La manifestazione
Ex modella morta, il compagno resta in carcere: ci sono una confessione e una nuova testimonianza
Firenze: il gip ha emesso un'ordinanza di arresto per gravi indizi di colpevolezza. Davide di Martino si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nuovi indizi anche dalle federe
FIRENZE. Resta in carcere Davide Di Martino accusato dell'omicidio di Irene Focardi, l'ex modella scomparsa dal 3 febbraio a Firenze e il cui cadavere stato trovato domenica scorsa chiuso in un sacco. Il gip non ha convalidato il fermo nei confronti di Di Martino, ritenendo che non sussistessero il pericolo di fuga, ma ha emesso un'ordinanza di arresto in carcere per gravi indizi di colpevolezza. Di Martino davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. "Lui - ha spiegato il suo difensore, l'avvocato Sibilla Fiori - continua a dire che è innocente". Di Martino era stato fermato due giorni fa su disposizione del pm per gli indizi trovati in seguito alle perquisizioni nella abitazione dell'uomo scattate dopo il ritrovamento del cadavere: fra questi un paio di calzini trovati nel sacco che conteneva il corpo e uguali ad altri sequestrati nella casa dell'indagato.
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Nuovi indizi contro il compagno, anche dalle federe. Federe di colore rosso compatibili con un lenzuolo trovato dalla polizia a pochi metri del corpo di Irene Focardi sono state sequestrate ieri, giovedì 2 aprile, nell'abitazione del compagno della donna, Davide Di Martino, in carcere con l'accusa di averla uccisa.
Nel lenzuolo, rinvenuto nei giorni scorsi dalla scientifica nel fosso scolmatore dove era stato gettato il corpo, erano presenti delle larve, che potrebbero essere compatibili con quelle trovate sul cadavere: sarà l'esame del dna a dare una risposta. Gli esami genetici serviranno a chiarire anche se, come ipotizzano gli investigatori, il lenzuolo trovato nei giorni scorsi nel fosso e le federe sequestrate ieri in casa di Di Martino facciano parte dello stesso set.
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Gli investigatori si sono anche informati presso il venditore, che ha confermato che i pezzi del set non sono vendibili separatamente.
Una vicina indicò compagno,gli agenti misero cimici. La polizia iniziò a indagare sulla scomparsa di Irene Focardi il 6 febbraio scorso, quando la squadra volante della questura intervenne a casa di Di Martino a seguito di una chiamata al 113 che segnalava una persona con intenzioni suicide. Quel giorno l'uomo, in stato confusionale dovuto all'assunzione di alcolici e psicofarmaci, aveva suonato a una vicina di casa minacciando di suicidarsi e ripetendo che Irene era morta.
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Quando la vicina gli chiese di farle vedere dov'era Irene, lui rispose che era morta il giorno prima o due giorni prima, e che aveva provato a rianimarla senza riuscirci.
In quell'occasione, anche in considerazione del fatto che l'uomo si trovava ai domiciliari proprio per maltrattamenti verso la compagna, la polizia avviò le indagini ed effettuò una prima perquisizione nell'abitazione di Di Martino e negli scantinati del palazzo. Nell'ambito dei successivi accertamenti, nella casa furono piazzate delle microspie. La scomparsa della donna fu denunciata formalmente solo alcune settimane dopo dalla madre, che spiegò di non essersi preoccupata in un primo momento poiché la figlia era solita allontanarsi senza dare notizie di sé anche per lunghi periodi.
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Polizia di nuovo in casa ex compagno. Agenti della squadra mobile e della polizia scientifica sono tornati sul luogo del ritrovamento del cadavere di Irene Focardi, e nell'abitazione del compagno Davide Di Martino, in carcere con l'accusa di averla uccisa e di averne gettato il cadavere in un fosso scolmatore a 200 metri da casa sua nella zona delle Piagge, a Firenze. I poliziotti avrebbero eseguito ulteriori ispezioni alla ricerca di altri elementi considerati utili alle indagini.
L'arrestato disse ad un amico,vorrei ucciderla. Il Gip, prima di omicidio una lunga serie di denunce e con vicina confessò. C'è una confessione, seppur non resa a un giudice, e c'è una nuova testimonianza, quella di un ex compagno di cella. Anche per questo Davide Di Martino resta in carcere. L'uomo è accusato di aver ucciso la compagna Irene Focardi nel corso di una lite, per motivi di gelosia, e di averne poi nascosto il cadavere in sacco gettato nel fosso scolmatore che si trova a pochi metri da casa sua, alla Piagge a Firenze. Il gip, pur non convalidando il fermo con cui l'uomo era finito in cella, ha firmato un'ordinanza di arresto in carcere per gravi indizi di colpevolezza.
Ad incastrare Di Martino ci sono anche nuovi elementi emersi nei sopralluoghi fatti in casa sua dalla polizia. Tra questi, delle federe rosse risultate compatibili con un lenzuolo trovato a pochi metri del corpo di Irene e su cui erano presenti delle larve, che da un primo esame appaiono identiche a quelle trovate sul cadavere. Di Martino, dal canto suo, continua a chiudersi nel silenzio e a professarsi innocente. Questa mattina, venerdì 3 aprile, davanti al giudice si avvalso della facoltà di non rispondere.
Fondamentale per la ricostruzione fatta dall'accusa, il racconto di un testimone chiave che, pochi giorni dopo la scomparsa di Irene, avvenuta il 3 febbraio scorso, ha riferito di aver incontrato Di Martino nel seminterrato del condominio, in stato confusionale e con un grosso sacco nero da cui emanava un fetore pungente, e poi di averlo visto mentre trascinava il sacco in direzione del fosso dove è stato trovato il cadavere.
Poi c'è la confessione fatta alla vicina. Il 6 febbraio Di Martino le disse che "Irene era morta", che "aveva cercato inutilmente di rianimarla" e che "il fatto era successo un paio di giorni prima". Poco dopo aggiustò il tiro, dicendo che intendeva dire " morta dentro di me, anche se tuttora ne sono innamorato". Ma per il gip, quella è "una confessione stragiudiziale". Non solo, nel 2014, mentre era recluso nel penitenziario di Sollicciano, riferendosi a Irene Focardi, Davide Di Martino disse a un compagno di cella che "l'avrebbe voluta ammazzare per averlo mandato in carcere, a suo dire, innocente".
Anche i tabulati telefonici sono contro di lui: alle 3.09 del 4 febbraio il suo cellulare cessò di funzionare. L'orario, scrive il gip nell'ordinanza, "potrebbe essere molto vicino a quello dell'ora della morte di Irene". La scheda telefonica fu trasferita su un altro cellulare, da tempo in uso a Irene Focardi. Dopo la sua scomparsa, scrive il gip, Di Martino tentò in tutti i modi di crearsi un alibi, "inviando improbabili sms alla sua donna, già sapendo di averla uccisa". Un omicidio, quello di Irene, maturato dopo una lunga serie di denunce. Lui la picchiava, anche brutalmente, ma lei tornava sempre. Andava a trovarlo nella casa dove dal 6 agosto scorso lui scontava una condanna agli arresti domiciliari proprio per maltrattamenti verso di lei. Il 9 settembre scorso Irene finì in ospedale con un trauma cranico. L'ultima aggressione prima della sua scomparsa è datata 13 dicembre. Di Martino la picchiò così forte da fratturarle naso e mandibola.
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