Il dolore
Tangenti, blitz dei carabinieri: 4 arresti e 50 indagati
Inchiesta della procura di Firenze: nel mirino la gestione illecita degli appalti delle Grandi opere. Nei guai dirigenti della pubblica amministrazione, imprenditori e politici. Renzi prende le distanze da Lupi e congela la legge Severino
FIRENZE. Quattro arresti e oltre 50 indagati in una maxi operazione dei carabinieri del Ros, coordinata dalla procura di Firenze. Nel mirino la gestione illecita degli appalti delle cosiddette Grandi opere. Agli indagati vengono contestati i reati di corruzione induzione indebita, turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione per quello che i magistrati definiscono un "articolato sistema corruttivo che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori".
Le ordinanze di custodia cautelare sono in corso di esecuzione dalle prime ore di questa mattina a Roma e a Milano da parte dei militari dell'Arma che stanno anche effettuando in diverse regioni perquisizioni di uffici pubblici e sedi societarie riconducibili agli indagati.
Tra gli arrestati anche il super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici (ora consulente esterno) Ercole Incalza. Gli altri sono gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza.
Renzi prende le distanze da Lupi e congela la legge Severino. Preoccupazione a Palazzo Chigi per l'inchiesta.
A 46 giorni dall'inaugurazione dell'Expo, l'inchiesta sulle grandi opere della Procura di Firenze cade come una tegola su Matteo Renzi, convinto che, dopo gli arresti della scorsa estate, l'accelerazione sui cantieri milanesi fossero la prova dell'"Italia che riparte". I nuovi arresti preoccupano Palazzo Chigi che prende le distanze dal ministro Maurizio Lupi, finito nelle intercettazioni per i suoi rapporti con Incalza, e chiede chiarezza perché l'impegno del governo contro la corruzione, incarnato nel ruolo del commissario Raffaele Cantone, non venga offuscato.
L'Italia è da sempre nel mirino dell'Ue e delle istituzioni internazionali per il giro d'affari della corruzione che soffoca anche l'economia. Per questo la nuova inchiesta infastidisce, per usare un eufemismo, il presidente del consiglio, impegnato a dimostrare che il paese è impegnato nelle riforme e che, anche sfruttando la congiuntura economica favorevole, sta cominciando lentamente ad uscire dal tunnel. Si spiega così il ruolo centrale ricoperto dalla neonata autorità anticorruzione e dal suo commissario Raffaele Cantone, molto apprezzato anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che oggi, lunedì 16 l'ha ricevuto al Quirinale per capire la gravità della situazione.
Renzi, invece, non ha avuto alcun contatto, a quanto si apprende, con il ministro Maurizio Lupi. Sta a lui, spiegano fonti governative, chiarire la situazione e dimostrare di non avere nulla da nascondere. E sia chiaro, si precisa da Palazzo Chigi, che Ercole Incalza era attualmente un consulente esterno del ministero delle Infrastrutture e non un dirigente governativo. "Serve chiarezza, in gioco sono l'immagine e la credibilitò del nostro paese", incalzano i renziani che, per voce del capogruppo in commissione Giustizia Walter Verini, chiedono di riferire "presto" in Parlamento.
In attesa che la magistratura spieghi i confini dell'inchiesta, Renzi vuole mandare segnali politici chiari. Per questo la "riflessione" per un "tagliando" sulla legge Severino, ipotizzata ieri proprio da Cantone, viene derubricata ad opinione personale. "La Severino non si tocca almeno fino alla sentenza della Consulta" spiegano fonti di maggioranza, che non vogliono alimentare l'idea di cedimenti a maggior ragione visto che una modifica sull'abuso di ufficio potrebbe avvantaggiare il candidato Pd alla Campania Vincenzo De Luca.
E il premier ha chiesto agli alleati di trovare finalmente la quadra sul ddl anticorruzione per arrivare in tempi brevi all'approvazione al Senato. Un'intesa che soddisfa i sostenitori di un inasprimento delle pene sul falso in bilancio e permette a Renzi di affermare, proprio oggi, che aumentano sia le pene sia i tempi della prescrizione.
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