Il Tirreno

Toscana

Quei toscani "folli di Dio" che piacciono a papa Francesco

Mario Lancisi
La comunità di Nomadelfia
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La comunità di Nomadelfia

Il 10 novembre il pontefice verrà a Firenze al convegno della Chiesa italiana e la visita sarà l'occasione per riabilitare figure del cattolicesimo toscano spesso emarginate dalle gerachie ecclesiastiche. Dal viareggino don Sirio Politi, primo prete operaio, a don Arturo Paoli, 101 anni, prete lucchese amico personale di Bergoglio.

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Si racconta che un giorno il sindaco santo di Firenze Giorgio La Pira prese sottobraccio padre David Turoldo, frate poeta friulano, e gli implorò: «David, vieni a Firenze a fare un po’ di confusione». Dove con-fusione mischiava insieme ribellione e condivisione. Erano gli anni Cinquanta. Gli anni della Chiesa dell’onnipotenza di papa Pacelli, della Dc imperante e della guerra fredda. A Firenze e in Toscana intorno a La Pira si erano coagulati intellettuali, preti e monsignori in odore di eresia. Da don Lorenzo Milani allo stesso Turoldo. Da padre Ernesto Balducci, radici maremmane, a Nicola Pistelli (il papà di Lapo, l’attuale viceministro degli Esteri). Dal viareggino don Sirio Politi, primo prete operaio, al lucchese monsignor Enrico Bartoletti (che quando in curia, a Lucca, riceva l’amico Balducci, chiudeva la stanza per non essere visto parlare con l’eretico e si metteva a fumare il sigaro). E poi l’esperienza innovativa di don Zeno Saltini, a Nomadelfia, nei pressi di Grosseto, l’ecumenismo del livornese mons. Alberto Ablondi, e la scelta della teologia della liberazione di don Arturo Paoli, prete di Lucca.

L’elenco può proseguire. Ogni nome una storia, una battaglia, un azzardo. Uno stuolo di «folli di Dio», come li definisce sul Corriere fiorentino lo storico della Chiesa Alberto Melloni. E’ a questi folli, emarginati e spesso combattuti dalle autorità ecclesiastiche del tempo, che renderà omaggio papa Francesco nella sua prima visita in terra toscana, il 10 novembre prossimo. La visita del papa, decisa da tempo, è legata soprattutto al convegno ecclesiale della Chiesa italiana dal titolo «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo». I convegni ecclesiali si tengono ogni dieci anni e segnano il cammino della Chiesa italiana e ne definiscono la strategia.

Papa Francesco ha confidato di non essere mai stato a Firenze. A novembre verrà per la prima volta. Il senso del suo viaggio appare impegnativo per la Chiesa italiana. Riparte da Firenze e dalla Toscana, da quel cattolicesimo ereticale, dei «folli di Dio» il suo futuro. E’ lo stesso Giuseppe Betori, cardinale di Firenze e presidente dei vescovi toscani, a spiegare che «il convegno non vuole essere un convegno di idee ma di esperienze. In questo senso si intende valorizzare molto la storia fiorentina, anche quella recente e contemporanea».

Papa Francesco non conosce Firenze e la Toscana, ma molti dei personaggi citati. A cominciare dal lucchese don Paoli. Che oggi vive nelle colline di Lucca, ha 102 anni, ma è stato per molti anni in America Latina. Lì è diventato amico di Jorge Bergoglio. I due si sono reincontrati a Roma. « Al Pontefice ho portato una bottiglia d’olio e un’immagine del Volto Santo, l’antico crocifisso che è simbolo dei fedeli lucchesi. Ci siamo abbracciati, abbiamo parlato un po’, e poi siamo andati a pranzo», ricorda don Arturo al settimanale Il mio papa.
Così come papa Francesco conosce l’opera di don Milani e non a caso, appena eletto come successore di Ratzinger, ha riabilitato il suo primo libro Esperienze pastorali, scritto nel periodo in cui era cappellano a Calenzano. Il libro condannato dal Sant’Uffizio nel 1958 non è più all’indice.

L’altra tappa della visita del papa è nella Prato del lavoro e del difficile rapporto con i cinesi. Una visita dal doppio registro. Uno che fa riferimento alla Chiesa italiana alla quale papa Francesco indicherà come esemplari le figure del cattolicesimo toscano degli anni Cinquanta e Sessanta. E l’altro che parlerà alla Chiesa universale con la questione spinosa dei rapporti con la Cina.

Sguardo nazionale e sguardo universale. Non andrà a Chinatown, papa Bergoglio, ma , scegliendo Prato, è come se avesse voluto andarci. Prato è un laboratorio interessante anche per la Chiesa di papa Francesco perché qui la presenza cinese evoca temi cruciali come il rapporto tra Vaticano e Cina, la multiculturalità, la dignità del lavoro, lo schiavismo, l’immigrazione.

La Cina è vicina anche per papa Francesco. Esperienze pastorali, il libro riabilitato, si conclude con una lettera ai missionari cinesi. Già negli anni Cinquanta si guardava alla Cina come ad un mondo vicino con il quale fare i conti. Eresia e profezia. Che papa Francesco intende riproporre nel suo primo viaggio toscano.

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