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Angelina Jolie si fa asportare anche le ovaie per paura del cancro
Dopo la mastectomia, l'attrice americana racconta al New York Times la scelta di farsi togliere preventivamente anche le ovaie per prevenire il rischio del tumore. La sua storia familiare e il corredo genetico la descrivono come soggetto a rischio
Vivere anni di test periodici, con la spada di Damocle di un tumore che potrebbe arrivare da un momento all'altro, o autocondannarsi ad andare in menopausa a 40 anni con un intervento radicale come l'asportazione delle ovaie e delle tube. Angelina Jolie, a due anni dalla scelta di farsi asportare le ghiandole mammarie, ha scelto la seconda ipotesi.
L'attrice è tornata ad aggiornare il pubblico sulle sue scelte in materia di salute annunciando dalle pagine del New York Times il secondo intervento, quello appunto a ovaie e tube, per scongiurare il rischio di un tumore. La decisione, racconta Jolie, è stata presa dopo che una analisi del sangue ha rivelato alti livelli di alcuni marker infiammatori che potrebbero essere un primo segno della presenza di un tumore. "Non è facile prendere queste decisioni - afferma - ma è possibile prendere il controllo e affrontare di petto qualunque problema di salute".
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11108168:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/03/24/news/tumori-delle-ovaie-si-rischia-un-nuovo-effetto-jolie-1.11108168]]Test successivi hanno poi escluso la presenza di tumori, ma il medico ha consigliato comunque all'attrice, che ha avuto la mamma, la nonna e una zia morte di tumore, un intervento preventivo. "Mi sono detta di stare calma - rivela - e che non c'era motivo di pensare che non avrei visto i miei figli crescere o che non avrei conosciuto i miei nipoti". La variante genetica di cui la signora Pitt è portatrice, la Brca, è diffusa in circa il 5% della popolazione, e dà un rischio di tumore al seno dell'87%. Dopo aver visto le altre persone malate nella sua famiglia Jolie, che ha sei figli di cui tre adottati e tre biologici, ha deciso per la doppia mastectomia, l'asportazione di entrambi i seni, annunciata sempre attraverso il giornale nel maggio del 2013.
Lo scopo della diffusione pubblica, spiegò all'epoca l'attrice, era anche di sensibilizzare le donne sul rischio, ed è stato pienamente raggiunto. Del cosiddetto "effetto Jolie", con una maggiore richiesta di test genetici e anche di mastectomie, hanno parlato diffusamente diversi studi scientifici, e diversi personaggi famosi hanno reso note le loro scelte in questo campo sulla scia dell'attrice. L'ultimo studio, pubblicato lo scorso settembre da Breast Cancer Research e svolto su 20 centri britannici, ha notato un aumento di 2,5 volte delle richieste di test. La vicenda Jolie ha prodotto anche una 'versione' maschile, con un dirigente d'azienda che ha annunciato pochi giorni dopo di essersi fatto togliere la prostata per lo stesso motivo.
La vicenda dell'attrice Angelina Jolie "fa riflettere sulla necessità di una maggiore educazione e informazione sia del pubblico che del personale sanitario sul tema della ereditarietà genetica dei tumori femminili e sull'utilizzo della chirurgia profilattica". Lo dice Nicoletta Cerana, presidente di Acta Onlus l'associazione contro il tumore ovarico che proprio in questi mesi sta portando una mostra itinerante nelle piazze italiane contro la malattia. Cerana spiega che a qualsiasi scelta "si deve giungere non sull'onda delle notizie di cronaca ma sulla base di approfondita conoscenza dell'argomento e con l'aiuto degli specialisti".
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:1.7070753:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2013/05/15/news/jolie-annuncio-choc-si-fa-asportare-i-seni-per-evitare-il-cancro-1.7070753]]Il tumore all'ovaia è una malattia complessa, di cui non si conoscono ancora a fondo le cause, ma di cui si conoscono i principali fattori di rischio, cioè quelle situazioni che aumentano la probabilità di contrarre la malattia. Tra questi, la familiarità e l'ereditarietà genetica hanno un particolare peso. Una storia familiare di malattia, cioè la presenza all'interno della stessa famiglia di uno o più casi di tumore del seno o dell'ovaia, aumenta considerevolmente il rischio di contrarre un carcinoma ovarico. La malattia è silenziosa: i sintomi sono praticamente assenti in fase iniziale. Solo la diagnosi tempestiva può migliorare le probabilità di sopravvivenza.
Recenti studi hanno anche rilevato che Il 15-25% dei tumori ovarici sono di origine genetico-ereditaria, cioè sono causati dalla mutazione di due geni che si trasmettono di generazione in generazione: il gene BRCA1 e il gene BRCA2. Sapere se si ha una familiarità o una predisposizione genetica ereditaria al tumore ovarico è molto importante sia a livello di prevenzione, perché permette alle donne sane di scegliere come ridurre il proprio maggior rischio, sia a livello di cura perché permette alle donne già colpite da tumore ovarico di adottare terapie farmacologiche più mirate. Oggi, spiegano le schede di Acta Onlus, l'oncogenetica, la scienza che studia la componente ereditaria delle malattie tumorali, ha messo finalmente a disposizione delle donne e delle loro famiglie un test genetico che individua la presenza di una mutazione ereditaria dei geni BRCA 1 e BRCA2 e che permette quindi sia di ridurre l'eventuale maggior rischio sia di curare la malattia in modo più adeguato.
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