Il Tirreno

Toscana

IL COMMENTO

L'eredità dell'amicizia dopo la valanga

di FABRIZIO BRANCOLI
Il sopravvissuto Alessandro Ciabattini (in primo piano) durante un'escursione in montagna con la vittima Cesare Paoletti
◗
Il sopravvissuto Alessandro Ciabattini (in primo piano) durante un'escursione in montagna con la vittima Cesare Paoletti

Dall'ospedale il racconto triste e doloroso di Alessandro Ciabattini delle ultime ore di Cesare Paoletti, morto sotto la slavina, ci consegna la certezza che possiamo non essere soli, fino all'ultimo

2 MINUTI DI LETTURA





Sepolti in mezzo alla neve, disperati per un dramma del quale non vedevano la soluzione, vittime del gelo e del panico, Cesare e Alessandro si parlavano. Ed era il primo, che poi non ce l’avrebbe fatta, a confortare il secondo: tieni duro Ale, vedrai che ce la facciamo, non mollare.

Che cos'è l'amicizia?

Gli esseri umani se lo chiedono sin dalla preistoria e si rispondono non con una, ma con migliaia di definizioni; che poi sono casistiche, testimonianze, storie. Ecco, oggi ne abbiamo un’altra rappresentazione. L’amicizia, per esempio, è spendere la tua voce preziosa mentre lotti tra la vita e la morte, non per piangere, per invocare il cielo, per scatenarti contro un destino malvagio o per conservarti in forze; ma per rassicurare la persona che hai vicino e indurla a resistere.

[[atex:gelocal:il-tirreno:prato:cronaca:1.11188021:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/prato/cronaca/2015/04/06/news/pratese-travolto-dalla-valanga-non-e-in-pericolo-di-vita-1.11188021]]Dall'ospedale il racconto triste e doloroso di Alessandro Ciabattini ci consegna questa certezza, cristallizzata dentro una slavina: esistono legami capaci di stringere le anime in un patto di sangue come quello degli antichi indiani americani. Non c’è solo la letteratura, o la retorica filmica, a sorreggere la nostra idea di amicizia: è una realtà, non è eccesso né sentimentalismo.

Moravia ha scritto: «Le amicizie non si scelgono per caso, ma secondo le passioni che ci dominano». Cesare e Alessandro si erano scelti. In comune avevano la montagna e il legame con la natura, l'idea di camminare e scoprire, di conoscere e condividere.

Se Cesare lascia un'eredità, dopo questa tragedia, è proprio quella dell'amicizia. Questo è il patrimonio che ci trasmette con le sue ultime parole e soprattutto con le sue azioni. Avrebbe potuto concentrarsi su se stesso, mentre si giocava gli ultimi respiri e gli ultimi battiti cardiaci nella partita beffarda dell’esistenza. Invece ha deciso di prestare attenzione ad Alessandro, che sentiva lamentarsi, immerso nel ghiaccio.

Il nostro amico non è solo il compagno di banco di tanti anni fa, il partner delle avventure o dei viaggi, il confidente, quello che abbiamo aiutato quando era in difficoltà o che ci ha dato una mano quando in crisi c’eravamo noi.

Il nostro amico non è un ricordo, né una visione romantica connessa all’idea di gioventù. Non è un individuo affine con il quale dividiamo una pizza, un lutto o una risata. È l’innesco di un motore emotivo più profondo e ancestrale. È una voce dentro la neve. È l’istinto di aiutarti anche se potrebbe morire pure lui. È una cosa vera.

@fbrancoli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web