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Terrorismo, un'altra espulsione: ora in Toscana l'Isis fa paura

Terrorismo, un'altra espulsione: ora in Toscana l'Isis fa paura

Un imam di 33 anni è stato allontanato perché ritenuto "una minaccia per la sicurezza dello Stato". Pochi giorni fa un altro provvedimento di espulsione per un kosovaro residente in Maremma

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Allontanati dall'Italia perché sospettati di essere vicini all'estremismo islamico. Le notizie di due espulsioni in Toscana arrivano a poche ore di distanza l'una dall'altra: la prima nel Grossetano, la seconda nella Piana lucchese. Mohabi Ajeti, kosovaro, viveva in Maremma da vent’anni con la sua famiglia e secondo gli uomini del Viminale era un jihadista. Stessa accusa per l'imam di origini maghrebine Abdel Mounime Halda, 33 anni,che viveva tra Capannori e Altopascio, rimpatriato perché accusato di aver assunto toni radicali e oltranzisti nei confronti dell'Occidente. I due provvedimenti di espulsione arrivano tra l'altro dopo giorni di perquisizioni anche in altre zone della Toscana, da Massa Carrara alla Valdinievole.

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"L'IMAM DELLA LUCCHESIA". Il provvedimento di espulsione è stato voluto per esigenze di tutela nazionale direttamente dal ministro Angelino Alfano, su segnalazione del comitato analisi strategica antiterrotismo. Riguarda un Imam di 33 anni, Abdel Mounime Halda, di origini maghrebine, di professione operaio, residente in una zona compresa tra i comuni di Capannori ed Altopascio e sposato con una donna italiana da cui ha avuto due figli. Un caso clamoroso, il primo in Lucchesia, che ha portato venerdì mattina all'udienza di convalida per l'esecuzione del provvedimento che ha portato di fatto all'espulsione dall'Italia del predicatore musulmano che attualmente è stato trasferito a Roma in attesa del rimpatrio. Dai pochi elementi emersi al momento sembra che il giovane Iman frequentasse il centro di preghiera a Porcari e avesse assunto negli ultimi sei mesi atteggiamenti oltranzisti e radicali nei confronti dell'Occidente.

IL TAGLIALEGNA DI MONTIERI. Mohabi Ajeti è un maremmano d’adozione e ha abitato prima a Sassofortino e poi a Montieri dove faceva il taglialegna. La digos lo ha prelevato da casa sua per poi rimpatriarlo in Kosovo, suo Paese natale. Gli inquirenti sono certi che Ajeti, neanche quarantenne, sia un affiliato dell’Is, la cellula terroristica islamica che sta seminando orrori in mezzo mondo. Un soggetto pericoloso, insomma. E per questo il ministero dell’Interno ha dato il via alle procedure di rimpatrio, mentre la moglie, Mimì come è stata soprannominata nella zona, è rimasta inizialmente a Montieri insieme ai quattro figli.

Ma anche lei, una decina di giorni fa, ha preso bambini e pullman e ha lasciato la Maremma, per tornare dal suo uomo. Il presunto jihadista maremmano arriva in Italia neanche ventenne e subito inizia a lavorare come taglialegna. Ogni estate, tornava a casa insieme a moglie e figli per poi riessere di nuovo in Maremma ad ottobre, quando inizia la stagione dei boschi. «Lavorava qua da diversi anni e non ha mai creato problemi» spiega il titolare della ditta per cui lavorava Ajeti. I blitz e le perquisizioni nelle abitazioni degli islamici sul territorio maremmano risalgono a poco più di un mese fa.

 

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