Sicurezza
Basta cave private e divieto di riapertura per quelle dismesse, il paesaggio secondo M5S
Giacomo Giannarelli, candidato governatore, all'attacco del nuovo piano: in Toscana serve la polizia mineraria. "Si deve controllare quanto si estrae e diminuire la quantità di scarto per tutelare l'ambiente"
CARRARA . Tutte le cave di "marmo devono essere pubbliche". Anche quelle che per editto, dal 1751, sulle Apuane sono state considerate private. Ma questo non basta a proteggere il paesaggio. Bisogna "impedire la riapertura delle cave dismesse", dimezzare la quantità di inerti prodotti con l’estrazione del marmo, creare le "guardie minerarie". Sulla riforma del piano del paesaggio e del Testo unico delle cave, Giacomo Giannarelli candidato governatore di M5s ha le idee chiare. Al punto da invitare la Regione a rimandare a dopo le elezioni l’approvazione delle riforme. Molte delle proposte a Cinque stelle, in realtà, sono contenute nei testi di legge che dovrebbero essere approvati dal consiglio regionale dal 10 marzo. Ma Giannarelli teme che "le buone intenzioni vengano stravolte". Che i testi vengano cambiati all’ultimo momento.
Compromessi elettorali, li chiama. E sul tema delle cave, M5s vorrebbe partecipare alla legiferazione. Un controllo diretto specie sui beni estimati - le cave private - che Giannarelli annunciava di voler ricondurre a bene pubblico già nel video di autocandidatura delle “regionalie” grilline.
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Giannarelli, il Testo unico proposto dalla giunta regionale prevede quello che M5S chiede: “I beni estimati appartengono al patrimonio indisponibile del Comune di Carrara. L’attività viene esercitata con concessione temporanea e onoresa, rilasciata tramite gara”. Perché rimandare ancora l’approvazione?
"Non vorremmo che l’atteggiamento della giunta Rossi di fare in fretta facesse raggiungere risultati validi solo sulla carta. Questa corsa non la comprendiamo fino in fondo. Eppoi dopo le elezioni è probabile che gli equilibri politici cambino".
Ma se la legge sulla cave è approvata, è valida indipendentemente dagli equilibri politici.
"A nostro avviso, sulla materia dovrebbero legiferare Stato e Regione in materia congiunta. Addirittura vorremmo un intervento della Comunità Europea. Per onestà intellettuale, però, ammetto che se oggi fossimi in Regione avremmo votato a favore degli articoli che riformano la disciplina dei beni estimati: siamo d’accordo con la scelta della Regione di passarli al Comune e di metterli a gara".
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Siete d’accordo con la riforma della giunta Rossi?
"Apprezziamo la riforma su questo punto. Prova a fare chiarezza su una materia che già era stata affrontata in qualche modo dal regio decreto del 1927 che tentava di annullare i privilegi stabiliti dall’editto del 1751. È un passo avanti perché finora non c’è mai stata la volontà politica di fare chiarezza sulle cave private".
Allora perché volete il rinvio dell’approvazione? Non c’è il rischio che salti tutto?
"Siamo un po’ spaventati all’idea che all’ultimo minuto, in aula, si cambi il testo in modo sostanziale".
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Da dove nasce questo timore?
"Da quello che sta succedendo con il Piano del paesaggio: sono state proposte modifiche che attentano alla tutela dell’ambiente. E le modifiche arrivano dalla maggioranza, non solo dall’opposizione".
Su quali aspetti si dovrebbe vigilare con attenzione?
"Ad esempio sulle norme transitorie".
Perché?
"Perché ci sono cave che esercitano l’attività senza concessione. Così denuncia, almeno, il nostro consigliere comunale Francesco De Pasquale che a Carrara fa parte della commissione marmo. Comunque, il problema delle concessioni e dei beni estimati non è l’unico da risolvere".
Quali aspetti devono essere regolamentati meglio?
"Intanto quello dei quantitavi di estrazione".
Si può spiegare meglio?
"Oggi ci sono cave nelle quale il rapporto fra pietra ornamentale estratta (marmo) e scaglie è di 25% a 75%. Noi chiediamo che il rapporto fra blocco e scarto sia del 50%. Si deve estrarre meglio. E quindi servono paletti".
Solo sulle modalità di estrazione?
"No. Servono anche altri divieti. Nel piano del paesaggio si deve vietare la riapertura delle cave dismesse, oggi consentita dal testo oggi in discussione. Vogliamo questa norma per contingentare l’estrazione del marmo".
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Intende sopra i 1200 metri?
"No intendo ovunque. Divieto assoluto di riapertura cave. Sopra i 1200 metri, invece, non si toglie neppure un sassolino. Inoltre deve essere vietato intaccare i crinali, indipendentemente dalle altezze, perché fanno parte del “paesaggio”. Infine, un divieto assoluto deve essere introdotto in corrispondenza diretta di sorgenti per evitare situazioni come quella di Massa: la Cava Padulello a ridosso del torrente Frigido. Vogliamo impedire che venga a mancare l’approvvigionamento idrico".
Molti divieti, nessuna proposta?
"La prima: istituire un Osservatorio dei prezzi del marmo. Servirebbe a stabilire i costi della materia prima su cui applicare i tributi alle imprese. E a verificare la qualità della materia tassata".
Insomma, controlli più stretti.
"Noi siamo per l’istituzione della polizia mineraria".
È prevista anche nel nuovo Testo unico delle cave.
"Va specificato meglio che deve sorvegliare la corrispondenza fra quanto le imprese estraggono e quanto scende a valle. E se quanto estraggono corrisponde a quanto possono estrarre in base alla concessione".
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E per il ripristino ambientale qual è la vostra soluzione?
"Vorremmo istituire un obbligo: il versamento di fidejussione a garanzia del ripristino delle cave dismesse. Così, anche in caso di “fallimenti poco chiari”, di “comodo” ci sarebbero fondi per il ripristino delle cave".
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