Italia
Delitto Meredith, assolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito
La Knox condannata a 3 anni di reclusione per la calunnia ai danni di Patrick Lumumba. Sollecito: i giudici mi hanno restituito la dignità. Amanda: sono enormemente sollevata. La madre di Mez: sorpresa e scioccata
ROMA. Innocenti: Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono stati assolti dalla Corte di Cassazione dall'accusa di aver ucciso otto anni fa a Perugia la studentessa inglese Meredith Kercher. Tra chi immaginava una sentenza definitiva di condanna e chi puntava ad un processo d'appello-ter con annullamento del verdetto della Corte d'assise di secondo grado di Firenze che aveva dichiarato i due giovani colpevoli dell'omicidio, la Suprema Corte ha scelto una terza via, forse la più difficile. Rivalutati in oltre dieci ore di camera di consiglio i fatti e gli atti, i giudici hanno concluso per l'assoluzione degli imputati: tecnicamente "per non aver commesso il fatto", in sostanza per insufficienza di prove (come spiega l'indicazione, nel dispositivo, del secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale).
Resta una sola condanna, diventata definitiva, per Amanda: tre anni (con uno sconto rispetto alla decisione dei giudici di secondo grado) per aver calunniato Patrik Lumumba, accusandolo dell'omicidio nella prima fase delle indagini. L'urlo di gioia dell'avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Sollecito, alla lettura della sentenza ha ricordato quello che lei stessa fece in occasione dell'assoluzione di Giulio Andreotti, che pure difendeva. "E' stata una battaglia durissima, era pacifico che Sollecito è innocente, e questa Cassazione ha avuto il coraggio di affermarlo".
Arline Kercher, madre di Meredith Kercher, dal canto suo, si è detta "sorpresa e molto scioccata". Di tono dimesso anche il commento dell'avvocato Francesco Maresca, difensore della famiglia Kercher. "E' una verità difficile da digerire per la famiglia, per noi che l'abbiamo difesa e per i giudici che hanno emesso i verdetti di condanna". "Evidentemente avevamo ragione noi", ha commentato Claudio Pratillo Hellmann, presidente della Corte d'assise d'appello di Perugia che nel 2011 assolse Amanda e Raffaele; mentre il sostituto procuratore generale di Perugia Giancarlo Costagliola ha detto di essere "curioso di leggere le motivazione della sentenza. "Prendo atto della sentenza - ha detto il magistrato - e ho il massimo rispetto per le decisioni della Corte".
La vicenda dell'omicidio di Meredith Kercher si chiude, dunque, con un unico punto fermo: riguarda Rudy Guede, il solo degli imputati che ha scelto il rito abbreviato e definitivamente condannato a 16 anni di reclusione. L'ivoriano ha da subito ammesso la sua presenza nella villetta del delitto, affermando però di essere stato in bagno mentre la Kercher veniva uccisa da altre due persone. Guede ha poi sostenuto più o meno espressamente che in casa c'erano Sollecito e la Knox. Lei, originaria di Seattle, era arrivata a Perugia per studiare scrittura creativa all'Università per Stranieri. Appassionata di yoga e calcio era da poco fidanzata con Raffaele, conosciuto a un concerto di musica classica. Lui, amante tra l'altro di fumetti manga, all'epoca frequentava ingegneria informatica in cui si è laureato in carcere specializzandosi poi da libero in realtà virtuale. Le immagini di Sollecito e della Knox abbracciati davanti all'ingresso della casa di via della Pergola hanno fatto il giro del mondo. I due hanno però sempre negato di essere stati nella villetta la sera dell'omicidio. Erano invece - hanno detto più volte - a casa di Sollecito dove avrebbero dormito.
Una versione alla quale non ha tuttavia creduto la polizia che ha condotto una complessa indagine coordinata dal sostituto procuratore Giuliano Mignini (poi affiancato in dibattimento da Manuela Comodi). Per gli inquirenti le tracce di Dna (come quello di Sollecito sul gancetto del reggiseno della studentessa inglese), le impronte (anche di piedi nudi insanguinati) e le testimonianze raccolte collocano i due giovani nell'abitazione mentre la Kercher veniva uccisa. Un omicidio con un movente a sfondo sessuale ha ipotizzato inizialmente l'accusa. Collocato in un quadro che ha portato all'arresto e alla condanna in primo grado dei due giovani ma anche a quella definitiva di Guede.
Elementi che le difese di Sollecito e della Knox hanno ritenuto da subito non certi. Dando battaglia in particolare sull'attendibilità della prova genetica (il gancetto di reggiseno repertato dalla polizia scientifica dopo diversi giorni di sopralluoghi) e quella delle testimonianze, in particolare di Guede. Tesi accolte dai giudici d'appello perugini che hanno assolto i due giovani, rendendoli di nuovo liberi, con una sentenza poi però annullata dalla Cassazione e ribaltata in appello a Firenze con una nuova condanna. Per i giudici toscani fu la Knox a sferrare la coltellata mortale a Meredith, colpita con un'altra lama anche da Sollecito nel corso di un'aggressione successiva a una lite alla quale prese parte anche Guede. Una ricostruzione che non ha convinto la Cassazione, la quale ha scritto la parola fine alla vicenda giudiziaria di Amanda e Raffaele, assolvendoli definitivamente dall'accusa di omicidio.
