Sicurezza
Nella rete finisce anche lo «scrupoloso» lucchese
Fra gli arrestati un direttore di farmacia descritto come «irreprensibile» Dall’inchiesta emerge un tourbillon di soldi fino a Malta e al Centroamerica
LUCCA. «Irreprensibile», «scrupoloso sul lavoro». Così chi lo conosce descrive Matteo Gavini, il 37enne dirigente lucchese arrestato dai Nas dei carabinieri di Milano nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procura di Monza per un grosso giro di farmaci ad uso ospedaliero che sarebbero stati rubati dai magazzini delle aziende farmaceutiche, degli stessi ospedali e durante il trasporto per poi essere rivenduti all’estero. Un meccanismo complesso, nel quale Gavini sarebbe coinvolto insieme a un’altra cinquantina di persone, indagate a vario titolo per associazione a delinquere, riciclaggio, ricettazione e furto. Per sei di loro il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, per altre 13 i domiciliari.
Fra questi ultimi proprio il “lucchese” Gavini. Che in realtà è lucchese d’adozione: la sua residenza attuale è in Borgo Giannotti, a pochi passi dalle Mura. Ma in Toscana è arrivato solo nel corso del 2013, proveniente da Genova, sua città natale. Proprio sotto la Lanterna Gavini è stato per diversi anni (dal 2008 al 2013) responsabile commerciale dell’azienda di distribuzione farmaci “PharmaZena”. Qui - secondo l’ipotesi della procura di Monza e dei Nas - si sarebbe procurato i farmaci entrati poi nel giro di riciclaggio internazionale. Attualmente Gavini ricopre il ruolo di direttore commerciale presso la farmacia Sodini di Borgo a Mozzano e il magazzino che questa gestisce a Guamo: queste aziende, tuttavia, sono completamente estranee all’inchiesta che ha portato all’arresto di Gavini.
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L’indagine dei carabinieri, infatti, si sviluppa soprattutto fra il 2011 e il 2013. L’origine, come spesso accade è poco più che casuale: un grosso furto di confezioni di un farmaco molto costoso in un magazzino nel milanese e alcune di queste scatole ritrovate in vendita sui banchi di alcune farmacie. Un percorso che ha messo sull’attento gli inquirenti, che hanno capito che qualcuno stava “ripulendo” i farmaci rubati per poi rivenderli come perfettamente regolari.
Seguendo le tracce della partita di farmaci (si tratta di medicinali ad alto costo, fra i quali molti anti tumorali) e grazie alle informazioni arrivate dall’Interpol e dai colleghi tedeschi del Bka di Wiesbaden, della Metropolitan Police di Londra e della Polizia cantonale di Lugano è stato possibile risalire a un magazzino nel monzese che - secondo l’accusa - sarebbe stato una sorta di collettore dei farmaci rubati. Per giustificare la presenza dei farmaci, venivano emesse false fatture di acquisto da parte di aziende “cartarie” con sede in Inghilterra, in Irlanda e a Malta.
Grazie a una serie di rogatorie internazionali in Inghilterra e Svizzera, i militari del Nas di Milano guidati dal comandante Paolo Belgi hanno tracciato i flussi del denaro illecito diretto verso una società centroamericana del Belize, che aveva una succursale e un conto corrente in Svizzera. L’autorità giudiziaria elvetica ha identificato alcuni appartenenti all’organizzazione criminale acquisendo informazioni sulla ripartizione degli illeciti proventi e, grazie alla collaborazione del Nas di Milano, che ha ricostruito le transazioni finanziarie dei conti bancari svizzeri di alcune società, lo scorso ottobre ha arrestato tre cittadini svizzeri e un italiano ed eseguito un sequestro per equivalente di 5 milioni di euro. A questo punto il cerchio, di fatto, era quasi chiuso. L’ultimo passaggio è stato quello di identificare i presunti rivenditori dei farmaci che, grazie alle false fatturazioni, erano come d’incanto ritornati a essere “puliti”. Secondo i militari milanesi, a reimmettere le confezioni sul mercato europeo erano alcune ditte di Monza, Milano, Caltanissetta, Crotone, Genova, Pavia, Napoli e Sondrio. Una volta definiti ruoli e responsabilità, a inizio settimana è scattata la rete degli arresti e delle perquisizioni. A finire nei guai farmacisti, titolari ed addetti di società di commercio all’ingrosso di farmaci ad uso umano e veterinario, agenti di commercio nel settore farmaceutico, autotrasportatori della Lombardia, Liguria, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia. Disposto anche sequestri per un valore di 23 milioni: c’è da considerare, infatti, che il giro di affari finora tracciato sta intorno ai dieci milioni di euro e che i danni al sistema sanitario (in particolare per gli ospedali della Lombardia) sono stati quantificati in circa 30 milioni di euro.
Al di là dei numeri, però, c’è anche un altro aspetto inquietante, messo in luce da Luisa Zanetti, procuratore aggiunto a Monza: i passaggi che i farmaci subivano, infatti, «interrompeva spesso la catena del freddo necessaria per la conservazione». E così i medicinali, oltre che illegali e pagati di fatto due volte dal servizio sanitario nazionale, diventavano potenzialmente anche pericolosi per la salute dei malati.
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