Sicurezza
Editoriale - La Toscana tra Briatore e la tempesta
L'uscita del patron del Twiga ("qualche albero caduto...") e i patimenti dei toscani alle prese con la conta dei danni dopo la tempesta di grecale
Con la consueta capacità di non sapere né parlare né tacere, Flavio Briatore ha buttato benzina sul fuoco di un dibattito che, invece, il presidente della Regione Enrico Rossi stava cercando di costringere entro un solco ragionevole. Parlo dello schianto di migliaia di alberi in tutta la Toscana a seguito della eccezionale tempesta di grecale che ha provocato danni ingenti su tutti i nostri territori. Il presidente, da subito, ha notato la sproporzione fra il sentire della sua gente e quello degli illustri vacanzieri che affollano la regione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:regione:toscana:1.10986508:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/toscana/2015/03/05/news/morte-e-devastazione-10-storie-simbolo-della-tempesta-che-ha-messo-in-ginocchio-la-toscana-1.10986508]]I cittadini sono fiaccati nell’animo dall’enorme moria di alberi ma, ancor più, dalla mole di danni materiali a scuole, case, strade. Ci sono piccole comunità che soltanto nelle scorse ore hanno risolto il problema dell’approvvigionamento dell’energia e del gas. Un giovane è stato ucciso mentre guidava, travolto da un masso. Una coppia, rimasta senza elettricità, ha acceso un generatore che è costato la vita a un coniuge e ha intossicato gravemente l’altro. Un pensionato è morto mentre cercava di riparare i danni. E non è finita. Venerdì pomeriggio un operaio è scivolato e si è ferito tentando di aggiustare un tetto. Le chiese rimaste senza campanili, gli impianti sportivi disintegrati, la tribuna del Mugello pericolante, i campi da tennis coperti della Versilia volati via come fazzoletti... L’elenco è lungo, la sofferenza enorme. Eppure, a leggere certe cronache lontane pare che la tempesta di vento sia stata «solo», e lo metto fra virgolette, una strage di pini marittimi nei luoghi in cui D’Annunzio scrisse “La pioggia nel pineto”.
Un servizio al tg, l’altra sera, ricamava assai, appoggiandosi a un fraseggio irritante, nel quale si ripetevano i versi del poeta frammezzati a notizie di cronaca. Ciò è offensivo. Lo è per le centinaia di toscani che devono fare i conti con i danni e, a proposito di alberi, lo è per i vivai e le serre agricole, che paiono bombardate, ancor prima che per i frequentatori stagionali del bosco. Non esiste una contrapposizione fra pineta e resto del mondo, sia chiaro. Ognuno può piangere gli eroi che crede. Tuttavia, prima che a cullare l’immagine - già elevata a stereotipo - della Versiliana scomparsa sarebbe intelligente occuparsi dei patimenti di chi ha perso l’abitazione, sventrata da un pino marittimo e deve ringraziare Iddio per non essere stato ammazzato.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10997708:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/03/07/news/tempesta-in-versilia-briatore-choc-non-roviniamo-la-stagione-per-qualche-albero-caduto-1.10997708]]La Versiliana, Forte dei Marmi, l’intera costa sono luoghi meravigliosi. Torneranno a essere tali per la stagione estiva anche se il tronco del magnate russo che si è abbattuto sulla tenuta di villa Moratti sarà stato fatto, nel frattempo, a pezzi con la motosega. Idem per l’unico cipresso storico sul viale di Bolgheri, il solo della decina di schiantati ad appartenere al vetusto e nobile filare celebrato da letterati e fotografi.
La ricchezza arborea della Versilia andrà rigenerata, è ovvio. Non è nemmeno la prima volta. I pini marittimi che oggi la caratterizzano sono il frutto di uno sconvolgimento epocale sul finire del Settecento. Prima, semplicemente, non esistevano. E non è nemmen sicuro che siano il genere di alberi più adatti a quel territorio. Oggi, il parco di San Rossore sta espiantando decine di pini marittimi lungo la statale per evitare che siano abbattuti dal vento e della vecchiaia e sta lentamente reintroducendo le specie autoctone: lecci, tigli, arbusti.
Non voglio in nessun modo dire che il problema del profilo paesaggistico di un posto incantevole come la Versilia non esista. E capisco quanti lamentano la distruzione di una cartolina a loro cara. Ma c’è un prima e un dopo. E quel dopo sarà all’altezza del luogo. Così stavamo ragionando, qui in Toscana. Sarebbe stato un bel dibattito se non fosse intervenuto quel bischero di Briatore a twittare che, in fondo, sono “solo” alberi. Ecco, adesso ci tocca dire: com’erano, dov’erano. Anche se, lo avete capito, la questione è tutt’altra.
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