Il Tirreno

Toscana

Ex modella morta:la polizia torna a casa del fermato, presi abiti

L'ex modella Irene Focardi
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L'ex modella Irene Focardi

C'erano state denunce, ma lui non era in carcere e lei tornava a trovarlo

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FIRENZE.  Polizia di nuovo sul luogo del ritrovamento del cadavere di Irene Focardi e nella casa del compagno Davide Di Martino, fermato ieri, mercoledì 1° aprile con l'accusa di averla uccisa. In vista dell'udienza di convalida del fermo, fissata per domani mattina, venerdì 3 aprile gli investigatori hanno cercato senza sosta nuovi indizi a carico del cinquantenne, considerato il sospettato numero uno fin dal giorno della scomparsa di Irene.

L'uomo, chiuso nel silenzio, avrebbe intenzione di non parlare neppure davanti al gip. Nell'abitazione di via Liguria, a meno di 200 metri dal luogo dove è stato trovato il corpo, sono stati sequestrati vestiti, in particolare biancheria intima maschile, lenzuola, e altri oggetti. Elementi utili a comporre il puzzle, spiegano gli investigatori, e fare luce sulle ultime ore di vita dell'ex modella, di cui non si avevano più notizie dal 3 febbraio. Passati al setaccio anche gli scantinati del condominio, alla ricerca di tracce della permanenza del cadavere. Proprio qui, secondo un testimone chiave, Di Martino avrebbe nascosto il corpo della donna chiuso in un sacco, prima di portarlo via con l'aiuto di una seconda persona ancora non identificata.

Le ricerche nel fosso dove è stato trovato il cadavere, condotte anche con un metaldetector, non hanno dato risultati. Intanto la procura di Firenze ha nominato un genetista che dovrà estrarre il Dna dalle tracce ematiche trovate a casa di Di Martino nel corso della perquisizione precedente al fermo, per confrontarlo con quello di Di Martino, di Irene e, con ogni probabilità, anche con quello di altre persone che frequentavano l'abitazione. Di certo c'è che Davide Di Martino picchiava Irene da anni. Prima del fermo stava scontando, in detenzione domiciliare, una condanna per maltrattamenti proprio contro di lei. Ma nonostante questo le aggressioni alla donna continuavano. Irene non resisteva, tornava da lui, e ogni volta erano botte.

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Quando è scomparsa la polizia ha sospettato di lui da subito. La prima perquisizione è scattata il 6 febbraio. Dallo stesso mese in casa dell'uomo sono state piazzate almeno due microspie. Intanto ci si interroga sulle modalità con cui Di Martino stava scontando la condanna a casa e su come sia stato possibile che fosse consentito a Irene di andare a trovare liberamente il suo carnefice. L'interrogativo verte sul perché l'uomo non fosse in carcere dopo le ripetute denunce di Irene, anche dopo la condanna. Donne maltrattate che tornano dal marito o dal compagno da cui hanno subito violenza. Casi come questo non sono isolati, spiega Vittoria Doretti, responsabile della task-force 'codice rosa' della Asl di Grosseto che poi ha dato avvio ad un programma regionale della Toscana. "C'è ancora tanto lavoro da fare- afferma Doretti -. Quasi il 50% delle donne uccise nel 2010 aveva chiesto aiuto, magari non aveva fatto denuncia ma in qualche modo l'aveva chiesto.

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