’alba, o comunque delle prime ore del giorno e il sole sorge nella costellazione dell’Ariete.

Insomma, siamo all’inizio della primavera. L’equinozio di primavera, nel Medioevo, era un periodo davvero speciale: era pensiero comune  che si trattasse dell’ultimo giorno della creazione del mondo da parte di Dio, così come la morte di Cristo, insomma, il Venerdì Santo. E nel 1300 il Venerdì di Pasqua era proprio l’8 aprile. Nello stesso giorno, seguendo la “trama” della Divina Commedia, Dante incontra Virgilio. Accadrà proprio all’uscita dalla selva.

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(Esiste una alternativa altrettanto forte: lo smarrimento di Dante nella selva oscura potrebbe essersi verificato il 25 marzo, sempre del 1300. Ma, insomma, noi stiamo scrivendo questo articolo proprio nella sera del 7 aprile del 2015 e confessiamo che... per suggestione di calendario tifiamo per la prima tesi).

(da un'idea di Fabio Demi)

 

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