Il Tirreno

Toscana

Flop lavoro, i giovani sedotti e delusi

di Ilaria Bonuccelli
Flop lavoro, i giovani sedotti e delusi

Sedicimila colloqui, solo 91 assunzioni stabili: è il fallimento di Garanzia Giovani. A un anno dalla scommessa lanciata dal governo e dalla Regione si tira un bilancio: molti i tirocini che non hanno prodotto posti e in Toscana 36mila ragazzi sono senza lavoro

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Per il posto fisso, una disfatta. Novantun contratti a tempo indeterminato su 23.091 aspiranti. Ventitremila giovani a bocca (quasi) asciutta. Anche in Toscana, “Garanzia giovani”, il progetto varato dal governo per assicurare lavoro ai giovani senza studio e senza occupazione si è rivelato una falsa speranza. Questa la conclusione dell’indagine della commissione Sviluppo economico della Regione, voluta da F I per capire come si sono spesi i 650 milioni di sostegno alle politiche del lavoro, soprattutto giovanili, fra il 2011 e il 2015.

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In 23mila sperano, in 91 lavorano. All’unanimità il consiglio regionale ne prende atto. Il risultato nudo e crudo è questo: in una regione, dove la percentuale di disoccupazione giovanile è 8 punti inferiore a quella nazionale, i ragazzi fra i 15 e i 29 anni che non studiano né hanno un impiego - i “Neet” secondo un acronimo inglese - hanno aderito a migliaia a “Garanzia giovani”, progetto di accompagnamento e introduzione nel mondo del lavoro. In Toscana, infatti, dal 28 aprile, al 16 febbraio al portale di “Garanzia giovani” si sono iscritti in 23.091 al portale. I Centri per gli impieghi hanno preso in carica quasi 16.800 di questi iscritti (soprattutto tra Firenze, Pisa e Livorno), sottoponendoli a colloqui formativi. La maggior parte degli aspiranti lavoratori, fra l’altro, è risultata giovanissima, fra i 15 e i 24 anni. In poco meno di 14mila sono anche stati “presi in carico” dai centri per l’impiego. Ma di questi, meno di un terzo è riuscito a essere avviato a una qualche forma di lavoro: solo 91, appunto, ha avuto un contratto a tempo fisso; circa 1300 ha avuto contratti a tempo determinato (ma non è specificata la durata); gli altri si sono divisi fra contratti di apprendistato e, la maggioranza, tirocini (oltre 2500).

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Uso improprio dei tirocini. Di per sé il dato potrebbe anche non sembrare negativo, se si considera che la Regione ha investito in tirocini 58 milioni, il 25% delle risorse stanziate per “Giovani sì”, il programma varato nel 2011 per il sostegno alle politiche del lavoro per giovani fino a 40 anni. La Toscana, infatti, è stata la prima regione a pretendere che i tirocini venissero retribuiti, con un mensile di 500 euro. Eppure i tirocini - è l’analisi della commissione - non hanno funzionato come sperato. Non hanno consentito ai giovani di trovare lavoro. Addirittura per la Cgil sono stati utilizzati per sfruttare i giovani come «manovalanza» a basso costo. Nell’audizione del 4 febbraio, in commissione, la Cgil rivela che nel 2014 i tirocini sono cresciuti molto rispetto all’anno precedente: sono passati da oltre 7000 a 10.500. «I tirocini - osserva il sindacato - hanno rappresentato un metodo di contatto fra i giovani e il mondo del lavoro più che un vero sbocco occupazionale e i centri per l’impiego hanno fatto un lavoro importante, ma lo sbocco occupazionale non c’è stato. Oltretutto c’è un uso improprio dei tirocini per le attività di manovalanza e sicuramente esiste l’abuso per alcune figure, come quelle di cameriere e magazziniere». Questo sia con i tirocini finanziati con i fondi (attivi fino a esaurimento) di Giovani sì sia che con quelli di Garanzia giovani.

