Il Tirreno

Toscana

Il commento - Ritrovare l'orgoglio del passato

Massimo Braglia

All'allarme di Brunello Cucinelli (Non ci sono più sarti), la Toscana deve rispondere con la voglia di creare e di stupire che ha avuto nel suo grande passato

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Non ci sono artigiani a sufficienza per tagliare e cucire nell'azienda di alta sartoria che ha realizzato il cappotto di Marlon Brando in Ultimo Tango a Parigi e ha vestito, tra gli altri, i presidenti Reagan e Scalfaro. Siamo alla storica D'Avenza di Carrara, rilevata dal re del cashmere Brunello Cucinelli: dall'Umbria, dal suo borgo di Solomeo trasformato in fabbrica-modello, ha voluto investire nella Toscana felix, salvo rendersi conto che qui ai giovani piace di più inseguire un posto al fast food che non imparare un mestiere manuale.

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Non a tutti i giovani, generalizzare sarebbe un errore: ma certo, il Rinascimento e il saper fare non abitano più qui. Enrico Rossi parla della costa toscana come di un “buco nero”, da qui fuggono le multinazionali, dalla Eaton alla Trw. Ai Nuovi Cantieri Apuania il genero di Giugiaro, Giovanni Costantino, lascia 40 operai in sala mensa anche perché le professionalità di cui avrebbe bisogno per i suoi yacht non ci sono ed ha difficoltà a formarle. Segnali e grida d'allarme da non lasciar cadere. Per guardare al futuro, forse la Toscana deve prima di tutto ritrovare l'orgoglio, la voglia di creare e di stupire del suo grande passato. Anche attraverso le mani d'oro delle sartine della D'Avenza.

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