Toscana
Nozze gay, il Tar Toscana decide sulla cancellazione dei prefetti
Nella battaglia per i diritti civili sono molti i sindaci della nostra regione in prima fila. L'ultimo caso riguarda due donne e il comune di Empoli
La nuova sfida si combatte in Toscana mercoledì 25 febbraio. Ancora in un tribunale, perché la politica non dà risposte in tempo utile. Una coppia di donne sposate, residenti a Empoli contro il prefetto di Firenze e il ministero dell’Interno. Dalla loro parte, il sindaco di Empoli. A decidere chi abbia ragione, il Tar della Toscana: dovrà valutare se annullare il provvedimento con il quale il prefetto di Firenze ha imposto al Comune di Empoli di cancellare la trascrizione del matrimonio della coppia “dello stesso sesso” celebrato all’estero.
Toscana in prima fila. Nella battaglia per i diritti civili, dunque, la Toscana si ritrova in prima fila a pochi giorni dallo scontro milanese fra prefettura e Comune sui matrimoni omosex. Ma non è certo la prima volta. Nel 1997 Pisa è la prima città in Italia a istituire un registro per le unioni civili. Nel 2002 i pisani d’adozione Alessio De Giorgi, ex presidente regionale di Arcigay Toscana, e il compagno Christian Panicucci si sposano a Roma, al consolato francese, con il rito civile dei “Pacs”. Una dozzina di anni più tardi, a Grosseto, il Comune, primo in Italia, su ordine del tribunale trascrive il matrimonio fra due uomini celebrato a New York. E ora, il Tar della Toscana deve pronunciarsi sul diritto dei prefetti a cancellare la trascrizione delle nozze celebrate in Stati sovrani dove i matrimoni sono legalmente riconosciuti.
Empoli sostiene le coppie omosex. Nel caso di Empoli il funzionario delegato dal prefetto, il 17 novembre ha cancellato dal registro dello Stato civile i matrimoni tra persone dello stesso sesso iscritti il 22 e 23 settembre. La coppia di donne ha deciso di impugnare il provvedimento e il Comune si è costituito con un ricorso “ad adiuvandum”, a sostegno di questa azione: «Non c’è alcuna intenzione di agire ostinatamente contro la prefettura - assicura il sindaco di Empoli, Brenda Barnini - ma vogliamo comprendere se effettivamente le indicazioni date dal ministro dell’Interno al prefetto abbiano un valore giuridico o se possano essere disattese come molti sindaci sostengono». Che è poi la ragione per la quale il Comune di Empoli ha presentato anche un proprio ricorso contro la cancellazione delle trascrizioni dei matrimoni omosex (ma il Tar non ha ancora fissato un’udienza per questo contenzioso).
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Solo il tribunale può cancellare i matrimoni. Secondo Empoli, infatti, in base al Regolamento per la semplificazione dello Stato civile (Dpr 396/2000) «qualsiasi decisione sull’eventuale cancellazione di un atto indebitamente registrato è di competenza esclusiva del tribunale, su impulso del pubblico ministero. I tribunali sono competenti a disporre correzioni anche per atti dello stato civile ricevuti da autorità stranieri, trascritti in Italia e a provvedere alla cancellazione di quelli indebitamente trascritti». Proprio quello che sostiene Flavio Romani, presidente nazionale di Arcigay che definisce «illegittima la circolare del ministro dell’Interno firmata da Angelino Alfano in qualità di segretario di Ncd invece che di esponente del governo». Con la conseguenza di creare confusione nelle persone. «Uno degli ultimi casi in Toscana - riprende Romani - è di due ragazzi di Arezzo che si sono sposati in Spagna. Si sono rivolti al Arcigay per sapere se nella loro città fosse possibile trascrivere il matrimonio, ma non è possibile».
Nessuna indicazione da Anci. Del resto indicazioni precise non arrivano da Anci. Lo conferma anche il presidente toscano dell’associazione dei Comuni, Sara Biagiotti, sindaco di Sesto Fiorentino: «Ogni sindaco ha una propria autonomia. Io nel mio Comune do questa possibilità, anche se non c’è proprio la corsa a chiedere le trascrizioni. Fra noi amministratori, almeno in Toscana, mi sembra che ci sia un atteggiamento di apertura ma non ci resta che aspettare una legge sui diritti civili». Che faccia chiarezza una volta per tutte.
A Grosseto partiti da un diniego. Anche a Grosseto, il Comune da dove è (ri)partita la battaglia, tutto è cominciato - ricorda il sindaco Emilio Bonifazi «con il diniego della trascrizione del matrimonio celebrato all’estero fra l’architetto Giuseppe Chigiotti e il giornalista Stefano Bucci. L’ufficio aveva rifiutato la trascrizione in assenza di una norma che la imponesse; poi l’ha effettuata, invece, dietro un preciso ordine del tribunale civile al quale la coppia si è rivolta». Fra l’altro - specifica Bonifazi - la battaglia intrapresa da questa coppia «è soprattutto per consentire agli altri la possibilità di vedersi riconosciuto il diritto a trascrivere il matrimonio. I due professionisti, infatti, avevano già provveduto per via notarile a regolare i loro rapporti. Questa strada, però, per motivi economici, non a tutti può essere accessibile».
Ecco, quindi, il contenzioso civile. Solo che anche in questo caso, per il ricorso della procura, la trascrizione del matrimonio è stata annullata (per difetto di notifica) dalla corte di appello. E ora, dopo l’ennesimo ricorso della coppia, la vicenda è di nuovo in mano al tribunale civile.
La terza via di Firenze. Proprio per evitare questa trafila, a inizio di febbraio, il Comune di Firenze ha scelto una terza via. La registrazione delle coppie sposate all’estero nel registro delle coppie di fatto. Così non contravviene alla circolare di Alfano. «Il nostro provvedimento - spiega il vicesindaco Cristina Giachi - non viola la legge anagrafica perché la trascrizione dell’atto non equivale al riconoscimento del matrimonio celebrato all’estero, ma riconosce l’unione di fatto. Equipara il matrimonio celebrato all’estero a un anno di convivenza. E riconosce alla coppia sposata all’estero gli stessi diritti dei conviventi da oltre un anno». Che non sono pochi: il diritto alla domanda per l’alloggio popolare, il diritto alle visite in carcere, il diritto ad assistere il compagno in ospedale e ad essere informati sullo stato di salute. Questo è un primo passo, per la soluzione definitiva - conclude Cristina Giachi - ci vuole la legge. Che arriverà. Sono sicura».
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