In Toscana 36mila ragazzi senza lavoro. Il problema sollevato non lascia indifferente la Regione. In particolare l’assessore alle attività produttive, Gianfranco Simoncini, consapevole del fatto che la crisi - riferisce in commissione - ha «continuato ad aggravare la condizione dei giovani, peggiorando le opportunità di trovare un’occupazione e ampliando la platea di chi resta fuori del mercato del lavoro». Infatti in Toscana, il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), a settembre 2014 è al 37%, in crescita rispetto all’anno precedente. E il fatto che sia - 8,2% sul dato nazionale non costituisce una consolazione. Soprattutto perché resta a + 15% sulla media europea. E quasi 36mila ragazzi senza lavoro in Toscana sono tanti. Da qui la necessità di intervenire sui tirocini «che, al pari del servizio civile, non possono e non devono essere intesi come surrogati del lavoro». Perciò - suggerisce la Regione «occorre prestare attenzione all’uso che se ne fa e, se necessario, potenziare i controlli». Questo consentirebbe anche di capire meglio il «successo» della misura che Irpet definisce «apparente» perché «i dati valutati sono descrittivi». Che cosa vuol dire? Che per Irpet il 60% dei giovani beneficia di un «avviamento» entro un anno dalla fine del tirocinio.

Tanti contratti, ma brevi. «All’interno di questo 60% al 25% viene proposto un altro tirocinio, al 75% un contratto vero e proprio a tempo determinato, indeterminato, apprendistato o altro». Messa così non sembrerebbe neppure troppo male. Ma nel 2013 su 3371 rapporti di lavoro attivati in seguito a tirocini di “Giovani Sì”, solo 153 (il 4,5%) sono stati a tempo fisso. La maggioranza sono stati a tempo determinato, anche per pochi giorni (il 39,4%) e di apprendistato (il 28,8%). Una misura che perfino Irpet definisce «deludente» negli esiti. Di sicuro, segnala l’istituto regionale c’è stato un crollo nel ricorso a questa forma di avviamento al lavoro: 5000 circa nel 2014, contro i 10mila del 2008.

Il flop dell’apprendistato. «Questo strumento non riesce a fare breccia sul mercato del lavoro italiano per tanti motivi connessi a un appesantimento di regole e procedure nella definizione del contratto da parte dei datori di lavoro. Poi - aggiunge la Regione - è diventato meno appetibile a fronte di altre forme contrattuali». Considerando, la possibilità di estendere il contratto di apprendistato per 5 anni, il tasso di trasformazione in un contratto a tempo indeterminato nel quinquennio - sottolinea l’Irpet - è del 20%; nel triennio si abbassa al 6-7%. Si parla, insomma, di cifre irrisorie, per quanto Cna ribadisca la necessità di investire in questa forma di accesso al lavoro «che per la nostra categoria rappresenta circa il 10% del totale: nel 2014 abbiamo siglato 700 contratti di questo tipo e il 35% si sono trasformati in altri tipi di contratti». Senza, però, che la situazione della disoccupazione giovanile si alleggerisse. Anzi. Però la Regione insiste che in un contesto produttivo «assai critico, con dati occupazionali, soprattutto giovanili, drammatici, è importante continuare a sostenere politiche del lavoro, soprattutto sul fronte dell’auto-imprenditoria, con bandi per ragazzi che vogliano sviluppare una propria idea imprenditoriale». In sostanza, la Regione rivendica che «l’intuizione di “Giovani sì” sia positiva e innovativa». Anche utile per «l’avvicinamento dei giovani al mondo del lavoro. Ma per creare buona occupazione che possa agevolare la trasformazione di percorsi di tirocinio in assunzioni non bastano gli incentivi regionali. Occorrono investimenti pubblici e privati che devono essere spinti dal governo». E occorre «che con la riforma della Costituzione, la competenza del lavoro resti alle Regioni per non allontanare le risposte dai bisogni».

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