Sicurezza
Contratti telefonici beffa: come difendersi
Si chiamano "servizi premium" e fanno lievitare il conto all'insaputa dell'utente che però può tutelarsi. Ecco come
La ragazzina proprio non capisce. Non ha aumentato il numero delle telefonate, né i messaggi. Le abitudini sono le stesse. Il conto del cellulare, no. In poco tempo, le svaniscono 45 euro. Li divora “Desideri bollenti”, il servizio da 5 euro a settimana che per un certo periodo va per la maggiore sugli smartphone. All’insaputa - sembra - degli utenti. Si attiva senza consenso. Basta sfiorare l’icona o cliccare sul banner sbagliato. A H3G (gestore telefonico di Tre) il giochino costa una sanzione dell’Antitrust di 1 milione e 750mila euro: mancata tutela dei propri clienti, in sostanza. Per lo stesso motivo, a gennaio, sono fioccate supermulte su Telecom - stessa cifra - Vodafone e Wind, 800mila euro ciascuno.
Servizi attivati senza consenso
Tutti i gestori telefonici sono colpevoli allo stesso modo per l’Autorità garante della concorrenza: avrebbero consentito l’attivazione di servizi a pagamento da parte di produttori di contenuti digitali ai quali mai hanno fornito il proprio numero di telefono o altri dati di identificazione «in modo consapevole». Non ce n’era bisogno: i dati glieli ha passati in modo automatico, all’insaputa del cliente, l’operatore telefonico, secondo una pratica chiamata “enrichment” (arricchimento). Parola di certo azzeccata, viste le tariffe. Tanto più se applicate all’insaputa di centinaia di migliaia di clienti.
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Servizi attivitati “a telefono non in uso”
Così sembra dalle denunce raccolte dall’Antitrust. Secondo quanto si legge nel provvedimento di sanzione di Telecom (simile agli altri) «alcuni utenti lamentano l’attivazione di servizi (non richiesti) in assenza di qualsiasi digitazione (nel corso della notte o a telefono spento o mentre il telefono non era in uso). In particolare, i consumatori dichiarano di aver appreso dell’attivazione del servizio solo da alcuni sms ricevuti e inviati e dopo che le somme erano state scalate dal credito».
Da gratis a pagamento
Per questo i clienti si sono sentiti truffati. Non solo per l’attivazione non richiesta di servizi “premium” a pagamento che, fino a pochi giorni fa sembrava impossibile bloccare in via preventiva, ma anche per altri espedienti adottati dai gestori telefonici per addebitare qualche centesimo in più sulle bollette. Un caso su tutti il servizio “Chiamami” e “recall” di Vodafone: gratuito fino al 21 luglio 2014,l’avviso che il numero occupato o staccato torna raggiungibile, diventa poi a pagamento. La pubblicità recita: 6 centesimi al giorno e paghi solo quando lo usi. Secondo Antitrust, però, il messaggio è ingannevole perché le persone credono di pagare questi i servizi «solo quando li si usa», assicura Vodafone. Ma l’uso è in automatico, con l’invio di sms, precisa l’Autorità. Ecco, quindi, il messaggio ingannevole e il comportamento commerciale scorretto.
Che ha riscontro, in effetti, con una fuga dal servizio: nei primi giorni, il gestore riceve da 5.000 a 8.000 richieste di rimborso segnala Anti-trust. Come, poi, riceve un sms con la possibilità di disattivare il servizio, le domande di recesso schizzano da 700mila a 1,5 milioni. Il problema, comunque, non riguarda solo Vodafone. Un comportamento del genere è stato contestato a Wind per l’attivazione imposta ai clienti (da 400mila a 600mila secondo Antitrust) di “Service card” al costo di 2,90 euro a semestre. Per rinunciare al servizio, gli utenti dovevano inviare un sms con scritto “ Card no”. Questo per l’Autorità sarebbe un comportamento commerciale «scorretto e aggressivo». Dal quale decine di migliaia di consumatori si sono messi al riparo rifiutando il servizio.
Difendersi dai pagamenti
Ma come mettersi al riparo dall’attivazione dei servizi premium? Secondo i gestori non ce n’è (più) bisogno. Dal 21 marzo, infatti - annuncia H3g - «abbiamo dato la possibilità a tutti i nostri clienti di inibire l’attivazione di questi servizi a pagamento. Basta telefonare al 133 e chiedere la disattivazione. Per informare i vecchi clienti stiamo facendo una campagna sul nostro sito e sui giornali; i nuovi li informiamo al momento della stipula dei contratti. In più abbiamo un servizio “parental control” che consente ai genitori dei minori di inibire l’accesso a determinati servizi dall’origine». Inoltre - assicura la società - i clienti che hanno chiesto i rimborsi per i servizi non richiesti «li hanno ottenuti.
E abbiamo notificato all’Antitrust la comunicazione di ottemperanza a tutti gli impegni richiesti per eliminare i problemi segnalati dagli utenti». La stessa “relazione di ottemperanza” che ieri ha depositato anche Telecom. Che, come gli altri gestori, ha, però, impugnato la sanzione al Tar. La discussione è attesa per giugno, quando anche Agcom dovrebbe annunciare provvedimenti per i comportamenti più “equi” e trasparenti nei confronti degli utenti. Comunque già ora - garantisce Wind - «noi permettiamo ai clienti di bloccare tutti i servizi a sovrapprezzo tramite una chiamata al servizio di assistenza. Inoltre, ciascun cliente può disattivare il singolo servizio a sovrapprezzo con l’ invio di un sms con il testo “Stop”». Nessuno, però, ha pensato al rimedio più semplice: non attivare i servizi premium non richiesti.
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