Il Tirreno

Toscana

Il commento - Mario e la mondanità restano inconciliabili

Corrado Benzio
Il commento - Mario e la mondanità restano inconciliabili

Grosseto, caos per il Premio Monicelli: la supercazzola (con scappellamento a sinistra? forse) stavolta se l’è beccata Carlo Verdone

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La supercazzola (con scappellamento a sinistra? forse) stavolta se l’è beccata Verdone. L’incolpevole Carlo è finito triturato nella pesante ma illuminante polemica fra Chiara Rapaccini e Grosseto per il premio Mario Monicelli. La compagna di 30 anni di vita del regista ha contestato il premio dicendo papale papale che non c’è niente che leghi le opere di Verdone a Monicelli. In pieno stile monicelliano, molto tranchant, ha contestato tutti i premi assegnati in questi anni a Grosseto. Chiede(va) coraggio, scelte innovative, meno compagnucci della parrocchietta e più odore di zolfo. Chiara Rapaccini è donna di coraggio. Una che a 19 anni torna a casa dopo un set di Amici Miei e racconta ai genitori che si metterà con un uomo famoso - certo - ma di 59 anni, ha coraggio.

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Chiara Rapaccini, illustratrice per bambini, teme che i 100 anni della nascita del regista dei Soliti Ignoti (16 maggio 1915) diventino una mappazza buonista, trasformino un uomo come Monicelli in un santino buono per tutti i premi: dalle Agavi di bronzo alle Grolle di plastica. E allora si è ribellata, ha messo il punto. Per la memoria di Monicelli e di tutti quelli che dopo morti finiscono in un Pantheon dove tutti siamo belli e bravi. E soprattutto innocui al potere. Monicelli nella sua lunga carriera è stato feroce. Per «Totò e Carolina» subisce 45 tagli della censura. La «Grande Guerra» squarciò il velo dell’ipocrisia patriottarda su Vittorio Veneto. «Vogliamo i Colonelli» è una satira dissacrante della democristianeria clerico-fascista. «Un borghese piccolo piccolo» è un ritratto feroce degli anni di piombo. E la frase del Marchese del Grillo: Io so io e voi non siete un cazzo, svela i veri umori del potere.

E certo trovare nomi degni di un premio a lui intitolato non è facile. Forse era meglio scovare un giovane film maker da segnalare, che l’ennesimo nome noto per riempire il teatro e avere un po’ di visibilità sui giornali. E allora che dire. Grosseto, per dignità, ha cancellato il nome di Mario dal premio. E alla fine la migliore figura (si fa per dire) la fa Viareggio. La città dove Monicelli ha deciso di nascere (all’anagrafe romano, ha sempre dichiarato di essere viareggino) non prevede nulla per il centenario. Anzi, a 5 anni dalla morte, rimugina ancora cosa intitolargli. Paradossalmente, visto oggi, è il miglior omaggio ad un artista ruvido, come sono ruvidi (e un po’ ignoranti) i viareggini. Come se fosse Antani, caro Mario.

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