Attenzione
L'eredità dell'amicizia dopo la valanga
Dall'ospedale il racconto triste e doloroso di Alessandro Ciabattini delle ultime ore di Cesare Paoletti, morto sotto la slavina, ci consegna la certezza che possiamo non essere soli, fino all'ultimo
Sepolti in mezzo alla neve, disperati per un dramma del quale non vedevano la soluzione, vittime del gelo e del panico, Cesare e Alessandro si parlavano. Ed era il primo, che poi non ce l’avrebbe fatta, a confortare il secondo: tieni duro Ale, vedrai che ce la facciamo, non mollare.
Che cos'è l'amicizia?
Gli esseri umani se lo chiedono sin dalla preistoria e si rispondono non con una, ma con migliaia di definizioni; che poi sono casistiche, testimonianze, storie. Ecco, oggi ne abbiamo un’altra rappresentazione. L’amicizia, per esempio, è spendere la tua voce preziosa mentre lotti tra la vita e la morte, non per piangere, per invocare il cielo, per scatenarti contro un destino malvagio o per conservarti in forze; ma per rassicurare la persona che hai vicino e indurla a resistere.
[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.11188021:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2015/04/06/news/pratese-travolto-dalla-valanga-non-e-in-pericolo-di-vita-1.11188021]]Dall'ospedale il racconto triste e doloroso di Alessandro Ciabattini ci consegna questa certezza, cristallizzata dentro una slavina: esistono legami capaci di stringere le anime in un patto di sangue come quello degli antichi indiani americani. Non c’è solo la letteratura, o la retorica filmica, a sorreggere la nostra idea di amicizia: è una realtà, non è eccesso né sentimentalismo.
Moravia ha scritto: «Le amicizie non si scelgono per caso, ma secondo le passioni che ci dominano». Cesare e Alessandro si erano scelti. In comune avevano la montagna e il legame con la natura, l'idea di camminare e scoprire, di conoscere e condividere.
Se Cesare lascia un'eredità, dopo questa tragedia, è proprio quella dell'amicizia. Questo è il patrimonio che ci trasmette con le sue ultime parole e soprattutto con le sue azioni. Avrebbe potuto concentrarsi su se stesso, mentre si giocava gli ultimi respiri e gli ultimi battiti cardiaci nella partita beffarda dell’esistenza. Invece ha deciso di prestare attenzione ad Alessandro, che sentiva lamentarsi, immerso nel ghiaccio.
Il nostro amico non è solo il compagno di banco di tanti anni fa, il partner delle avventure o dei viaggi, il confidente, quello che abbiamo aiutato quando era in difficoltà o che ci ha dato una mano quando in crisi c’eravamo noi.
Il nostro amico non è un ricordo, né una visione romantica connessa all’idea di gioventù. Non è un individuo affine con il quale dividiamo una pizza, un lutto o una risata. È l’innesco di un motore emotivo più profondo e ancestrale. È una voce dentro la neve. È l’istinto di aiutarti anche se potrebbe morire pure lui. È una cosa vera.
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