Il Tirreno

Toscana

Femminicidio: così si ammazzano le donne

Ilaria Bonuccelli
Il cadavere della donna uccisa con dieci coltellate nella pineta della Bufalina, fra Torre del Lago e Vecchiano
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Il cadavere della donna uccisa con dieci coltellate nella pineta della Bufalina, fra Torre del Lago e Vecchiano

Vecchiano, Firenze, Arezzo e un tentativo a Livorno: la lunga scia di sangue da Firenze alla pineta della Bufalina

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[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11156725:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/04/01/news/il-furore-primitivo-dell-uomo-senza-coraggio-1.11156725]]Il lutto della Toscana sventola nel nastro della polizia scientifica che tiene insieme la croce rudimentale, sull’argine del fosso. Due stecchi desolati. Li hanno piantati per Irene Focardi, l’ex modella assassinata e buttata in un canale di scolo alle Piagge, quartiere di Firenze. Ma simboleggiano il martedì nero delle donne. La violenza che strazia la regione. Due omicidi in poche ore - a Vecchiano e Arezzo - e una (presunta) tentata aggressione a Livorno, benzina e accetta alla mano. La donna la scampa, l’uomo muore. All'alba l'arresto del compagno di Irene Focardi: l'accusa, ancora una volta, è omicidio.

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.11156752:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/04/01/news/neppure-trasferirle-lontano-puo-bastare-a-salvare-la-vita-1.11156752]]Sette donne al giorno ai centri anti-violenza. Quattro storie, quattro donne, una sola sopravvissuta, per caso. Troppo per essere solo una coincidenza nella Toscana che dal 2006 al 2014 conta 63 femminicidi, quasi tutti per mano di mariti, ex coniugi o conviventi. E che solo nell’anno compreso fra luglio 2013 e giugno 2014 ha visto 2.565 donne costrette a rivolgersi a centri anti-violenza: 7 al giorno, in media una in più rispetto al passato. Numeri dietro ai quali ci sono volti, spesso tumefatti, di donne. Anche di ragazze, perfino minorenni. Lo dice il Codice rosa, quel percorso speciale inventato a Grosseto alcuni anni fa per garantire un’assistenza protetta alle vittime di violenza. Ma anche migliorando l’assistenza, perfino le leggi, non cambia l’atteggiamento nei confronti delle donne. Il senso di “proprietà”: un uomo che si sente autorizzato a stringere intorno al collo della moglie il filo del ferro da stiro, durante la lite per il pasto del figlio. O il marito che obbliga la moglie al sesso quotidiano per il messaggio intercettato sul telefono che interpreta come la conferma della relazione extraconiugale. La gelosia che scatena violenza e tragedie.

Omicidio-suicidio. L’esempio più recente è quello di ieri ad Arezzo. Graziano Rossi, 53 anni, imprenditore edile, poco dopo le otto, imbraccia la doppietta da caccia e spara alla moglie, Maria Paola Trippi, a letto. La uccide probabilmente mentre dorme. A dare l’allarme i figli della coppia che sono a casa. A scatenare il gesto, forse una lite per gelosia. E come nel più classico dei casi, appena assassinata la moglie, Rossi si uccide con lo stesso fucile. Eppure non ci sarebbero stati segnali da far pensare a un epilogo del genere.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11151028:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/03/31/news/precipita-dal-cornicione-del-palazzo-morto-sul-colpo-1.11151028]]A casa della ex a Livorno con benzina e accetta. Al contrario di quanto accade a Livorno a Vittorio Re che precipita e muore mentre tenta di introdursi nell’appartamento della ex moglie, con tanica di benzina e accetta. L’artigiano di 76 anni, infatti, un anno fa, viene condannato in primo grado a tre anni per maltrattamenti e lesioni nei confronti della ex moglie. Inoltre - ricostruiscono gli inquirenti - l’uomo a febbraio del 2014 avrebbe tentato anche di dare fuoco all’auto della donna che, di nuovo, lo avrebbe denunciato per stalking. Proprio questo episodio, e la testimonianza di un vicino, fa pensare che ieri mattina Re si trovi sulla terrazza della sua ex abitazione dotato di corda, accetta e combustibile con un’intenzione precisa: calarsi fino a raggiungere l’appartamento assegnato alla moglie in modo da sfondare ed entrare. Non è escluso che la benzina sarebbe dovuta servire a incendiare le stanze per vendetta. L’uomo, però, non ha mai raggiunto la casa: è precipitato nel momento in cui ha iniziato la discesa, scoperto dal vicino che allerta tutti gli inquilini. Il vicino prova pure ad avvertire la ex moglie di Re che, però, è al lavoro. In ogni caso, quando le forze dell’ordine arrivano e sfondano la porta, per accertarsi che Re non sia penetrato in casa, l’uomo è già precipitato nel cortile del condominio.

