Il dolore
L'editoriale - La vergogna di essere un uomo
Insieme hanno girato un video dei loro incontri amorosi e quando si sono lasciati lui ha pubblicato quelle immagini di sesso su internet. Lei non ha retto e ha tentato il suicidio. Il commento su questa vicenda del direttore del Tirreno
Sarà una Pasqua di dolore e non di gioia, come dovrebbe essere, per una giovane ricoverata in ospedale dopo una vicenda atroce. Voglio raccontarvi questa storia che arriva dalla provincia di Massa Carrara perché essa mi pare cogliere in maniera formidabile, per la sua drammaticità, il degrado delle relazioni umane, quest’ultimo supportato con incredibile leggerezza dall’utilizzo delle tecnologie digitali. I fatti sono presto riassunti: una coppia di amanti filma con il telefonino i propri incontri amorosi. Poi si lasciano, non senza rancore. Quando lei tenta di rifarsi una vita lui, denunciato per maltrattamenti da lei, si vendica vomitando nella rete quei filmati. Della ragazza di vede tutto. È riconoscibile. Lui, il vigliacco ma che nella dinamica della coppia è il più forte, detenendo l’arma del ricatto e decidendo di disporne, è invece nascosto.
Nei fotogrammi il volto non si vede. L’epilogo è prevedibile. Lei viene immediatamente giudicata, irrisa, insultata da decine di conterranei che fanno a gara nello scambiarsi le immagini. Il peso è insopportabile e la giovane arriva al punto più estremo della disperazione. Ora sta bene; è salva ma la sua anima è incrinata. Lui certamente gongola anche se se dirà che non immaginava che si giungesse a tanto. Io credo che bisognerebbe arrestarlo per stupro, per tentato omicidio, per tentata induzione al suicidio. Credo che quelli come lui andrebbero, loro sì, postati in rete e su tutti i giornali del mondo con sotto la scritta: sono un criminale. Immagino le battute che girano, come sempre in queste circostanze. Cose del tipo: in fondo lei se l’è cercata.
Ecco, il punto è proprio questo. Va respinta al mittente ogni interpretazione colpevolista nei confronti della vittima che, appunto, è tale anche se quelle immagini le ha girate consapevolmente. Il gioco erotico amoroso non può essere una colpa. Se quelle immagini fanno parte di un patto non scritto fra amanti che ne prevede un uso soltanto all’interno della dinamica della coppia, esse devono restare private, riservate, non pubblicate. Chi utilizza scampoli della vita altrui a fini di ricatto o di vendetta dovrebbe essere immediatamente punito. Il carcere o la sanzione sono, tuttavia, solo una parte della questione. Come è possibile che un uomo usi il corpo della persona con la quale ha condiviso parti importanti della propria vita in questa maniera? Come può non avere consapevolezza di quanto male può arrecare una scelta del genere?
Gli strumenti di comunicazione, di cui tutti oggi possiamo disporre con estrema facilità, ci hanno fatto credere che di pari passo con la loro larga fruizione sia venuta meno la responsabilità. L’utilizzo è associato a una spaventosa leggerezza nel calcolo delle conseguenze. I teenagers si scambiano su whatsapp immagini e audio che i loro genitori nemmeno immaginano. A loro va spiegato che quel che si pubblica nella rete e ci si scambia è indelebile e può arrecare pregiudizio per sempre. Gli adulti corrono gli stessi rischi e non se ne rendono conto. La storia di questa ragazza è dunque, insieme, una storia di dolore individuale e di impoverimento collettivo, l’immagine di una umanità sfrontata e arrogante che ha trasformato la ricchezza offerta dalla tecnologia in un processo di involuzione verso l’età primitiva degli uomini bestie. Cos’altro è questo ex amante se non una bestia? E qualcuno lo punirà mai abbastanza? Non è una goliardata e non c’è nulla da ridere. Quelle immagini di sesso che forse i due avranno guardato con complicità oggi sono diventati una sentenza di condanna per lei, che è la vittima, e un trofeo per lui, che è il carnefice. In un giorno di festa e di gioia, com’è la Pasqua per i credenti, io voglio rivolgere il mio pensiero a lei, a quella ragazza che credeva di giocare e invece è finita in un abisso. Quanto a lui, mi fa provare vergogna di essere un uomo.
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