Sollecito, i giudici mi hanno restituito dignità. L'attesa del verdetto a Bisceglie, il pianto con il padre. Ha deciso di aspettare la lettura della sentenza che avrebbe deciso della sua vita a casa, a Bisceglie, insieme al padre e alle persone più care. Lì per lì non si rende conto, è incredulo Raffaele Sollecito. Poi un'esplosione di gioia e di pianto. "Sono immensamente felice che quella stessa magistratura che mi ha condannato ingiustamente mi abbia restituito oggi la dignità e la libertà", dice.
Sollecito arriva in Cassazione alle 9 insieme ai suoi legali Giulia Bongiorno e Luca Maori. Con lui anche la fidanzata Greta e il padre Francesco con la sua compagna. Non parla, è teso. Ascolta le parole del suo avvocato che ne chiede l'assoluzione: "Raffaele è un puro che si vede coinvolto in vicende spettacolari e gigantesche delle quali, come Forrest Gump, non si rende conto. Assolvetelo!", dice la Bongiorno. Poco dopo mezzogiorno, quando comincia la lunga camera di consiglio, parte per la Puglia. Solo in serata si saprà che si trova nella casa di famiglia a Bisceglie. Davanti all'abitazione c'è un'auto della polizia e un gruppo di giornalisti.
Sulla sua pagina Facebook, per tutta la giornata, i tanti che credono nella sua innocenza lo scrivono a caratteri cubitali: "Innocenti", la parola che ricorre più spesso, con la sua immagine talvolta accumunata a quella di Amanda Knox. In molti lasciano messaggi di incoraggiamento all'ingegnere pugliese sul suo profilo. Alcuni sono in inglese. Alle 22.37 la notizia dell'assoluzione. Quando l'avvocato Bongiorno riesce a parlare con Raffaele lui è frastornato, incredulo.
Il padre Francesco, che gli è stato accanto per tutta questa lunghissima odissea giudiziaria durata otto anni, piange. "E' finita... finita.. Stiamo piangendo di gioia. Da domani ricomincia la nostra vita. Mio figlio potrà finalmente pensare al suo futuro", dice. E aggiunge: "noi siamo sempre stati vicini alla famiglia di Meredith. L'unico responsabile - dice ancora, riferendosi a Rudy Guede - sta scontando la pena". Poi arrivano le parole di Raffaele. Una gioia indescrivibile, la sua. "Sono immensamente felice". E poi il ringraziamento a quei giudici che gli hanno "restituito libertà e dignità". "Finalmente posso riprendermi la mia vita", aggiunge. "Finalmente non dovrò più occuparmi di carte giudiziarie e posso tornare alla normalità".
Amanda, enormemente sollevata. Ho ripreso la mia vita. Aveva aspettato il verdetto festeggiando. "Una grande festa", dicono i vicini. Forse per esorcizzare la paura, forse per distrarsi dall'ansia, forse per raccogliere le forze. In attesa di notizie dall'Italia. E alla fine la notizia che tanto sperava arrivata. "Assolta, assolti". E la festa, a casa di Amanda Knox, continuata. Le grida di gioia arrivano in strada.
La sua reazione, la giovane di Seattle (condannata a soli tre anni per calunnia, pena già scontata), la affida a un comunicato. "Sono enormemente sollevata e grata per la decisione della Cassazione italiana", scrive, sottolineando che "la consapevolezza della mia innocenza mi ha dato la forza nei tempi più bui di questo calvario", in cui "ho avuto l'inestimabile sostegno della mia famiglia, degli amici e di sconosciuti". Poi, al telefono con uno dei suoi legali, l'avvocato Luciano Ghirga, singhiozza dalla gioia: "Ho ripreso la mia vita... Luciano grazie, ti voglio bene". "Ora sta solo festeggiando - ha spiegato l'avvocato - e non pensa a cosa far nei prossimi giorni. Così come non pensa ad alcuna richiesta di risarcimento" per ingiusta detenzione, chiarisce, smentendo l'ipotesi avanzata dall'altro legale.
"Grazie dal profondo del mio cuore. La vostra gentilezza mi ha sostenuto. Vorrei solo potervi ringraziare ognuno di persona", dice ancora Amanda - che ha concluso i suoi studi alla University of Washington e ora si cimenta nel giornalismo, occupandosi di teatro e di cultura per il West Seattle Herald - rivolgendosi ai suoi supporter. Anche la famiglia della giovane scrive un comunicato per "esprimere profonda gratitudine a coloro che hanno sostenuto Amanda. Innumerevoli persone, da esperti di Dna di fama mondiale, ad ex agenti dell'Fbi, fino ai cittadini comuni impegnati per la giustizia, hanno parlato della sua innocenza.
Siamo entusiasti e grati - scrive ancora la famiglia Knox - per la decisione presa oggi dalla Corte italiana. E siamo grati oltre ogni misura per tutti coloro che hanno fatto cos tanto per lei".
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