Gioco
Nessuna punizione se senza saperlo spendi biglietti fasulli
Boom di soldi falsi in Toscana: nel caso in cui vi imbattiate in una sospetta banconota falsa la Banca d’Italia consiglia di farla esaminare ai suoi addett
Se si spendono monete o banconote false senza coscienza e volontà nel metterle in circolazione, non si compie alcun reato. È ciò che sancisce l’articolo 43 del Codice penale. Chi viene in possesso di banconote false e le spende senza accorgersene, insomma, può stare relativamente tranquillo. Se il commerciante se ne rende conto può sporgere denuncia all’autorità giudiziaria e, se verrà stabilita la non genuinità della banconota, allora il malcapitato perderà i soldi in un sol colpo. Ma conseguenze giudiziarie – ammesso che il cittadino fosse ignaro di avere nel portafogli un pezzo di carta contraffatto – non ce ne saranno. Al contrario delle udienze processuali: quelle difficilmente potranno essere evitate (con spese impreviste annesse).
Il Codice penale riconosce tutta una serie di «delitti contro la fede pubblica» fra i quali quelli legati alla «falsità in monete». L’articolo 454 spiega che «chiunque altera monete scemandone in qualsiasi modo il valore» è punito «con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 516». Ma se questo è il caso più grave, chi le «acquista» o le «detiene» al fine di «metterle in circolazione» può incorrere in una pena ridotta da un terzo alla metà. Il caso più lieve, ma sempre punibile, riguarda chi ha speso soldi contraffatti ricevuti in buona fede, ma con la consapevolezza che non fossero autentici. L’articolo 457 del codice penale spiega infatti che «chiunque spende, o mette altrimenti in circolazione monete contraffatte o alterate da lui ricevute in buona fede, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 1.032».
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.11036241:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/03/13/news/soldi-falsi-invasione-in-toscana-di-banconote-da-50-e-20-euro-ecco-come-riconoscerle-1.11036241]]
Nel caso in cui vi imbattiate in una sospetta banconota falsa la Banca d’Italia consiglia di farla esaminare ai suoi addetti. Se questi ultimi riterranno di trovarsi di fronte a una carta contraffatta, la invieranno all’amministrazione centrale dell’istituto per farla esaminare al Centro nazionale di analisi delle banconote sospette di falsità. In quel caso si stabilirà la verità. In caso di moneta buona il possessore viene rimborsato dello stesso importo, senza alcuna trattenuta. In caso contrario non è dovuto alcun rimborso.
C’è un precedente. L’8 gennaio 2002 un uomo si è presentato allo sportello della stazione di Barletta con in mano 100mila lire. Voleva acquistare un biglietto per Bari. Erano i mesi in cui si poteva pagare sia con il vecchio conio che in euro. L’addetto della biglietteria, prima di stampare il tagliando, ha riconosciuto la banconota falsa avvertendo il personale della Polfer. Il passeggero – si legge nella sentenza numero 74/2005 del tribunale di Trani – «si mostrò fermamente convinto della bontà della banconota tanto da seguire sin in fondo tutte le operazioni di verbalizzazioni dell'accaduto, ivi inclusa la sua identificazione». Inoltre, a domanda specifica rivoltagli dal giudice, l’impiegato delle Ferrovie ha riferito che l’uomo «non ha mostrato tentennamenti nel parlare, né altri segni oggettivi di facile e immediata percezione visiva (quale la sudorazione, un certo nervosismo, tremore), da cui potesse desumere uno stato di ansia e di agitazione». È per questi motivi che il giudice ha stabilito che «il fatto non costituisce reato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google