Sicurezza
Province, via libera al riordino: ecco cosa cambia
La Regione tornerà ad occuparsi direttamente di competenze come la formazione, l’agricoltura e la difesa del suolo. Ai Comuni andranno invece le competenze sul turismo e lo sport
FIRENZE. Entrerà nel vivo nella metà dell’anno per concludersi nell’estate del 2016. Mercoledì 25 febbraio il consiglio regionale della Toscana ha dato il via libera alla proposta di legge per il riordino delle Province, con 41 voti a favore e tre astenuti. Attraverso questa riforma – redatta qualche settimana fa dalla giunta guidata dal governatore Enrico Rossi – la Regione tornerà ad occuparsi direttamente di competenze come la formazione, l’agricoltura e la difesa del suolo. All’ente comprensoriale anche le deleghe in merito a qualità dell’aria e dell’acqua, rifiuti, inquinamento acustico ed energia, osservatorio sociale e autorizzazioni come Aia, Vas, Via e Aia. In tutti i territori sarà presente il Genio civile, competente per progettazione, manutenzione e polizia idraulica. Quanto alle strade regionali, la progettazione e la realizzazione delle opere strategiche spetterà alla Regione, mentre la manutenzione rimarrà in capo alle Province. E con le funzioni l’ente toscano riassorbirà anche il personale che a queste era dedicato, che potrebbe rimanere a lavorare negli uffici territoriali.
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Personale riassorbito. «Riporteremo in Regione tutto il personale che ci è consentito dalla legge nazionale – assicura l’assessore alla presidenza, Vittorio Bugli – e, conclusi gli accordi e fatti i conti più precisi, guarderemo se sarà possibile allargare ulteriormente il perimetro». Secondo l’assessore in Regione «dovrà crescere la produttività, con strutture più leggere e un maggior uso delle nuove tecnologie. Questo dovrà accadere anche alle funzioni un tempo gestite dalle Province, salvaguardando naturalmente la professionalità dei dipendenti».
Competenze dei Comuni. Ai Comuni andranno invece le competenze sul turismo (salvo la raccolta di dati statistici), sullo sport e la tenuta degli albi regionali, oltre agli interventi pubblici di forestazione che erano finora delle Province. «Sarà rafforzata la possibilità da parte dei territori di incidere sulla programmazione regionale – dice Bugli – e non dimentichiamoci che un nuovo ruolo importante l'avranno anche nel nuovo ente Provincia, per la gestione di funzioni importanti come la viabilità e l'edilizia scolastica provinciale».
Nessun centralismo. La riforma – la prima in Italia – è stata commentata anche dal presidente Enrico Rossi. «Ridefiniamo oggi un profilo diverso della Regione – dice – che sarà meno ente astratto, meno 'staterello' ed ente di programmazione, ma più presente sui territori con propri uffici, pronta ad occuparsi della progettazione degli interventi utili a prevenire il rischio idrogeologico, pronta a controllare con la polizia idraulica il rispetto delle regole, pronta ancora a gestire in modo diverso la formazione e l'orientamento professionale».
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