Il Tirreno

Toscana

Redditi choc, falsi poveri e finti ricchi

di Stefano Bartoli
Redditi choc, falsi poveri e finti ricchi

I dipendenti dichiarano più dei loro datori di lavoro. La Cgil: uno scandalo

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L'ultima statistica è di appena qualche giorno fa: in Italia ci sono pochissimi Paperoni. Solo 30mila persone nel 2013 hanno dichiarato più di 300mila euro di reddito. E i ricchi sono quasi sempre lavoratori dipendenti. Numeri che hanno contribuito a riaccendere una polemica mai sopita: quella sui falsi poveri, i tanti lavoratori autonomi che fanno la cresta sulle tasse, e sui finti ricchi, i lavoratori dipendenti che non possono evadere il fisco. I redditi dichiarati che presentiamo nella grafica parlano da soli: estetiste, giocattolai, titolari di negozi di scarpe e di abbigliamento, di mercerie e cartolerie sono sotto i 10.000 euro medi; tassisti, baristi, gioiellieri, orologiai, balneari, parrucchieri e agenti immobiliari sotto i 20.000. Mentre il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti in Italia è poco sopra i 20mila euro. I dipendenti guadagnano meno dei loro datori di lavoro. Qualcosa non torna.

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Uno strano Paese. Davvero uno strano paese, l'Italia. Abbiamo una pressione fiscale "certificata" del 43,5 per cento ma l'82% delle tasse vengono pagate dai soli lavoratori dipendenti e pensionati. Un Paese bizzarro, dove dipendenti e pensionati , secondo i dati appena diffusi dal dipartimento delle Finanze del ministero dell’economia relativi al 2013, dichiarano rispettivamente 20.660 e 16.280 euro, mentre gli imprenditori si fermano ad un "misero" 17.650.

Non è però finita qui, perché restringendo l'attenzione alla Toscana, la Cgil ha calcolato che la crescita degli stipendi tra il 2009 e il 2013 per i dipendenti è quasi un terzo di quella delle imposte nello stesso periodo. Insomma, ce n'è a sufficienza per dire che abbiamo dei bei problemi da risolvere e che non capiamo la situazione se non nell'ottica di un'evasione record, la folle cifra di 200 miliardi di euro l'anno. Una cifra monstre che fa arrabbiare, visto che poi la torta dei servizi erogati (e da pagare), soprattutto nel campo della sanità e della scuola, viene divisa tra tutti.

La rabbia dei sindacati. Una situazione ben evidenziata anche dalle conseguenze del calo occupazionale: all'appello mancano 334mila dipendenti rispetto all'anno precedente, equivalenti ad un punto percentuale, e il calo del gettito oscilla tra l'uno per cento delle isole e il 2,3 dell'Italia del nord-est. "E’ uno scandalo. Quello che impressiona è che i dati relativi ai falsi poveri e ai falsi ricchi, in sostanza quindi all'evasione, sono lo specchio di quelli precedenti - commenta Alessio Gramolati, segretario generale regionale della Cgil - realtà che dimostra che siamo nell'ambito di una drammatica continuità. Ciò vuole dire che non si è cambiato verso, che si sta proseguendo lungo la stessa direzione e che anzi la situazione si aggrava. E questo perché, se si prende appunto la Toscana, per i contribuenti la pressione fiscale addirittura è addirittura aumentata (vedi grafica): è iniqua ed ha subito un'accelerazione a livello locale dopo i tagli decisi in sede nazionale. Penso ai ticket ed alle tariffe, e qui al danno si aggiunge la beffa perché chi non paga le imposte regolarmente usufruisce anche di minori costi sotto numerosi punti di vista, dalla scuola alla sanità. Voglio dire che i più furbi vengono premiati, con gravi ripercussioni anche su imprese, attività, artigiani e commercianti che si comportano in modo corretto e ne subiscono anche la concorrenza sleale"..

La difesa degli autonomi. "Chi fa impresa può guadagnare molto, poco o addirittura rimettere, e di questi tempi succede spesso come dimostrano le tante aziende che chiudono - replica Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Toscana -. Per questo un dato sul livello, inevitabilmente medio, del reddito degli imprenditori può risultare contraddittorio. L'interpretazione che demagogicamente si tende a dare di questo fatto, cioè che le cosiddette "partite iva" sono un popolo di evasori è falso, ingiusto e socialmente discriminante. Resta il fatto che il carico di imposizione fiscale che grava sulle nostre imprese ha raggiunto ormai livelli inaccettabili e ciò che più conta assolutamente insopportabili. Noi siamo contro l'evasione, ma anche e soprattutto contro politiche che mirano sempre e comunque a far quadrare i conti dello Stato agendo esclusivamente sul versante delle entrate e non delle uscite".

"Milionari nel commercio è tanti anni che non ce ne sono più - ribadisce Massimo Biagioni, direttore regionale di Confesercenti - Se uno si immagina lauti guadagni consiglierei a tutti di prendere la partita Iva e di aprire una bottega e poi si guarda. C'è una tassazione pazzesca che lo stesso governo indica in oltre il 43% e si limite a quello di propria spettanza. Alla fine i margini sono quelli che sono".

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