Italia
Il giallo della Gioconda:Vinceti, presto i risultati del carbonio 14 sui resti di S.Orsola
Il Presidente del Comitato, c'è forse una seconda Gioconda? E' mistero
FIRENZE. "Tra quindici giorni, al più tardi un mese, si avranno i risultati degli esami al carbonio 14 sui tre resti mortali rinvenuti nel convento di Sant'Orsola a Firenze, precedentemente ritenuti di secondo livello, che potrebbero rivelare, con approssimazione, se tra questi ci sono le spoglie di Lisa Gherardini, la modella a cui si ispirò Leonardo per dipingere la Gioconda". Lo ha detto oggi, giovedì 5, il presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali Silvano Vinceti che ha incontrato i giornalisti negli ambienti della basilica della Santissima Annunziata dove Leonardo, tornando da Milano, "venne ospitato con la sua corte di allievi per realizzare una pala dell'altare maggiore, lavoro che era stato in prima battuta affidato a Filippino Lippi".
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Leonardo rimase in Santissima Annunziata, ha riferito Vinceti, dal 1500 al 1504 realizzando l il Cartone di Sant'Anna, lavorò sulla Gioconda e Raffaello, che venne a Firenze in quel periodo per incontrare Michelangelo e Leonardo, "produsse in quel periodo tre dipinti, tre ritratti di donne, l'ultima la dama del Liocorno, che ha le colonne e ha la posizione della struttura della Gioconda. In uno studio preparatorio della Gioconda, guarda caso, le colonne ci sono come nel dipinto di Raffaello, anche se poi nella versione che conosciamo della Gioconda le colonne non ci sono". "La nostra tesi - ha spiegato Vinceti - è che Leonardo venne sistemato nella sagrestia e la corte venne ospitata in un altro luogo della basilica. Se qualcuno mi chiede però se ne abbiamo la certezza assoluta, io dico che c'è la certezza assoluta che Leonardo è stato qui per quattro anni. Le ricostruzioni storiche dicono che questa era la stanza dove lui viveva, vicinissima alla basilica dove lui doveva andare a fare quella pala che per non ha mai fatto". Nei suoi studi, Vinceti è convinto di essersi imbattuto anche in un altro mistero legato alla celeberrima opera di Leonardo. "Non è vero - spiega a questo proposito Vinceti - che Padre Don fu il primo, durante l'inventario delle opere d'arte possedute dai Re di Francia a Fontainebleau, ad usare il nome Gioconda, inventario realizzato verso il 1620-30. Il testamento del Salai, ritrovato negli archivi di Stato a Milano, fa risalire il nome Joconda al 1523, mentre, secondo gli storici, la Gioconda sarebbe stata venduta prima di quell'anno. Questo ritrovamento apre un mistero sulla presenza di più di una Gioconda. Io pongo solo delle domande che dovranno trovare delle risposte".
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Per quanto riguarda la ricerca sui resti di Lisa Gherardini, Vinceti ha rivelato che probabilmente non sarà possibile compiere "l'esame del Dna comparativo per l'impossibilità di estrarre del Dna dai famigliari della Gherardini". Ma, ha spiegato, se l'esame al carbonio 14 confermerà "che i tre resti mortali sono del periodo cinquecentesco e per uno dei tre i picchi di probabilità rientrano nell'arco di tempo coincidente con la morte della Monna Lisa, allora si potrà affermare, con altissima probabilità, di aver ritrovato la Gioconda. Con la prova del Dna potremo essere in grado di ricostruire i colori degli occhi, dei capelli e la carnagione".
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