Sicurezza
Cave, nuovo appello del Coordinamento delle imprese lapidee apuo-versiliesi
"Dividono imprese e lavoratori fra valevoli e non valevoli". L'appello al consiglio regionale è quello di tornare al testo licenziato dalla sesta commissione
"Il lavoro non è salvo, le spaccature sono ancora più evidenti dopo l’ennesimo rimaneggiamento da parte del Ministero": inizia così il nuovo comunicato stampa - "appello" del Coordinamento delle imprese lapidee apuo-versiliesi. "Il piano Paesaggistico della Toscana è, probabilmente, la legge più ritoccata e controversa della storia della repubblica italiana. A quanto si sa ad oggi, l’intento sembrerebbe quello di dividere le imprese e i lavoratori fra valevoli e non valevoli. Una cava si, una cava no, un lavoratore si, un lavoratore no. Una famiglia potrà contare sui proventi del lavoro, l’altra sarà destinata ai sussidi sociali. Questo è “l’equilibrio” che vogliono propinare al territorio".
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Prosegue il Coordinamento: "Anche a Roma il testo è stato ulteriormente stravolto, rimaneggiato dai tecnici del MIBACT - il ministero dei beni culturali - che in soli tre giorni, cosa assai incredibile, oltreché improbabile, hanno potuto compiere un lavoro totale di ricognizione di 3.000 pagine di piano paesaggistico. Il Coordinamento delle Imprese Lapidee Apuo-Versiliesi, ancora una volta penalizzate, non accettano deroghe e cestini del bene e del male. Soprattutto quando la giustizia recita che la legge è uguale per tutti. Mentre qui, di uguale per tutti, non vi è assolutamente nulla. Il territorio verrà stravolto e dello stesso verrà tracciata una sorta di scacchiera, dove a vincere non sarà nessuno, perché la penalizzazione anche solo di parte delle imprese creerà, obbligatoriamente, una depressione economica il cui danno è incalcolabile, sia sotto l’aspetto economico sia come costo per il sociale. Le imprese confidano ancora una volta nel consiglio regionale e si augurano che il 25 marzo prevalga il buon senso e questa volta il vero equilibrio. Deve essere portato avanti il lavoro della Sesta Commissione, un lavoro molto sofferto, durato oltre sei mesi e che, comunque, comporta maggiori sacrifici per le aziende, le quali devono essere tutelate e messe in condizioni di lavorare, non di chiudere. I testi proposti, fra l’altro, si pongono in una posizione di assoluta considerazione ed equilibrio per ciò che concerne le esigenze di preservazione dell’ambiente e quelle del lavoro. La chiarezza non ha mai fatto parte del PIT e sempre di più le norme vengono ritoccate".
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E prosegue: "Nei mesi scorsi l’Assessore Marson aveva dichiarato di essere vittima delle – assolutamente inesistenti – “lobbies del marmo”. Ciò a cui, invece, si sta assistendo, è la prevaricazione delle “lobbies degli intellettuali” che, pur non conoscendo a fondo le questioni si sono scagliate contro il settore del marmo per partito preso, affiancandosi a pure ideologie distanti da ogni verità e realtà. Le imprese e i lavoratori si augurano che il Consiglio Regionale sappia, con le sue scelte, a cosa andrà incontro il territorio e quali saranno i danni irreversibili se non verrà approvato il testo licenziato dalla Sesta Commissione".
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