Il Tirreno

Toscana

Paesaggio: in commissione, via libera al progetto di legge sulle cave, tornano nel patrimonio pubblico anche le cave private di Carrara

Uno scorcio delle cave (foto archivio)
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Uno scorcio delle cave (foto archivio)

A Carrara circa un terzo delle cave erano considerate private sulla base di un editto del 1751

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FIRENZE. Una legge interamente dedicata al tema delle cave apuane, che introduce la pianificazione regionale del settore, esplicitata attraverso un apposito Piano regionale, e che stimerà il fabbisogno e gli obiettivi di produzione sostenibili. E' quanto approvato oggi dalla commissione sviluppo economico del Consiglio toscano, presieduta da Rosanna Pugnalini (Pd).

La proposta, annunciata nelle scorse settimane dal presidente della Regione Enrico Rossi, andrà in aula la prossima settimana insieme al Piano del paesaggio. La commissione, spiega una nota, si è espressa a maggioranza con il voto contrario di Fi e l'astensione di Fdi e Udc. "La norma - ha spiegato Pugnalini - recepisce i principi delle normative europee in tema di concorrenza". Nella proposta di legge viene inserito anche il Distretto Apuo-versiliese e in questo senso equipara agli agri marmiferi i cosiddetti 'beni estimati', ovvero quei siti che in provincia di Massa Carrara, a Carrara (un circa terzo delle cave) furono concessi a privati dall'editto della Duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina del 1751. La proposta di legge, con una scansione temporale definita sulla base delle scadenze delle concessioni e autorizzazioni in essere o sulla base dell'entrata in vigore della legge laddove le concessione e autorizzazioni non prevedano scadenze, stabilisce che il rinnovo delle concessioni avvenga attraverso un procedimento di evidenza pubblica. Sempre relativamente al Distretto Apuo-versiliese si introducono premialit che prevedono l'allungamento dei tempi della concessione in presenza di attivit legate al concetto di filiera produttiva corta e appositi accordi di programma.
Infine, viene istituito un Ufficio regionale di supporto e controllo.
Fortemente critici sul provvedimento il capogruppo Fi Giovanni Santini e il consigliere Nicola Nascosti. "La commissione ha approvato una legge fortemente sbagliata - sottolineano - che presenta fortissime criticità, tra le quali la pubblicizzazione dei beni estimati, derivanti dall'editto emanato nel 1751 dalla duchessa Maria Teresa, senza nessun tipo di indennizzo. Il paradosso è nel fatto che sul piano pratico la maggior parte delle cave oggi di proprietà privata sono state acquisite con tanto di atti notarili e relative mappe e che una buona parte di questi titoli di proprietà sono stati assegnati a titolo oneroso direttamente dai tribunali". Per Nascosti e Santini "paradossale anche il fatto che a fronte della richiesta di pubblicizzazione delle cave non sia stata contemplata nessuna forma di indennizzo, se non limitata al valore degli ammortamenti dei macchinari".
Troppo restrittiva  anche "la durata massima prevista per le concessioni: 20 o 25 anni sono un lasso di tempo particolarmente punitivo per le cave che operano in galleria, per non parlare poi dell'assurda previsione per cui il Comune può riservarsi di coltivare direttamente anche a seguito di affidamento diretto a società a totale partecipazione pubblica".
 

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