[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.11152781:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2015/03/31/news/uccisa-nella-boscaglia-l-assassino-ha-infierito-1.11152781]]L’omicidio di Vecchiano. Per una fatalità, dunque, si evita l’ennesima violenza contro una donna. Il bilancio, però, nel martedì nero, in Toscana è ugualmente alto. Più o meno nelle ore della tragedia di Livorno, nella pineta al confine fra Torre del Lago e Vecchiano, una prostituta di colore viene assassinata. Nel primo pomeriggio la sedia di plastica bianca, al bordo dell’Aurelia è vuota. Il viavai è quello delle forze dell’ordine. Il silenzio è rotto dai singhiozzi delle colleghe. Poche parole, smozzicate, in un italiano incerto, con accento straniero. Raccontano di aver incontrato la “Nera”, il soprannome cameratesco della nigeriana - di mattina come al solito, in località la Bufalina, verso le 11. Due turisti tedeschi la trovano intorno alle 14. Capiscono solo che è morta. Non possono contare le coltellate: dieci, 7 alla schiena e 3 all’addome. Un accanimento che forse va anche oltre la semplice rapina (ipotizzata), messa in atto - pare - dopo un rapporto sessuale. I primi rilievi dicono che la donna possa essere stata aggredita fra le 11 e le 13. Fra i tanti dubbi sull’omicidio, una domanda in sospeso: perché tanta violenza?

[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11156693:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/04/01/news/arrestato-il-compagno-di-irene-focardi-1.11156693]]Il delitto dell’ex modella. È l’interrogativo che ritorna in tutti i delitti delle ultime 48 ore. Che uniscono la violenza all’umiliazione. La più feroce, probabilmente, nei confronti di Irene Focardi che, al 95% è stata riconosciuta nel cadavere recuperato dal canale di scolo: l’autopsia ha detto che ha fratture al cranio e alle costole; e lesioni. Il corpo non è stato solo abbandonato: è stato infilato in un sacco dell’immondizia. «Sei spazzatura» urla il gesto. Come se non contasse più la sua vita precedente di modella, di commessa per Gucci, ma importassero solo gli anni recenti: quelli di alcol, difficoltà economiche, fidanzati violenti, compreso l’ultimo che oggi è indagato per la sua morte (aggiunta: l'uomo è stato arrestato all'alba del primo aprile). Anche se lui è agli arresti domiciliari, proprio per una condanna (a 3 anni e 9 mesi) per le botte che l’ultima volta le aveva dato. Certo l’uomo si difende e rimanda gli inquirenti ad altre frequentazioni di Irene, ma per ora la scientifica va a cercare prove a casa sua. La polizia è determinata a trovare un colpevole per questo omicidio. Perché in Toscana di casi irrisolti ce ne sono già troppi. La scomparsa di Roberta Ragusa, per la quale è stato prosciolto (di recente) il marito. La scomparsa - e presunto omicidio - nel grossetano di Francesca Benetti, per il quale è a processo l’agricoltore Antonino Bilella. E la scomparsa nell’aretino di Guerrina Piscaglia, per la quale è indagato un religioso. Tanti indizi, e una sola certezza: il tentativo di cancellare queste donne. Di far cadere su di loro l’oblio. La violenza finale. Oltre quella fisica.

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